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RaiDue 1998 "Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore nuovo, metterò in voi un cuore di carne.....(controllare citazione)" dice il Signore (Ez. 11, 19). Che bella questa espressione: "avere un cuore di pietra"! Abbiamo anche noi un cuore di pietra quando non sappiamo commuoverci e partecipare alle sofferenze dei nostri fratelli... Possiamo avere il nostro caro Marcello Beato entro il 2000, oppure veder archiviata la Causa in attesa del miracolo. Noi continuiamo a pregare con fiducia, certi che il Signore fa le cose bene e al momento opportuno interverrà Lui in modo chiaro e convincente per tutti. Ma intanto, dobbiamo riflettere su questo grande personaggio cristiano di cui siamo Amici, che il Card. Carlo Maria Martini ha definito "un testimone straordinario, un cristiano esemplare di questa fine del secondo millennio, un modello nel nome del quale vorremmo avviarci verso il terzo millennio per incominciarlo con speranza". E voi sapete che il nostro Arcivesovo di Milano è misurato nelle sue espressioni, non parla invano. La Chiesa fa i Beati e i Santi per un solo motivo: perché siano di esempio nel cammino verso la santità. Ecco cosa ci insegna Marcello Candia: siamo tutti chiamati alla santità e siamo tutti chiamati sempre, a qualunque età, da giovani e da anziani. Questo lo sappiamo, ma a volte ce ne dimentichiamo. Marcello ci insegna, in concreto nella sua vita, cosa vuol dire aspirare alla santità: fede, preghiera, osservanza dei Comandamenti, carità, perdono, spirito di povertà, umiltà, distacco dal denaro, ecc.
Ma c'è un aspetto della personalità di Marcello, uno dei segni più
luminosi di santità che egli portava nel mondo: la sua cordialità nei rapporti
umani, la sua capacità di sorridere, di dire "grazie". Era gradito e
amabile a tutti perché attento alle altre persone. Ho conosciuto da vicino
Marcello per trent'anni: aveva mille problemi, preoccupazioni e sofferenze anche
fisiche; era spesso angosciato, tormentato, aveva una psicologia non lineare ma
contorta che gli causava mal di testa e scrupoli: ma si presentava sempre
sorridente, accogliente, paziente, umile, disponibile al dialogo. Quasi
dimenticava se stesso, per svolgere giorno per giorno quello che Paolo VI ha
definito "l'apostolato della gioia e del sorriso".
Ecco, cari amici di Marcello, questo era uno dei segni più belli della
sua santità. Ce ne sono tanti altri, ma credo che questo, nel nostro mondo così
arido, freddo, secolarizzato, ci insegna molto. Anche il nostro aspetto esterno
è parte della testimonianza che dobbiamo dare a Cristo. Ci sono cristiani
(anche preti!) che non sanno sorridere, non dicono mai "grazie", sono
incapaci di lodare un fratello, incapaci di essere gentili, di interessarsi ai
problemi dell'altro.
Allora viene da chiedersi: a cosa serve la fede e la pratica cristiana,
se non ci rende più umani, più amabili, più sorridenti, più gioiosi? Se
siamo spesso pessimisti, scoraggiati, calcolatori, aridi e freddi nei rapporti
umani?
A volte qualcuno dice o pensa: "Io sono fatto così!". Già, ma
in tanti anni di vita con Gesù e con Maria non ti sei mai convertito ad un
atteggiamento più simile a quello che aveva il Signore? Se Gesù fosse stato
freddo, arido e scostante come siamo noi, come avrebbe fatto ad annunziare
l'amore del Padre per tutti gli uomini? E non siamo anche noi chiamati, con la
nostra vita, a portare al mondo lo stesso annunzio?
Con l'aiuto di Dio, continueremo, in ogni numero della "Lettera agli
Amici", queste piccole riflessioni sugli esempi di Marcello Candia, per
prepararci, imitandolo, al giorno della sua Beatificazione. |