| (marzo 2006) da
Il Timone - rivista di apologetica
Ma dobbiamo anche tentare di capire, specialmente noi cristiani, come mai
succede tutto questo e non credere che il mitico Bin Laden sia la causa prima e
il motore della reazione islamica contro l’Occidente. Questa è pura
illusione: morisse Bin Laden, tanti altri sono pronti a prendere il suo posto.
Quel che preoccupa è che una parte importante (non so se maggioritaria) del
piccolo popolo islamico pensa che l’Occidente non si merita altro! E’ duro
per noi accettare questa realtà, confermata da tante testimonianze (esempio, le
manifestazioni pubbliche di giubilo ad ogni colpo del terrorismo), ma non si può
chiudere gli occhi di fronte a quanto non ci piace.
La reazione contro l’Occidente viene da lontano, occorre approfondire
questa storia per capire dall’interno il mondo islamico e farci un’idea di
come l’Occidente può aiutarlo ad evolversi verso il mondo moderno. Non
pretendo di spiegare un problema storico così complesso in due pagine! Ma
bisogna tener presente che l’Islam è stato fondato da Maometto nel deserto
dell’Arabia all’inizio del secolo VII (nel 610-632 dopo Cristo) già come
religione e stato teocratico, con una visione universalistica: portare il
messaggio divino a tutti i popoli attraverso la comunità governata secondo i
precetti del Corano. Questa idea comprende anche la “Jihad” o “guerra
santa” contro gli infedeli, per combattere ogni potere terreno che sia
espressione del Maligno. Fin dall’inizio fu contrastato dalle tribù
politeiste, che vedevano nel Dio unico e nella comunità, con le sue leggi e la
sua solidarietà religiosa, un attentato alla religiosità tradizionale tribale.
Nasce in quel tempo la comunità islamica con un fortissimo senso di
appartenenza al Dio unico, la cui missione universale si diffuse nei primi
secoli con la predicazione e con la spada fra i popoli cristiani del Medio
Oriente e Nord Africa, non più protetti dagli Imperatori bizantini.
La “missione-conquista” islamica è stata sostenuta per molti secoli
dal “califfato” ed ha continuato ad espandersi verso Oriente (gli Imperi
islamici in India!), ma fermata nello slancio verso l’Europa (dalle armi
cristiane) e verso l’Africa nera (dal deserto del Sahara). Allo stesso tempo
ebbe un lungo tempo di splendore
giuridico, teologico e filosofico e artistico. Nei secoli attorno al mille,
Baghdad e Damasco erano le sedi di un califfato vittorioso e forse più evoluto
dell’Europa di quel tempo. Dopo le “Crociate” (1096 e fine del 1200), c’è
stato un buon periodo di rapporti commerciali e culturali amichevoli, quando
cristiani ed ebrei vivevano pacificamente in terre musulmane.
Ma con il Rinascimento e le scoperte di nuovi continenti e di nuove armi,
si è iniziato un nuovo ciclo storico di guerre: l’islam penetra profondamente
nei Balcani fino all’Albania (1470) e a Vienna, ma le due vittorie cristiane a
Lepanto (1571) e Vienna (1683) furono decisive. Di qui incomincia la decadenza
del mondo islamico, che si conclude con la colonizzazione europea nel secolo XIX
e la dissoluzione dell’Impero Ottomano dopo la prima guerra mondiale (gli
ottomani erano alleati degli Imperi centrali, Germania e Austria-Ungheria).
L’islam perde il suo primato e gli “infedeli” governano i paesi islamici!
Nel 1924 Mustafa Kemal Ataturk chiude il califfato a Istanbul e instaura una
nazione turca sulla base di princìpi laici, che però non riesce, in 80 anni, a
scalfire nel popolo e nella struttura delle moschee la forza religiosa,
culturale e sociale dell’islam. Il modello islamico di società va in crisi in
tutto il mondo e una profonda frustrazione colpisce i popoli musulmani.
Si fa strada la convinzione che l’Occidente cristiano è all’origine
di tutto questo e nascono i movimenti estremisti (i primi sono i “Fratelli
musulmani” in Egitto nel 1927), tanto più quando il mondo va verso la
globalizzazione e, con la caduta del muro di Berlino e di quasi tutti i 31 paesi
a regime comunista (1989), la cultura occidentale diventa dominante ovunque.
Oggi i musulmani vedono il pericolo mortale portato alla loro fede e comunità
dall’Occidente, non più in campo militare o economico, ma in quello
culturale-religioso. Lo stile di vita “occidentale”, cioè l’unica
“modernità” che si conosce, può andare d’accordo con le fede
nell’islam? E’ possibile restare fedeli al messaggio di Allah senza subire
il fascino del mondo moderno in tutti i suoi aspetti (libertà, democrazia,
governi laici, televisione, liberazione della donna, mode culturali, ateismo e
laicismo, consumismo, ecc.)?
All’interno del mondo islamico si soffre da molto tempo una grave
schizofrenia, più forte che in altri paesi non cristiani (non dimentichiamo che
il “mondo moderno” è nato nei paesi cristiani, non altrove!), perché qui
la religione è veramente tutto, vita, cultura, politica, ecc. Da un lato il
“mondo moderno” avanza ed è avvertito come una prepotenza, una guerra non
dichiarata contro l’islam e la vita secondo il Corano; dall’altro, i
politici cavalcano questo profondo malessere del popolo e strumentalizzano la
religione favorendo gli estremismi. In altre parole, la reazione
anti-occidentale da lungo tempo è guidata e finanziata dai corrotti governi dei
paesi islamici, a volte anche nostri alleati per il petrolio (senza il quale non
potremmo vivere, specie noi italiani che facciamo a meno dell’energia
nucleare!) o, in passato, per la lotta contro il pericolo incombente del
comunismo a livello mondiale. Con effetti negativi, di cui ci rendiamo conto
solo oggi. Ad esempio, visitando negli ultimi tempi i paesi islamici (Bangladesh,
Indonesia, Malesia, Egitto, Siria, Pakistan, ecc.), ovunque ho sentito dire che
i testi scolastici sono di chiara impostazione anti-occidentale; nelle moschee
si fanno discorsi infuocati contro l’Occidente nemico dell’islam; i partiti
dichiaratamente islamici ottengono a volte la maggioranza nelle votazioni; le
scuole coraniche, specie quelle nuove fondate quasi ovunque con i soldi dei
paesi del petrolio (Arabia, Iran, Iraq, Libia), formano i giovani all’idea
della “guerra santa” e del “martirio” per la difesa dell’islam e
mandavano i migliori alunni fra i talebani in Afghanistan per diventare
guerriglieri e martiri dell’islam! Dobbiamo formarci un’idea più realistica del “terrorismo islamico” e capire quali gravi responsabilità hanno, non solo i politici di quei paesi che strumentalizzano la religione, ma anche l’Occidente. La nostra società, materialista e consumista, tutta tesa al progresso economico-tecnico, all’aver sempre di più, è cieca di fronte ai fatti culturali e religiosi: tutto è ricondotto all’economia, della religione non si parla quasi mai, se non per attaccare la Chiesa e l’”invadenza” dei vescovi! Oggi questi popoli profondamente religiosi (in un modo condannabile, ma autentico) ci richiamano alla realtà. Per capire e dialogare con l’islam, occorre ricuperare la fede e la vita cristiana, ma nello stesso tempo sostenere tutti i tentativi di apertura al dialogo con l’Occidente, di riforma e di rinnovamento della tradizione islamica. |