|
RaiDue 1998
Come sono le Messe domenicali? Ogni chiesa deve avere un grande
parcheggio (il terreno costa molto meno che da noi). Le chiese senza parcheggio
(almeno 100-120 auto) e senza aria condizionata non si costruiscono nemmeno.
Tutti arrivano in orario. Un dieci minuti prima, il celebrante, già con i
paramenti sacri, si mette sulla porta con gli "Ushers" (uscieri) e
saluta tutti. I fedeli entrano, ricevono il foglietto domenicale e il libretto
dei canti e sono accompagnati dagli Ushers verso le prime file. Il celebrante
non trova il vuoto davanti a sè e la gente ammassata in fondo. Dopo l'inizio
non entra più nessuno o pochissimi, al Vangelo le porte vengono chiuse.
Prima della Messa il prete chiede se qualcuno compie gli anni (il "Birthday"
è particolarmente sentito) in quella settimana: si alzano e tutti battono le
mani. In una parrocchia a New York ho visto che il parroco chiama sull'altare
chi compie gli anni e consegna loro un vasetto di fiori. Poi legge l'elenco
delle persone ammalate per cui pregare e vi sono altri scambi di informazioni
per la comunità, con partecipazione anche di laici: ad esempio, il presidente
dell'"Economic Advisory Board" (comitato amministrativo) legge il
bilancio della parrocchia ed esorta i fedeli a contribuire. Il prete non parla
mai di soldi. Chi ha bambini piccoli va nella "Crying Room", la stanza
del gridare, strillare: su un lato, all'altezza dell'altare, divisa da un largo
vetro, c'è una "Nursery" in cui i bambini piccoli sono liberi di
lodare il Signore a modo loro. Le mamme vedono e ascoltano quel che succede in
chiesa. I più grandicelli, fino ai 14-15 anni, dopo il saluto iniziale della
Messa escono e vanno in una sala vicina, dove alcune suore e signore leggono
loro il Vangelo e lo spiegano. Ritornano in chiesa dopo l'omelia.
Il prete parla meno di dieci minuti. Superare i dieci minuti è
considerato grave. So di missionari italiani che sono stati richiamati per
questo motivo e poi rifiutati dalle chiese che servivano. Un vescovo aveva
imposto di scrivere l'omelia e di leggerla per stare nel tempo prescritto. La
predica è sempre molto pratica, il sacerdote racconta fatti di esperienza e fa
battute per ravvivare l'ascolto. L'humour americano è semplice, a molte battute
noi italiani non rideremmo, loro ridono. Le prediche partono dalla vita, non
dalla verità da insegnare. L'americano non ama i ragionamenti astratti. Il
sacerdote spesso va in mezzo ai fedeli, coinvolgendoli con domande, battute,
riferimenti a fatti che tutti conoscono. Curate le musiche, i canti, il coro.
Alla Comunione, tutti si accostano all'Eucarestia, banco per banco, con ordine:
tutti, uno per uno senza eccezione. Le confessioni sono fatte non in chiesa, ma
in una saletta collegata.
Nessuno si muove fino al termine della Messa. Dopo la benedizione finale,
il sacerdote va in fondo alla chiesa, apre la porta e si mette all'esterno o nel
vasto atrio che in genere c'è all'ingresso e saluta quelli che escono, parlando
con l'uno e con l'altro. Dopo la Messa, nella grande sala parrocchiale e nelle
altre aule e salette della parrocchia, molti fedeli si fermano per riunioni,
associazioni, catechismi; o anche solo per fare colazione assieme o prendere un
aperitivo: ci sono signore che preparano per tutti. Le parrocchie americane,
specie dove i cattolici sono minoranza (come qui nel Michigan e nel vicino
Ohio), hanno il compito di far incontrare i parrocchiani, favorire i matrimoni
fra cattolici e le iniziative comunitarie. |