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Piero Gheddo

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RaiDue 1998

Marcello Candia
di P.Piero Gheddo

Il mondo moderno, tecnicizzato, computerizzato, secolarizzato, soffre della mancanza di cordialità, di gioia, che rende la vita più difficile.
La fede deve dare alla nostra vita la gioia di vivere, che si traduce in cordialità verso il nostro prossimo, in espansività affettiva.

   
Ci sono persone che sono sempre fredde, riservate, austere, silenziose, incapaci di un sorriso, incapaci di dire "grazie", incapaci di fare un elogio, di interessarsi a quanto un altro racconta... Ma se noi cristiani, non diamo con la nostra vita un'immagine evidente della gioia di vivere che dà il seguire Gesù, a cosa serve la nostra vita? Paolo VI ha scritto che il primo apostolato è quello del sorriso ed aveva ragione: se le fede non ci rende più umani, più accoglienti, più interessati agli altri, a cosa serve?

    "Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore nuovo, metterò in voi un cuore di carne.....(controllare citazione)" dice il Signore (Ez. 11, 19). Che bella questa espressione: "avere un cuore di pietra"! Abbiamo anche noi un cuore di pietra quando non sappiamo commuoverci e partecipare alle sofferenze dei nostri fratelli...

   Possiamo avere il nostro caro Marcello Beato entro il 2000, oppure veder archiviata la Causa in attesa del miracolo. Noi continuiamo a pregare con fiducia, certi che il Signore fa le cose bene e al momento opportuno interverrà Lui in modo chiaro e convincente per tutti.

    Ma intanto, dobbiamo riflettere su questo grande personaggio cristiano di cui siamo Amici, che il Card. Carlo Maria Martini ha definito "un testimone straordinario, un cristiano esemplare di questa fine del secondo millennio, un modello nel nome del quale vorremmo avviarci verso il terzo millennio per incominciarlo con speranza". E voi sapete che il nostro Arcivesovo di Milano è misurato nelle sue espressioni, non parla invano.

    La Chiesa fa i Beati e i Santi per un solo motivo: perché siano di esempio nel cammino verso la santità. Ecco cosa ci insegna Marcello Candia: siamo tutti chiamati alla santità e siamo tutti chiamati sempre, a qualunque età, da giovani e da anziani. Questo lo sappiamo, ma a volte ce ne dimentichiamo. Marcello ci insegna, in concreto nella sua vita, cosa vuol dire aspirare alla santità: fede, preghiera, osservanza dei Comandamenti, carità, perdono, spirito di povertà, umiltà, distacco dal denaro, ecc.

    Ma c'è un aspetto della personalità di Marcello, uno dei segni più luminosi di santità che egli portava nel mondo: la sua cordialità nei rapporti umani, la sua capacità di sorridere, di dire "grazie". Era gradito e amabile a tutti perché attento alle altre persone. Ho conosciuto da vicino Marcello per trent'anni: aveva mille problemi, preoccupazioni e sofferenze anche fisiche; era spesso angosciato, tormentato, aveva una psicologia non lineare ma contorta che gli causava mal di testa e scrupoli: ma si presentava sempre sorridente, accogliente, paziente, umile, disponibile al dialogo. Quasi dimenticava se stesso, per svolgere giorno per giorno quello che Paolo VI ha definito "l'apostolato della gioia e del sorriso".

     Ecco, cari amici di Marcello, questo era uno dei segni più belli della sua santità. Ce ne sono tanti altri, ma credo che questo, nel nostro mondo così arido, freddo, secolarizzato, ci insegna molto. Anche il nostro aspetto esterno è parte della testimonianza che dobbiamo dare a Cristo. Ci sono cristiani (anche preti!) che non sanno sorridere, non dicono mai "grazie", sono incapaci di lodare un fratello, incapaci di essere gentili, di interessarsi ai problemi dell'altro.

      Allora viene da chiedersi: a cosa serve la fede e la pratica cristiana, se non ci rende più umani, più amabili, più sorridenti, più gioiosi? Se siamo spesso pessimisti, scoraggiati, calcolatori, aridi e freddi nei rapporti umani?

     A volte qualcuno dice o pensa: "Io sono fatto così!". Già, ma in tanti anni di vita con Gesù e con Maria non ti sei mai convertito ad un atteggiamento più simile a quello che aveva il Signore? Se Gesù fosse stato freddo, arido e scostante come siamo noi, come avrebbe fatto ad annunziare l'amore del Padre per tutti gli uomini? E non siamo anche noi chiamati, con la nostra vita, a portare al mondo lo stesso annunzio?

     Con l'aiuto di Dio, continueremo, in ogni numero della "Lettera agli Amici", queste piccole riflessioni sugli esempi di Marcello Candia, per prepararci, imitandolo, al giorno della sua Beatificazione.