| (giugno 2004) da
Il Timone - rivista di apologetica
Nel febbraio 2004 ho visitato il Borneo malese, dove vi sono cinque
diocesi che registrano un buon movimento di conversioni soprattutto dai tribali
“dayak” (i “tagliatori di teste” salgariani), ma le famiglie sono
cristiane da due o tre generazioni e quindi con scarse vocazioni sacerdotali e
religiose. Nel 1970 nel Borneo malese c’era un prete ogni 3.000 battezzati;
oggi, dopo l’espulsione dei missionari stranieri nel 1972 e l’aumento delle
conversioni, uno ogni 8.000. Ogni parrocchia (o distretto missionario) ha 200 o
più battesimi di adulti l’anno. Mons. Cornelius Piong, vescovo di Keningau
(12 preti per 90.000 cattolici e 1.500 battesimi di adulti) mi dice: “Abbiamo
pochi preti e suore e il governo proibisce l’ingresso di altre forze. Però i
giovani battezzati sentono fortemente l’appartenenza alla Chiesa e sono
disposti a darle del loro tempo e mezzi economici. Le nostre parrocchie sono
impostate sulle comunità ecclesiali di base, formate da otto-dieci famiglie,
centrate su Gesù Cristo e con due scopi: formazione cristiana e missione perché
le conversioni avvengono da persona a persona”.
Caratteristica fondamentale dei battezzati in Borneo è la semplicità e
l’entusiasmo della fede, per la scoperta gioiosa che convertirsi a Cristo
cambia la vita personale, familiare, di villaggio. Ho visitato la parrocchia
dell’isola di Labuan, dove il PIME ha lavorato nel secolo XIX (e da dove si
vede e si va in barca a Mompracem, l’isola di Sandokan, oggi chiamata Pulau
Kuraman): 100.000 abitanti, 5.000 cattolici e 200 battesimi di convertiti adulti
l’anno; inoltre, circa 12-13.000 cattolici filippini, immigrati legali e
illegali per lavorare, quasi senza assistenza religiosa. Alla domenica l’unico
prete di Labuan, don Aloysius Tung, celebra cinque Messe in inglese, malese e
cinese, ma dice che ce ne vorrebbero una dozzina in varie parti dell’isola.
Dopo il 1972 Labuan non ha più avuto un prete residente fino al 2001: ne
veniva uno da Kota Kinabalu ogni 15 giorni per la Messa. E’ nato un forte
movimento laicale. Oggi la parrocchia è organizzata in BECC (Basic Ecclesial
Christian Communities), priorità pastorale della Chiesa della Malesia. Molti
gruppi e movimenti laicali: Associazione catechisti parrocchiali, Legione di
Maria, Divine Mercy (gruppi caritativi), Movimento carismatico, Labuan Youth
Movement , Catholic Women’s League, The Golden Age Group (con iniziative che
coinvolgono gli anziani), ecc. Tutto questo è segno di vitalità della fede in
una parrocchia rimasta per trent’anni senza prete residente. “I cattolici
– dice don Tung - si prestano volentieri per servire la Chiesa, accettano
ministeri e compiti organizzati. Dare parte del proprio denaro e del proprio
tempo alla parrocchia è entrato nella vita cristiana come un’abitudine a cui
non si può rinunziare”.
Il sabato 14 febbraio 2004 ho concelebrato nella Messa prefestiva del
pomeriggio, durata due ore e mezzo, iniziata con una lunga processione dal campo
di calcio alla parrocchia e la sfilata delle associazioni e movimenti
parrocchiali, la banda musicale, gruppi di ragazze di diverse etnie che eseguono
danze. Avvenimento commovente per le cerimonie, i canti, le danze, gli applausi,
la gioia partecipata. Numerosi volontari servono: dieci chierichetti con le vesti rosse e le mani giunte, lettori (uomini e donne), raccoglitori di offerte, cantori uomini e donne (tutti con la divisa), lo “speaker” che dirige il movimento del popolo durate la Messa e dà gli avvisi parrocchiali prima della benedizione finale; e poi, ministri dell’Eucarestia (col loro abitino dell’associazione eucaristica), servizio di accoglienza alla porta della Chiesa: due-tre uomini alle cinque porte d’ingresso (sempre con una fascia colorata a tracolla), che accolgono, accompagnano, fanno andare avanti ad occupare tutti i posti. Quando incomincia la Messa non c’è più uno spazio libero e quasi non entra più nessuno. Chi arriva dopo si sistema fuori, nell’atrio e nel cortile, dove sono posti tavolini, con ragazze che danno il foglietto della Messa e vendono il giornale cattolico, immagini e statuette sacre, libri, candele, ecc. Il parroco non può interessarsi e animare questi servizi: lascia fare ai laici che si sono organizzati. L’entusiasmo della fede si vede in queste cose.
L’omelia è tenuta dal parroco, ma dopo di lui si susseguono vari
fedeli per chiedere preghiere, far presenti situazioni che richiedono impegno o
aiuto… All’offertorio, la processione per portare le offerte, preceduta da
sei ragazze che danzano; poi, altra scena commovente: sfilano tutti i bambini
troppo piccoli per ricevere la Comunione, compresi i lattanti portati in
braccio; si presentano all’altare con le mani incrociate sul petto per
ricevere dal sacerdote un segno di benedizione sulla fronte. I bambini sono
tanti e a vederli tutti in fila (spesso in braccio) tocca il cuore! Nel
frattempo, tutti cantano a squarciagola accompagnati dall’organo a pieno
volume. Nella grande chiesa i vetri tremano. Nulla di raffinato, canti popolari
che sanno a memoria, ma si vede e si sente la passione che anima questi giovani
credenti.
La gente è mediamente povera, molti hanno bisogni primari da soddisfare,
ma le offerte sono generose. Tre raccolte di denaro durante la Messa: due prima
dell’offertorio, una prima della benedizione finale, fatte ogni volta da otto
uomini diversi, una fascia di vario colore e i loro cestini (“Ministri della
cooperazione alla Chiesa”), mentre l’assemblea si ferma per dare rilievo a
questo gesto di condivisione. Prima raccolta, per il parroco e le spese della
casa parrocchiale; seconda raccolta, per le spese della chiesa e della
pastorale; terza raccolta, per poter costruire una “Parish Hall”, una grande
sala parrocchiale per i raduni e le feste.
L’unico prete di Labuan, don Aloysius Tung, ha 77 anni, è aiutato da
quattro suore di Sant’Anna. Da dove vengono tutta questa organizzazione, la
dedizione dei laici, i 200 battesimi di convertiti adulti l’anno, i corsi di
preparazione ai sacramenti e il buon funzionamento della parrocchia? E’
evidente: dallo Spirito Santo e dall’entusiasmo dei battezzati nel far parte
della comunità Chiesa. Chiedo a padre William Sabang,
vicario generale dell’archidiocesi di Kuching: è vero che i cristiani del
Borneo possono insegnare qualcosa alle nostre Chiese antiche? Risponde: “I
nostri cristiani si organizzano e assistono la parrocchia: riunioni di
preghiera, catechesi, catecumenato, amministrazione, carità, costruzioni e
riparazioni, ecc. Inoltre, sono animati da spirito missionario, portano la
parola di Dio, parlano di Gesù Cristo e del Vangelo, invitano a venire alla
Chiesa, ecc. Ogni parrocchia ha centinaia di battesimi di adulti, per iniziative
dei credenti, non del prete. Quando studiavo in Italia, mi stupivo di come i
credenti si lamentano della Chiesa, ma fanno poco per evangelizzare, non
prendono iniziative, aspettano tutto dal parroco. “Il motivo per cui i nostri cristiani sono attivi e fervorosi, aggiunge, è questo: in genere sono di recente conversione e sperimentano nella loro vita la rivoluzione positiva portata da Cristo nelle famiglie e comunità in cui vivono; non sono istruiti come i vostri, non hanno ancora avuto il tempo di essere formati, istruiti con corsi, studi, libri, ecc. Però sentino la diversità di vivere con Cristo o senza Cristo. Questo li rende entusiasti della fede e pronti a fare grandi sacrifici per servire la Chiesa, specie per un popolo come il nostro, che spesso ha il problema di provvedere non al superfluo, ma ai bisogni primari della famiglia”. |