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Piero Gheddo

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(aprile 2005) da Il Timone - rivista di apologetica

LA VERITA’ SULLA GUERRA DEL VIETNAM
di P.Piero Gheddo

    Durante il Vaticano II, l'arcivescovo di Saigon, mons. Nguyen van Binh, mi diceva: "Noi vescovi del Vietnam non siamo contenti di come la stampa europea, anche cattolica, parla del nostro paese. Vieni a trovarci, ti farò visitare tutto il Vietnam". Nell'autunno 1967 sono andato e mi son reso conto di questo fatto: 2000 giornalisti vivevano negli alberghi di Saigon, partecipavano con gli americani alle battaglie e poi facevano inchieste sulla corruzione e la violazione dei diritti dell'uomo da parte del regime di Thieu (filo-americano). Tutto il male da una parte (il Vietnam del Sud), tutto il bene dall'altra (quello del Nord e i Vietcong), che prometteva la "liberazione" del popolo.

    Ho incominciato a visitare e studiare il paese e la sua storia, pubblicando quattro libri sul Vietnam e il primo in Italia sul genocidio dei Khmer rossi in Cambogia. “Cattolici e buddhisti in Vietnam” (Vallecchi 1968) è stato tradotto in varie lingue tra cui il vietnamita: per spiegare l’origine della guerra in Vietnam, raccontavo la sua storia recente. Ecco in sintesi. I giapponesi occupano il paese nel 1942 e nell’agosto 1945 si arrendono agli americani. Il 2 settembre il capo del movimento nazionalista, Ho Chi Minh, proclama ad Hanoi la repubblica del Vietnam, col sostegno del popolo vietnamita. Poco dopo, ritornano gli antichi colonizzatori francesi (dal 1863) e inizia la guerra dei patrioti contro una nuova colonizzazione.

    La spaccatura fra i “vietminh” (comunisti di Ho Chi Minh) e gli altri patrioti nasce perché i primi, aiutati da Russia e Cina, avevano una forza militare superiore alle altre e miravano a un regime di tipo sovietico. All’inizio, nel Vietnam dichiaratosi indipendente si preparano le libere elezioni, che si svolgono il 6 gennaio 1946; i risultati non sono favorevoli ai comunisti di Ho Chi Minh: 82 seggi  all’Assemblea nazionale su un totale di 272. Alla prima seduta del Parlamento (2 marzo 1946) il cattolico Ngo Hu Ta propone di affidare a Ho Chi Minh la formazione del governo di unità nazionale, che nasce con ministri di ogni tendenza e un “Alto Consiglio” presieduto dall’ex-imperatore Bao-Dai e uno dei membri era mons. Le Huu-Tu, vescovo cattolico di Phat Diem.

    In quel momento c’era una sola “guerra del Vietnam”: i nazionalisti contro i francesi. Ma nella primavera 1946 i vietminh dimostrano di voler instaurare una “democrazia popolare socialista”, eliminando la stampa libera e i partiti che rifiutavano di integrarsi  nel “Lien Viet” (Fronte popolare nazionale), dominato dai comunisti. Proteste dei democratici e repressione delle opposizioni, sul piano militare i viet-minh cominciano ad attaccare le bande patriottiche non comuniste, occupando i territori che queste controllano. Alla fine del 1946 esiste un solo partito, il “Viet Minh” (comunista). Mons. Le Huu Tu, dato che nelle regioni “liberate” ogni libertà era abolita e le religioni perseguitate, nelle province cristianizzate di Phat-Diem e Bui-Chu (un milione e 600.000 abitanti), fonda la “Repubblica democratica del Vietnam” presidiata dal “Cong Giao Cuu Quoc” (Associazione cattolica per la salvezza della nazione): qui si rifugiano tutti coloro che, in altre regioni, non volevano subire la dittatura o erano perseguitati per motivi religiosi. Gli attacchi dei viet-minh alla Repubblica indipendente continuano fino al 1952, quando la regione governata dai cattolici, come altre tenute dalle sette buddhiste Cao-Dai e Hoa Hao nel sud Vietnam, sono occupate dai comunisti.

     Chi scrive sul Vietnam ignora questi fatti. Con gli “accordi di Ginevra” tra Francia e Ho Chi Minh (20 luglio 1954), il Vietnam è diviso in due paesi e governi, riconosciuti internazionalmente come le due Coree e due Germanie. Il Nord sotto i viet-minh (aiutati da Cina e Urss) e il Sud sotto l’ex-imperatore Bao Dai, sostenuto dalla Francia e (dal 1959) dagli Stati Uniti. Una clausola di Ginevra (14d) prevedeva il libero scambio di persone fra nord e sud per un periodo di 300 giorni: chi vuol vivere nell’altro Vietnam “dovrà essere aiutato a tal fine dall’autorità di quella regione”. Nessuno va da Sud a Nord, mentre al Sud scappano più d’un milione di nord-vietnamiti (il 60% cattolici), ostacolati con le armi dai viet-minh: un esodo di massa, molti avevano sperimentato il regime comunista.

     Nel sud si afferma un nazionalismo non comunista col primo ministro Diem (pron. Ziém), chiamato al potere da Bao Dai nel giugno 1954, figura carismatica che all’inizio governa in modo passabilmente democratico, mentre nel Nord l’unica libertà era di dichiararsi comunista. Nel novembre 1955, in seguito a referendum popolare su Bao Dai (che viveva in Francia), Diem dichiara decaduto l’imperatore e proclama la Repubblica di cui è il primo presidente. I francesi abbandonano Diem (stabiliva rapporti commerciali con gli USA) e sono sostituiti dagli americani. Il Sud Vietnam, raggiunta la stabilità politica, progredisce rapidamente. Nel tempo coloniale, il Nord era sempre stato il motore dell’economia vietnamita, ma dal 1956 al 1963 il Sud lo supera largamente anche per i colossali errori del regime comunista (riforma agraria, nazionalizzazione delle attività economiche, repressione feroce di ogni libertà, chiusura totale verso il mondo libero). Si stava ripetendo in Vietnam quel che già era successo in Corea e in Germania: nello stesso paese diviso in due, la parte filo-occidentale si sviluppa, quella comunista va verso la miseria.

     Il Nord (Cina e Russia alle sue spalle) sostiene con armi e militari i “vietcong” (partigiani comunisti che agiscono nel sud), violando i patti di pace di Ginevra. Nel 1959 Diem tenta di dare una dottrina politica al suo regime, sempre più dittatoriale man mano che cresce la guerriglia: il “Chanh-sach Nhan-Vi” (Ideologia della dignità dell’uomo), tradotta in francese con “personnalisme” e assimilata alla dottrina del filosofo cattolico Emmanuel Mounier (1905-1950), il tentativo di realizzare la “terza via” (di ispirazione cristiana) tra comunismo e capitalismo. L’uomo non può svilupparsi solo materialmente, per cui la dignità umana dev’essere rispettata e lo sviluppo va cercato nel “comunitarismo”, lo spirito comunitario tradizionale in Vietnam. Il Nhan-Vi si distingue da comunismo e capitalismo: il primo opprime la libertà umana, la proprietà, la famiglia e la religione, il secondo sacrifica la giustizia, permette lo sfruttamento, ecc. Il Nhan-Vi incontra l’entusiasmo dei cattolici, ma è rifiutato da altre correnti politiche e dai buddhisti.

      Comunque non è ammissibile alcun paragone fra la dittatura assoluta al Nord e il regime autoritario di Diem al Sud, che liberalizza le attività economiche e sviluppa il paese, manda ogni anno circa 4.000 studenti all’estero, apre le porte a migliaia di giornalisti stranieri, rispetta le libertà di stampa, religiosa, sindacale e associazionistica (il Vietnam del sud pullulava di gruppi e movimenti, molti dei quali di opposizione); infine, avvia il popolo a governarsi democraticamente attraverso libere elezioni a livello comunale e regionale. Nulla di simile nel Vietnam del Nord, che in Italia i “Cattolici amici di Vietnam, Cambogia e Laos” sostenevano apertamente!

    Nell'ottobre 1963 John Kennedy manda i militari americani nel Sud Vietnam, per difendere l'alleato sud-vietnamita (come gli USA avevano difeso sud-coreani e tedeschi). La guerra del Vietnam, ignorata dalla stampa mondiale, balza sulle prime pagine dei giornali. Il resto è noto. La presenza americana in Vietnam giunse fino a 500.000 militari, con 56.000 caduti! Dopo Diem, ucciso da un colpo di stato militare nel novembre 1963, al Sud si susseguono vari governi fino a quello del generale Van Thieu nel 1967 che stabilizza politicamente il paese. Ma, dopo l’offensiva dell’esercito nord-vietnamita nel febbraio 1968, l’opinione pubblica occidentale e americana non tollera più l’infinita guerra del Vietnam. Il 27 gennaio 1953 Nixon firma a Parigi gli accordi di pace col Nord Vietnam. L’ultimo militare americano si ritira il 23 marzo 1973.

    Il Vietnam del sud, invaso da un altro paese ambedue riconosciuti internazionalmente, combatte da solo, ma è sopraffatto dalla guerriglia e dai nord-vietnamiti, che il 25 aprile 1975 assumono tutto il potere. Gli “accordi” di Parigi, riconosciuti dall’ONU, prevedevano che alla “terza forza” pacifista del Vietnam del sud, che aveva manifestato e lottato contro Thieu e la guerra (partecipavano buddhisti e cattolici), erano garantite tutte le libertà e libere elezioni: ma il giorno dopo la presa del potere da parte di viet-minh e vietcong, queste garanzie diventano carta straccia!

    Due conclusioni. Primo, se avesse vinto il governo filo-occidentale, il Vietnam sarebbe libero, democratico e sviluppato come la Corea del Sud; ma ha vinto il governo comunista e il Vietnam è in una situazione poco migliore di quella della Corea del Nord. Secondo, gli italiani che hanno appoggiato vigorosamente i vietcong e il regime comunista del Nord Vietnam sono in parte responsabili del disastro di un antico paese, dal quale poi sono fuggiti circa un milione e mezzo di vietnamiti a rischio della vita (i “boat people” nel 1975-1979). Quanti hanno fatto un sincero esame di coscienza per quella sbandata ideologica a spese di un popolo che si voleva aiutare? Ma si voleva veramente aiutarlo o solo veder trionfare la propria ideologia?