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Piero Gheddo

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(giugno 2004) da Il Timone - rivista di apologetica

UNA MESSA PIENA DI GIOIA A LABUAN (BORNEO)
di P.Piero Gheddo

   La mia vita missionaria è stata tutta dedicata a visitare i popoli e i luoghi dove la Chiesa sta nascendo, nei continenti extra-europei. Spesso mi è capitato di pensare, con gioia: Piero, qui stai vivendo nel tempo moderno, come missionario giornalista, l’esperienza degli Atti degli Apostoli; e di ringraziare lo Spirito Santo. Ritornando in Italia, mi chiedo com’è possibile trasmettere, ai distratti cristiani del nostro tempo, le scoperte fatte, le sensazioni avute. Quando mi invitano per conferenze quasi sempre gli interessi sono altri. Incontro missionari reduci, dopo dieci o più anni di missione, che mi dicono: “La nostra esperienza missionaria conta poco, la gente vuole sentire parlare di adozioni, fame nel mondo, debito estero e multinazionali…”. Il tempo fondativo delle Chiese di missione è particolarmente animato dallo Spirito Santo; e quindi esemplare per noi.

     Nel febbraio 2004 ho visitato il Borneo malese, dove vi sono cinque diocesi che registrano un buon movimento di conversioni soprattutto dai tribali “dayak” (i “tagliatori di teste” salgariani), ma le famiglie sono cristiane da due o tre generazioni e quindi con scarse vocazioni sacerdotali e religiose. Nel 1970 nel Borneo malese c’era un prete ogni 3.000 battezzati; oggi, dopo l’espulsione dei missionari stranieri nel 1972 e l’aumento delle conversioni, uno ogni 8.000. Ogni parrocchia (o distretto missionario) ha 200 o più battesimi di adulti l’anno. Mons. Cornelius Piong, vescovo di Keningau (12 preti per 90.000 cattolici e 1.500 battesimi di adulti) mi dice: “Abbiamo pochi preti e suore e il governo proibisce l’ingresso di altre forze. Però i giovani battezzati sentono fortemente l’appartenenza alla Chiesa e sono disposti a darle del loro tempo e mezzi economici. Le nostre parrocchie sono impostate sulle comunità ecclesiali di base, formate da otto-dieci famiglie, centrate su Gesù Cristo e con due scopi: formazione cristiana e missione perché le conversioni avvengono da persona a persona”.

      Caratteristica fondamentale dei battezzati in Borneo è la semplicità e l’entusiasmo della fede, per la scoperta gioiosa che convertirsi a Cristo cambia la vita personale, familiare, di villaggio. Ho visitato la parrocchia dell’isola di Labuan, dove il PIME ha lavorato nel secolo XIX (e da dove si vede e si va in barca a Mompracem, l’isola di Sandokan, oggi chiamata Pulau Kuraman): 100.000 abitanti, 5.000 cattolici e 200 battesimi di convertiti adulti l’anno; inoltre, circa 12-13.000 cattolici filippini, immigrati legali e illegali per lavorare, quasi senza assistenza religiosa. Alla domenica l’unico prete di Labuan, don Aloysius Tung, celebra cinque Messe in inglese, malese e cinese, ma dice che ce ne vorrebbero una dozzina in varie parti dell’isola.

     Dopo il 1972 Labuan non ha più avuto un prete residente fino al 2001: ne veniva uno da Kota Kinabalu ogni 15 giorni per la Messa. E’ nato un forte movimento laicale. Oggi la parrocchia è organizzata in BECC (Basic Ecclesial Christian Communities), priorità pastorale della Chiesa della Malesia. Molti gruppi e movimenti laicali: Associazione catechisti parrocchiali, Legione di Maria, Divine Mercy (gruppi caritativi), Movimento carismatico, Labuan Youth Movement , Catholic Women’s League, The Golden Age Group (con iniziative che coinvolgono gli anziani), ecc. Tutto questo è segno di vitalità della fede in una parrocchia rimasta per trent’anni senza prete residente. “I cattolici – dice don Tung - si prestano volentieri per servire la Chiesa, accettano ministeri e compiti organizzati. Dare parte del proprio denaro e del proprio tempo alla parrocchia è entrato nella vita cristiana come un’abitudine a cui non si può rinunziare”.

     Il sabato 14 febbraio 2004 ho concelebrato nella Messa prefestiva del pomeriggio, durata due ore e mezzo, iniziata con una lunga processione dal campo di calcio alla parrocchia e la sfilata delle associazioni e movimenti parrocchiali, la banda musicale, gruppi di ragazze di diverse etnie che eseguono danze. Avvenimento commovente per le cerimonie, i canti, le danze, gli applausi, la gioia partecipata.

      Numerosi volontari servono: dieci chierichetti con le vesti rosse e le mani giunte, lettori (uomini e donne), raccoglitori di offerte, cantori uomini e donne (tutti con la divisa), lo “speaker” che dirige il movimento del popolo durate la Messa e dà gli avvisi parrocchiali prima della benedizione finale; e poi, ministri dell’Eucarestia (col loro abitino dell’associazione eucaristica), servizio di accoglienza alla porta della Chiesa: due-tre uomini alle cinque porte d’ingresso (sempre con una fascia colorata a tracolla), che accolgono, accompagnano, fanno andare avanti ad occupare tutti i posti. Quando incomincia la Messa non c’è più uno spazio libero e quasi non entra più nessuno. Chi arriva dopo si sistema fuori, nell’atrio e nel cortile, dove sono posti tavolini, con ragazze che danno il foglietto della Messa e vendono il giornale cattolico, immagini e statuette sacre, libri, candele, ecc. Il parroco non può interessarsi e animare questi servizi: lascia fare ai laici che si sono organizzati. L’entusiasmo della fede si vede in queste cose.

       L’omelia è tenuta dal parroco, ma dopo di lui si susseguono vari fedeli per chiedere preghiere, far presenti situazioni che richiedono impegno o aiuto… All’offertorio, la processione per portare le offerte, preceduta da sei ragazze che danzano; poi, altra scena commovente: sfilano tutti i bambini troppo piccoli per ricevere la Comunione, compresi i lattanti portati in braccio; si presentano all’altare con le mani incrociate sul petto per ricevere dal sacerdote un segno di benedizione sulla fronte. I bambini sono tanti e a vederli tutti in fila (spesso in braccio) tocca il cuore! Nel frattempo, tutti cantano a squarciagola accompagnati dall’organo a pieno volume. Nella grande chiesa i vetri tremano. Nulla di raffinato, canti popolari che sanno a memoria, ma si vede e si sente la passione che anima questi giovani credenti.

        La gente è mediamente povera, molti hanno bisogni primari da soddisfare, ma le offerte sono generose. Tre raccolte di denaro durante la Messa: due prima dell’offertorio, una prima della benedizione finale, fatte ogni volta da otto uomini diversi, una fascia di vario colore e i loro cestini (“Ministri della cooperazione alla Chiesa”), mentre l’assemblea si ferma per dare rilievo a questo gesto di condivisione. Prima raccolta, per il parroco e le spese della casa parrocchiale; seconda raccolta, per le spese della chiesa e della pastorale; terza raccolta, per poter costruire una “Parish Hall”, una grande sala parrocchiale per i raduni e le feste.

      L’unico prete di Labuan, don Aloysius Tung, ha 77 anni, è aiutato da quattro suore di Sant’Anna. Da dove vengono tutta questa organizzazione, la dedizione dei laici, i 200 battesimi di convertiti adulti l’anno, i corsi di preparazione ai sacramenti e il buon funzionamento della parrocchia? E’ evidente: dallo Spirito Santo e dall’entusiasmo dei battezzati nel far parte della comunità Chiesa.

      Chiedo a padre William Sabang, vicario generale dell’archidiocesi di Kuching: è vero che i cristiani del Borneo possono insegnare qualcosa alle nostre Chiese antiche? Risponde: “I nostri cristiani si organizzano e assistono la parrocchia: riunioni di preghiera, catechesi, catecumenato, amministrazione, carità, costruzioni e riparazioni, ecc. Inoltre, sono animati da spirito missionario, portano la parola di Dio, parlano di Gesù Cristo e del Vangelo, invitano a venire alla Chiesa, ecc. Ogni parrocchia ha centinaia di battesimi di adulti, per iniziative dei credenti, non del prete. Quando studiavo in Italia, mi stupivo di come i credenti si lamentano della Chiesa, ma fanno poco per evangelizzare, non prendono iniziative, aspettano tutto dal parroco.

        “Il motivo per cui i nostri cristiani sono attivi e fervorosi, aggiunge, è questo: in genere sono di recente conversione e sperimentano nella loro vita la rivoluzione positiva portata da Cristo nelle famiglie e comunità in cui vivono; non sono istruiti come i vostri, non hanno ancora avuto il tempo di essere formati, istruiti con corsi, studi, libri, ecc. Però sentino la diversità di vivere con Cristo o senza Cristo. Questo li rende entusiasti della fede e pronti a fare grandi sacrifici per servire la Chiesa, specie per un popolo come il nostro, che spesso ha il problema di provvedere non al superfluo, ma ai bisogni primari della famiglia”.