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Piero Gheddo

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(ottobre 2004) da Il Timone - rivista di apologetica

IL FUOCO DELLA MISSIONE
di P.Piero Gheddo

    Senza la persona di Cristo non c’è Chiesa e non c’è evangelizzazione. Una lezione che ci arriva dalla Papua e dal Pakistan. E che dobbiamo imparare nell’Anno eucaristico che sta per iniziare.

Nel 1980 ho visitato la Papua Nuova Guinea (Oceania). Nella capitale Port Moresby sono andato a trovare le suore di padre Charles De Foucauld, una francese e due cinesi, che vivevano in una casetta di legno su palafitte, vicina a molte altre simili. Un villaggio di pescatori sull’oceano, collegato alla terraferma da ondeggianti passerelle. Salgo sulla scala a pioli e mi trovo nella stanza principale, con al centro il Tabernacolo di Gesù eucaristico circondato da fiori e lumini. Chiedo come mai tengono il Signore così in mostra, mentre ricordo un’antica chiesa cattolica ad Amsterdam, visitata alcuni anni prima, dove l’Eucarestia era conservata dietro una tenda in sacrestia… «perché siamo in un Paese protestante».

Una suora risponde: «Padre, i papua vengono a trovarci per prendere le medicine e sempre incontrano il Signore. Le prime volte non capiscono, ma poi, a forza di dire loro che lì c’è il nostro Dio nascosto nel Tabernacolo, vengono a pregare anche senza essere battezzati. Vivendo e parlando con noi e pregando Gesù nell’Eucarestia, a poco a poco si avvicinano al Vangelo».

Il Concilio Vaticano II proclama (“Presbiterorum Ordinis”, 5): “L’Eucarestia si presenta come la fonte e il culmine dell’evangelizzazione”. Perché questo? “Nella Santissima Eucarestia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo nostra Pasqua”. In altre parole: Cristo è l’unica ricchezza che abbiamo e la missione della Chiesa è portare il Vangelo a tutti gli uomini, far conoscere e amare Gesù Cristo, Figlio di Dio, che non solo s’è fatto uomo, è morto e risorto per salvarci, ma ha voluto rimanere sempre con noi nel Tabernacolo, in modo misterioso, nascosto, ma reale.

L’“apostasia silenziosa” dell’Occidente cristiano viene dalla scarsa convinzione del battezzato d’oggi – in un mondo tecnicizzato, ricco e secolarizzato – di aver bisogno di Gesù, che ogni giorno si offre sugli altari nel sacrificio eucaristico, dice il card. Josef Tomko, presidente dei Congressi eucaristici internazionali, in un’intervista ad “Asia News”; e aggiunge: «Bisogna rafforzare la fede nella persona di Gesù Cristo e nella sua divinità».

Il Papa ha annunziato l’“Anno dell’Eucarestia”, che incomincia con il Congresso eucaristico internazionale di Guadalajara (10-17 ottobre 2004; quello italiano a Bari lo stesso mese) e termina con il Sinodo dei Vescovi sull’Eucarestia (Roma, 2-29 ottobre 2005). Un anno importante per la ripresa della missione e la promozione delle vocazioni sacerdotali. Il rettore del seminario teologico del PIME a Monza, padre Daniele Belussi, mi dice: «Perché ci sono poche vocazioni al sacerdozio? Fra l’altro perché molti giovani non capiscono più la differenza fra il prete e il laico. Dicono che possono fare del bene anche da volontari».

Senza Eucarestia non c’è Chiesa e non c’è missione. La “debolezza cristologica” che colpisce il mondo cristiano si infiltra anche fra le giovani Chiese. Ancora il card. Tomko ricorda: «Quando ero Prefetto di Propaganda Fide, nelle missioni molti proponevano di costruire non la chiesa, ma delle ‘sale polivalenti’, in cui fare incontri, catechesi, raduni, feste, ecc. Ad un certo punto la gente e i vescovi stessi hanno chiesto che si costruissero chiese con tabernacoli». Anche nel mondo occidentale è necessario lanciare ancora il “primo annunzio” di Cristo: si parla molto di impegni sociali, spesso lasciando in ombra che tutti gli uomini hanno anzitutto bisogno della salvezza in Cristo.

Nell’Antico Testamento, l’Alleanza era il rapporto profondo che legava Israele a Dio, che lo faceva “suo popolo”. La creazione del “nuovo popolo di Dio” fatta da Cristo è espressa nella sua donazione totale sulla Croce e nell’Eucarestia, che fonda la Chiesa, è il segno della sua unità, ne rivela l’immagine autentica e lo scopo primario: portare gli uomini alla comunione con Dio. Nella lettera apostolica Dominicae Coenae (1980), il Papa scrive che l’Eucarestia non si celebra solo come rito o memoria o sacrificio o obbligo festivo da adempiere; ma è la vita di Dio che si comunica a noi, ci rende più simili al modello umano-divino di Gesù: «Il culto eucaristico – scrive ancora il Papa – costituisce l’anima di tutta la vita cristiana», proprio perché essere cristiani significa partecipare della vita di Dio e aspirare ad imitare in tutto e sempre il Signore.

Ecco perché la missione è prima di tutto preghiera, adorazione eucaristica, celebrazione della S. Messa e comunione con Cristo. Visito spesso conventi di suore di clausura e dico alle sorelle (che grande vocazione la loro!): «Voi siete le prime missionarie e sostenete con la vostra preghiera l’azione dello Spirito e dei missionari alle frontiere del cristianesimo». Nel 1982 in Pakistan, Paese islamico con una piccola comunità cattolica (0,3% dei cento e più milioni di pakistani), nella diocesi di Feisalabad ho visitato le molte opere di carità e di assistenza ai poveri. Chiedo al vescovo mons. John Joseph: «Di quali aiuti avete bisogno? Cosa può fare per voi la Chiesa italiana?». Pensavo dicesse: «I nostri cristiani sono poveri e il nostro annunzio di Cristo è fatto soprattutto ai poveri. Mandateci aiuti, finanziate questi progetti…». Invece risponde: «Abbiamo soprattutto bisogno dell’aiuto di Dio. Dica ai cristiani d’Italia che preghino per noi. Circondati dal mare dell’islam, ci rendiamo conto che possiamo fare ben poco o quasi nulla per annunziare la salvezza in Cristo. Solo Dio può fare qualcosa, quando e come Lui vorrà!».

Gesù ha istituito l’Eucarestia per essere sempre con noi, comunicarci il fuoco della missione e la chiara coscienza che noi siamo solo strumenti ma chi salva è Cristo. Discorso facile da capire intellettualmente, ma difficile da vivere nel quotidiano. Siamo troppo presi da mille impegni ed emergenze, per ricordarci in ogni momento che noi siamo solo canali che trasmettono la grazia di Dio. Il tempo passato con Gesù eucaristico, Dio fra noi, non è solo il mezzo privilegiato per una ricarica spirituale, ma l’occasione preziosa per esercitare un’autentica azione missionaria.

Ricorda

«Attorno a Cristo eucaristico la Chiesa cresce come popolo, tempio e famiglia di Dio: una, santa, cattolica e apostolica. Al tempo stesso, essa comprende meglio il suo carattere di sacramento universale di salvezza e di realtà visibile gerarchicamente strutturata. Certamente “non è possibile che si formi una comunità cristiana, se non avendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia”. Al termine di ogni santa Messa, quando il celebrante congeda l’assemblea con le parole “Ite, Missa est”, tutti debbono sentirsi inviati come “missionari dell’Eucaristia” a diffondere in ogni ambiente il grande dono ricevuto. Chi, infatti, incontra Cristo nell'Eucaristia non può non proclamare con la vita l’amore misericordioso del Redentore».

(Giovanni Paolo II, Eucarestia e Missione, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2004, Roma 19 Aprile 2004, n. 2).