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Piero Gheddo

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RaiDue 1998

Il dolore del cancro in persone giovani
di P.Piero Gheddo

    Il dolore del cancro in persone giovani, piene di vita. Com'è possibile, Signore? Il mistero del dolore, del cancro che "mi rode dentro", "sono sempre stanco, stanco...". Com'è difficile dire "Padre nostro" in certe situazioni!

     Un prete amico, operato alla gola e rimasto senza corde vocali: vado a trovarlo, prende il suo block notes e mi scrive: "E adesso, debbo fare io quello che ho sempre detto agli altri di fare". Anche per il prete, che vive di fede, è difficile vivere di fede, in certe situazioni!

    Visito un signore ammalato di cancro, 74 anni, sa che deve morire, i medici non gli hanno dato speranza. Prega, ma la moglie mi dice che è angosciato, teso, non sereno, pur essendo un uomo di fede. Parlo con lui e mi dice: "Padre, adesso che debbo presentarmi a Dio, in questi giorni e notti di dolore e di insonnia, vengono fuori tutti i peccati della vita passata, gli sbagli commessi, le ingiustizie che ho fatto, i tradimenti del mio matrimonio... Non credo di aver peccato più della media, ma adesso capisco il male che ho fatto, mi pento, mi tormento...".

     Gli dico: "Guardi che il nostro passato non deve tormentarci. E' una tentazione del demonio ritornare sulle colpe passate, ricordare certi fatti, cercare scuse o giustificazioni, pensare che le cose potevano andare diversamente... Dio vuole che lei sia sereno, pieno di gioia nel prepararsi a incontrare il Padre che le vuole bene.

     "La sua vita passata, gli sbagli che può aver commesso, come tutti ne commettiamo, non debbono assolutamente toglierle serenità e sonno, n‚ diminuire il suo amore per il Signore, la sua fiducia nella misericordia di Dio. Il demonio vuole toglierle la pace del cuore, Dio invece vuole che lei viva in pace, nonostante i suoi peccati. Ricordare il passato è un errore, una tentazione: non serve a nulla e le toglie ore preziose che deve dedicare all'amore di Dio.

    "Il nostro passato lo affidiamo alla misericordia di Dio, il futuro alla sua Provvidenza: solo il presente ci interessa e lo consacriamo all'amore del Padre".

   
La fede, cari amici, deve darci la pace del cuore, la gioia di vivere e di amare Dio, in qualsiasi situazione noi ci troviamo. Se noi guardiamo alla nostra vita con gli occhi di Dio Padre misericordioso, siamo sereni: pentiti dei nostri peccati, ma sereni, perché ci affidiamo alle braccia del Padre, con umiltà e amore.

    C'è un'altra riflessione da fare. Me l'ha suggerita una signora sofferente per una lunga e grave malattia. Operata più volte, non era mai riuscita a guarire. Andavo a trovarla e la vedevo sempre sorridente, pur nel suo letto di dolore. Le ho chiesto come mai. Lei mi ha risposto:

    "Vede, padre, riflettendo e pregando sulla mia malattia, mi pare di aver scoperto che il Signore mi dà questa sofferenza affinché io possa testimoniare che la Croce è sì dolore, ma un dolore che salva, che dà la vita, dà gioia. Io soffro, ma con l'aiuto di Dio sono arrivata a fare amicizia e ad amare il mio dolore. E' una grazie che ho chiesto e Dio me la concede. Non vedo più la mia malattia come una maledizione, ma come un amico difficile che debbo sopportare con pazienza e anche amore".