Il 31 agosto è morto in India padre Augusto Colombo, uno dei personaggi più rappresentativi della Chiesa indiana nella difesa e promozione dei “fuori casta” (paria o dalit). Nato a Cantù (Como) nel 1927, sacerdote del Pime nel 1950, era in India dal 1952, uno dei primi missionari della diocesi di Warangal, che nasce nel 1953 col vescovo mons. Alfonso Beretta. In quegli anni, in Andhra Pradesh si registravano conversioni in massa di fuori casta (paria o dalit), che trovavano nel cristianesimo una risposta spirituale ai problemi della vita e una comunità che li liberava dalla schiavitù delle caste. Augusto, mandato a Khammam (oggi diocesi), si rende conto che i dalit, poverissimi e schiavi dei padroni di terre, non avevano nemmeno coscienza della loro miseria, anzi pensavano che, per la legge del “karma”, le sofferenze della vita presente li avrebbero fatti rinascere in una casta.

Se non vengono a scuola restano miserabili”

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I suoi primi imperativi erano il Vangelo e la scuola. Augusto si dedica all’evangelizzazione visitando i villaggi cristiani e non cristiani, dove fonda scuole tra i fuori casta, che allora ne erano totalmente privi. Già a sei-sette anni i bambini lavoravano. Nel mio primo viaggio in India (1964), Augusto mi spiegava di aver fatto un patto con le famiglie dei dalit: se voi mandate i vostri ragazzi a scuola, io vi do quello che essi potrebbero guadagnare andando a lavorare. Una volta al mese, nella missione a Khammam i genitori venivano a ritirare la piccola somma di denaro e il sacchetto di riso e zonna (salsa piccante) per mantenere il ragazzino. Però Augusto non si fidava di maestri e catechisti che mandava a controllare le presenze a scuola. Visitava le scuòle una per una, segnando gli assenti in un quaderno. Quando poi i genitori andavano a ritirare il riso e il denaro, erano dolori! Una sua ramanzina bruciava sulla pelle di quella povera gente che temevano di perdere i favori del missionario. A me poi diceva: “Non capiscono che lo faccio per il bene dei loro bambini. Se non vengono a scuola restano miserabili, debbo ottenere che ci vengano davvero”.

Raccontava che, quando andava dalle autorità dello stato di Andhra ad avvisare che faceva e finanziava scuole nei villaggi dei paria, si sentiva dire: “Li lasci perdere, stanno bene così come sono. Per loro la scuola è inutile”. Invece la storia ha dimostrato che da quelle prime scuolette di fango e paglia è iniziato il cammino di redenzione sociale del popolo dalit (fuori casta).

Lo Spirito Santo in azione come negli Atti degli Apostoli”

Padre Augusto ha fondato tre parrocchie nell’attuale diocesi di Khammam: la stessa Khammam, Banigandlapadu e Suryapet; e in seguito altre due nella diocesi di Warangal: Ghanpur e Karunapuram. Ha composto e disegnato i catechismi per le varie classi di bambini e i testi di spiegazione per i catechisti. Disegni naif molto semplici che illustrano un fatto biblico o evangelico, con una spiegazione in telegu scritta a mano in caratteri grossi: i bambini li colorano, mettono nella pagina accanto i loro pensierini e disegni. Questi quaderni sono così pratici e graditi che li hanno adottati anche le altre diocesi di lingua telegu, oltre a quella di Warangal.

Nell’ultima chiesa parrocchiale da lui costruita, la “cattedrale” di Karunapuram dove Augusto era ancora parroco, le vaste pareti e la cupola grandiosa sono affrescate da un pittore locale con scene dalla Creazione alla Risurrezione di Cristo, e spiegazioni in telegu. Molta gente viene, cristiani e non cristiani, si fermano anche a lungo per ammirare le pitture e leggere le didascalie. Un catechismo illustrato in stile popolare che in 30-35 quadri, grandi e piccoli, racconta la storia della salvezza.

Augusto ricordava volentieri i tempi del suo apostolato itinerante nei villaggi dei fuori casta: “Non esistevano strade né elettricità – mi scriveva in una lettera del 24 agosto 1999. – Si girava di villaggio in villaggio con il carro tirato dai buoi. Una vita randagia, a volte veramente pesante. Ci dedicavamo soprattutto ai fuori casta. Da noi si sentivano accolti e trattati da uomini, pari a noi. Tra loro iniziarono le prime conversioni. Nella diocesi di Warangal, in una quindicina d’anni, dalle quattro parrocchie iniziali se ne svilupparono una decina. Tutto questo contribuì a creare una solida comunità. Sono riconoscente al Signore per avermi chiamato ad essere missionario e mandato a 25 anni a Warangal, proprio quando il cristianesimo esplodeva fra il nostro popolo. Noi missionari eravamo inebriati da questo vento di grazia che gonfiava le vele e di vedere lo Spirito Santo in azione come negli Atti degli Apostoli: battesimi di interi villaggi nelle diocesi di Warangal e di Vijayawada. Ci siamo dati completamente alla missione con grandi sacrifici, lavorando tutto l’anno, sempre disponibili alle richieste della gente”.

Uno stipendio a più di mille donne indiane

In quasi sessant’anni di India padre Colombo ha realizzato una quantità di iniziative per la promozione dei paria: case per i poveri, cooperative di produzione artigianale e di vendita, impegno anche giuridico per difendere le terre dei paria, banche rurali contro la piaga degli usurai, assistenza sanitaria e ai lebbrosi, alfabetizzazione degli adulti, ecc.

Era un vulcano sempre in eruzione, ne inventava una dopo l’altra e, con lettere e circolari molto belle e concrete, trovava i benefattori per finanziare quel che iniziava. Ultimamente aveva circa 6.500 adozioni a distanza nei Centri missionari del Pime di Detroit, Milano e Napoli. All’inizio degli anni sessanta, Augusto inizia a Khammam la “Lody Society” (finanziata da amici lodigiani), che viene sostenuta dagli aiuti del governo americano. In media un vagone ferroviario al giorno carico di riso, grano, burro fuso, latte in polvere, farina di grano, formaggi, zucchero, olio di semi a barili, marmellate e miele, vari tipi di salse, fagioli e altri alimenti. E poi grandi confezioni di medicine di base, stoffe, scarpe, attrezzi agricoli e di lavoro artigianale, vestiti. Nella diocesi di Warangal (che comprendeva le diocesi attuali di Khammam e di Nalgonda) Augusto organizza la distribuzione di questa provvidenza agli affamati e poi, col sistema “Food for Work” (lavoro in cambio di cibo) costruisce centinaia di casette in muratura per i poveri, scava pozzi e canali di irrigazione, scuole, centri sociali nei villaggi, scuole e dispensari medici, cappelle e case parrocchiali. Nasce anche il “Catholic Centre” e la “Lodi Farm”, che sono le pietre angolari della nuova diocesi di Khammam.

Nelle mie visite in India mi ha colpito la “Lodi Farm”, fattoria-scuola dove si insegnavano e sperimentavano le nuove coltivazioni non ancora praticate in India, premiata dal governo indiano. Altra iniziativa che ha avuto fortuna è l’insegnamento, da parte di donne italiane, dell’arte del ricamo, del pizzo (lavori a uncinetto) e dei merletti alle ragazze indiane. Oggi circa 1200 donne lavorano in questa industria che esporta in Italia (la ditta Ratti di Como), Olanda e Stati Uniti, molto apprezzata dal governo. Tante donne guadagnano un buon stipendio fisso: una «rivoluzione femminile» nelle regioni rurali!

Dal 1990 la “Lodi Society”, iniziata nel 1966, è stata riconosciuta dal governo come agenzia ufficiale della diocesi di Warangal per il lavoro sociale. Una delle caratteristiche di Augusto Colombo è stata di lavorare sempre a nome della diocesi e in piena consonanza e obbedienza al vescovo locale. L’ultima volta (2005) che ho visitato le sue molte attività, gli ho chiesto: ”Come fai a mantenere tutto questo complesso di opere e dove trovi chi te le finanzia?”. Risponde: “Mi do molto da fare per informare e ringraziare i benefattori in Italia e Stati Uniti, ma soprattutto mi sono fidato della Provvidenza e ho sempre agito con l’approvazione del mio vescovo. Tutto quello che ho fatto è proprietà della diocesi. Non c’è nulla di mio e nemmeno del Pime. Io inizio e porto avanti le varie attività, trovo i finanziamenti, ma la gestione delle opere e le firme in banca le hanno l’amministratore diocesano e il vescovo. Non ho nessuna responsabilità personale di fronte alle leggi dell’India. Dormo tranquillo anche se a volte abbiamo anche notevoli passivi”.

Anche i paria vanno all’università

Nel 2005 Augusto mi ha portato a vedere “Colombo Nagar”, la “città di Colombo”, poco distante da Hyderabad capitale dell’Andhra, nata attorno al College di ingegneria (“Institute of Technology and Science”), che oggi ha 1.500 studenti e laurea ogni anno 140-150 ingegneri, in cinque specialità diverse. Metà dei posti sono riservati ai paria e ai cattolici, che difficilmente entrano nelle università statali. Attorno a questa università è nata la città di Colombo! Tutto è proprietà della diocesi di Warangal, una delle 12 fondate dal Pime in India e Bangladesh. Dodici anni fa, padre Colombo ha acquistato a Warangal un moderno ospedale appena costruito con 600 letti, che dovrebbero diventare mille. Accanto all’ospedale sta costruendo l’università di medicina, la seconda cattolica in India (la prima a Bangalore). L’ospedale già funziona, ma il riconoscimento statale come università è ancora incerto, per le forti opposizioni che incontra una iniziativa cristiana in questo campo.

In precedenza, Augusto aveva fondato un lebbrosario e tre ospedali e si è dedicato anche ai ciechi, che in India sono un esercito. Da 25 anni ha creato un centro specialistico per i ciechi e tutti gli anni. a gennaio, il prof. Innocente Figini primario oculista dell’ospedale Valduce di Como, con una nutrita schiera di collaboratori, vengono e lavorano si può dire giorno e notte nel centro di padre Colombo a Fatimanagar operando i casi più difficili. Hanno formato giovani medici indiani che sono al servizio del centro oculistico diocesano e operano quattro-cinque cataratte al giorno. Il “Regionale Eye Hospital” (ospedale oculistico) di Warangal organizza ogni anno un campo di lavoro, mandando suoi giovani medici a lavorare con l’équipe medica di Como. Negli ultimi anni padre Augusto ha costruito l’ospedale per la cura dell’Aids, già funzionante nel 2005.

Augusto stato senza dubbio un missionario eccezionale, attivissimo in campo sociale ma anche impegnato nell’attività missionaria, geniale e originale ma sempre obbediente al suo vescovo. Mons. Beretta lo stimava molto e il vescovo attuale, mons. Thumma Bala, ha detto dopo la sua morte: “Uno come lui non lo troveremo più!”. Augusto era un organizzatore e leader di popolo ma anche semplice e umile nel parlare con la gente più povera e meno istruita. L’ho visto parlare con i lebbrosi e gli ammalati di Aids e mentre faceva il catechismo ai bambini (a 78 anni), nella chiesetta di un villaggio vicino a Karunapuram. Non capivo nulla perché parlava telegu, ma vedevo che bambini e bambine stavano attenti, battevano le mani, manifestavano il loro interesse e gioia a quanto Augusto diceva. Mi è venuta in mente la frase di Gesù: “Se non diventerete come bambini….”. Aveva tante doti naturali, ma era anche un uomo di Dio che pregava e aveva ben chiaro che lo scopo della missione è portare Cristo ai popoli. Le sue lettere ciclostilate agli amici sono veramente esemplari. Parlano di soldi, di costruzioni da fare, di iniziative per il popolo da portare avanti, di bilanci finanziari; ma hanno sempre il richiamo al Vangelo, a Cristo, alla Provvidenza che non manca mai.

Padre Gheddo sull’Osservatore Romano (2009)

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