Cristiani perseguitati in Nigeria – Padre Gheddo a Radio Maria

Cari amici di Radio Maria, da diversi anni sulle prime pagine dei giornali ritornano con insistenza le tragiche notizie dei massacri di cristiani compiuti in Nigeria, il più popolato stato africano. E’ raro che, in un paese dell’Africa nera, i cristiani subiscono una persecuzione violenta così prolungata nel tempo. Anche in Sudan si verifica da molti più anni lo stesso fenomeno, là tra popolazioni arabe e musulmane al nord, in Nigeria tra diverse etnie africane; e ultimamente anche in Eritrea si verificano casi di vera persecuzione, qui a causa della dittatura di Afeworki e del suo “Partito del Popolo per la Democrazia e la Giustizia” (cioè comunista), che fa il possibile per opprimere il popolo e abolire ogni forma di democrazia!

La persecuzione sistematica dei cristiani sembra diventare una caratteristica comune del nostro mondo, al di fuori delle aree occidentali e cristianizzate.

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La mia catechesi si svolge in tre punti:

1) La Nigeria e la sua storia: com’è nata e si è sviluppata la Nigeria moderna.

2) Gli scontri tra cristiani e musulmani nel Nord della Nigeria: come e perché avvengono.

3) La Chiesa cattolica in Nigeria è una delle migliori dell’Africa nera.

Primo. Un paese nato male, metà cristiano e metà musulmano

La Nigeria richiama la situazione del Sudan: un Nord Islamico, un Sud animista o cristiano. In Italia il Sudan si conosce meglio, sia perché i comboniani lo evangelizzano da più d’un secolo, sia perché la persecuzione anti-cristiana è iniziata cinquant’anni fa e spesso rimbalza sulle pagine dei giornali o nei telegiornali delle televisioni. La Nigeria in Italia è meno studiata e conosciuta. Vediamo com’è nato questo strano paese, la cui storia antica si perde nella notte dei tempi.

Già dai secoli XI e XII dopo Cristo i musulmani sono scesi dal Nord Africa sotto il deserto del Sahara, arrivando anche nel Nord dell’attuale Nigeria, stabilendovi alcuni loro emirati e convertendo all’islam le popolazioni locali. Nel 1500 i portoghesi hanno fissato nell’isola di Lagos una loro base commerciale e dal 1600 all’inizio del 1800 le coste della Nigeria sono state frequentate dalle navi inglesi, spagnole, francesi e olandesi che compravano gli schiavi neri razziati nell’interno dai musulmani o forniti dai potentati locali agli schiavisti..

Nel 1804 nasce il califfato di Sokoto, città del Nord Nigeria, che diffonde l’islam alle popolazioni locali, cinvertendole o schiavizzandole. Pochi anni dopo, nel 1807, l’Inghilterra abolisce la tratta deli schiavi neri e dalla metà dell’Ottocento le potenze europee si interessano del continente africano per occupare le varie regioni e colonizzarle. E’ il tempo degli esploratori e poi delle conquiste coloniali, mentre in Europa si svolge la campagna anti-schiavista che in pochi decenni annulla del tutto l’importazione di schiavi dall’Africa verso le Americhe.

La data di nascita della Nigeria moderna è il 1861, quando l’isoletta di Lagos, che era un grande mercato schiavista, viene occupata dagli inglesi come base per la campagna anti-schiavista e per l’importazione dei prodotti agricoli locali, fra i quali soprattutto l’olio di palma. La Conferenza di Berlino del 1885 riconosce come zona d’influenza inglese quella che era definita “la costa dell’olio”. Gli inglesi si accordano con i capi tribali per estendere il loro “protettorato” che assicurava commerci sicuri con la madrepatria. All’inizio del Novecento vi è una piccola colonia inglese nell’isola di Lagos e due protettorati al Nord e al Sud. Mentre lo stabilirsi degli inglesi nel Sud nigeriano fu pacifico, nel Nord ci furono aspri combattimenti con alcuni emiri musulmani e per abolire il mercato degli schiavi.

La nascita della Nigeria attuale avviene nel 1914, quando i due protettorati sono uniti sotto un unico governatore e con un’unica amministrazione coloniale. Il territorio è diviso in 22 provincie però continua ad essere governato direttamente dai capi ed emiri indigeni, secondo i loro costumi e leggi tradizionali. A Lagos il governo della colonia era composto da funzionari britannici e capi indigeni. Al tempo della seconda guerra mondiale nasce il nazionalismo nigeriano, con la formazione di alcuni partiti e associazioni che chiedevano l’indipendenza.

Nel 1947 il paese viene dotato di una Costituzione, che divide la Nigeria in tre regioni: settentrionale, occidentale e orientale, concedendo agli africani una partecipazione crescente al governo del paese e ponendo il principio di salvaguardare l’unità del paese. Dopo la seconda guerra mondiale gli intellettuali nigeriani chiedono con forza di avere maggior peso nella gestione degli affari interni del paese, per preparare l’indipendenza. E qui si verifica la spaccatura fra Nord e Sud. Gli emiri del Nord chiedono di rimanere sotto il governo inglese perché temevano il predominio delle popolazioni cristiane del Sud, più evolute di quelle del Nord.

La nuova Costituzione del 1° ottobre 1954 concede maggiori autonomie alle regioni e alla camera federale del Parlamento nazionale bicamerale, ma il 1° ottobre 1960 il paese diventa indipendente. I primi anni dopo l’indipendenza hanno portato alla ribalta le tante difficoltà di creare un’unica Nazione fra popolazioni molto diverse e di diverso grado di sviluppo. Una di queste era la distribuzione dei seggi nella Camera dei rappresentanti (360 seggi) e nel Senato (309 membri) fra le tre regioni, Nord, Ovest ed Est, la prima con gente islamica, la seconda a maggioranza protestante, la terza cattolica.

I seggi erano distribuiti in base al censimento del 1953, con i rappresentanti musulmani più numerosi di quelli cristiani. Il nuovo censimento del 1962, i cui dati erano stati evidentemente manipolati, indicavano un incredibile aumento (dal 1953 al 1962) del 70% dei nigeriani nelle due regioni del Sud e solo il 30% di aumento nel Nord, per cui la maggioranza dei seggi avrebbe dovuto essere dei rappresentanti cristiani. Il Nord protesta, il partito del Nord (NCNC) non riconosce i risultati, chiede e ottiene un nuovo censimento, i cui dati pubblicati nel novembre 1963 rivelano che il Nord aveva 29 milioni e 758.875 abitanti su un totale di 55 milioni 620.268 nigeriani. Anche questo censimento è contestato, ma viene poi dichiarato valido: i rappresentanti del Nord sono maggioritari nelle due sedi dove si discutono e si approvano le leggi, non solo, ma le risorse dello Stato, provenienti in massima parte dai pozzi petroliferi che sono nel Sud, andranno a finire alla gente del Nord1.

Il 15 gennaio 1966 avviene in Nigeria il primo colpo di stato e inizia anche in Nigeria, come in numerosi altri paesi africani, la drammatica sequela dei colpi di stato a ripetizione: sei dal 1960 al 1985 e altri tre negli anni seguenti fino ad oggi.

Nel gennaio 1966 sale al potere il generale John Aguiyi-Ironsi con una lotta sanguinosa tra varie fazioni. Numerosi capi militari e rappresentanti politici vengono uccisi o gettati in prigione. Il paese rimane quasi senza le alte classi dirigenti e precipita in una grave crisi politica. I militari diventano padroni quasi assoluti del potere. Incomincia così una lunga stagione di colpi di stato e di governi militari.

Nel marasma che si è creato, il 30 maggio 1967 tre stati dell’Est nigeriano si ribellano al governo centrale e formano un esercito improvvisato dichiarando la loro indipendenza col nome di “Biafra” e il presidente e generale Emeka Ojukwu. Ne segue una guerra civile particolarmente sanguinosa e il 29 luglio seguente un altro colpo di stato porta al potere in Nigeria il generale Yakubu Gowon, che si affretta a creare dodici nuovi stati della Federazione nigeriana. Da allora inizia la creazione di nuovi stati federati, come rimedio alle divisioni che minacciano spesso l’unità della Nazione, fino ai 36 del 2000 che sono rimasti tali fino ad oggi, con governi democratici, come s’è detto, dal 1999.

La guerra civile del Biafra finisce il 12 gennaio 1970 quando i ribelli si arrendono all’esercito nazionale. E non poteva finire diversamente perché, a parte il sostegno internazionale e la fornitura di armi a chi lottava per l’unità del paese, il territorio del Biafra possedeva il 67% delle ricchezze petrolifere della Nigeria, l’unico vero e sicuro introito in un paese fortemente deficitario in campo economico. Inoltre i militari del governo centrale capivano che se la nascita del Biafra fosse riuscita, molte altre minoranze sarebbero state tentate di dichiararsi indipendenti dalla Nigeria, con un futuro quanto ami incerto per tutti i nigeriani.

La sanguinosissima guerra civile (“la guerra del Biafra”), durata due anni e mezzo, è stata sostenuta da alcune potenze straniere, Francia, Portogallo, Israele e Cina e da alcuni paesi africani che hanno riconosciuto il Biafra: Tanzania, Gabon, Costa d’Avorio e Zambia; e avversata dall’OUA (Organizzazione dell’Unità Africana),da Inghiterra, Stati Uniti, Unione Sovietica e tutti i paesi. Nel 1968 il sostegno internazionale al Biafra è diventato corale fra le associazioni, movimenti, Ong di volontariato internazionale, che vedevano nella ribellione degli Igbo un richiamo alla “resistenza” contro il governo “fascista” di Lagos e una difesa dal genocidio minacciato contro il popolo Igbo.

La guerra del Biafra ha causato da uno a due milioni di morti anche per fame e un milione di profughi fra gli Igbo, nonostante gli aiuti internazionali di cibo e medicine che riuscivano a giungere nel Biafra e al lavoro congiunto della Chiesa cattolica e della Croce rossa per distribuire gli aiuti tutti i bisognosi.

Ma anche questa guerra civile è finita come molte altre in Africa: crudele e spietata mentre si combatte, ma con una generale amnistia e pacificazione al termine del combattimento. Non ha lasciato gli strascichi di odio, violenze, vendette che abbiamo conosciuto in Italia (e le cui conseguenze ci portiamo dietro ancor oggi!), ad esempio, dopo i due anni e mezzo di guerra civile (di liberazione) del 1943-1945. Questo è uno dei tanti valori dei popoli africani: quando si infiammano fanno sfracelli, poi dimenticano in fretta e sono gli uomini più pacifici e cordiali del mondo2.

I numerosi colpi di stato ad opera di militari hanno condizionato la vita della nazione, segnata da un’ultima dittatura spietata, quella del generale Sani Abacha (1993-1998) che reprime ferocemente ogni opposizione, dalla miseria popolare di massa, dall’isolamento internazionale e da un’economia in decadenza, nonostante le enormi ricchezze naturali. Dal 1980 al 2000 il reddito medio annuale per abitante della Nigeria era precipitato da più di mille a 300 dollari!

Durante la dittatura di Sani Abacha si era instaurato un clima di terrore con l’obiettivo di ridurre la popolazione al silenzio. La Nigeria viene esclusa dal Commonwealth e relegata tra i paria della comunità internazionale. A salvarla dall’isolamento più completo è il petrolio, che fa gola a molte potenze occidentali. Il Paese infatti ha riserve di greggio seconde solo a quelle dell’Arabia Saudita, una ricchezza immensa, di cui non beneficia la popolazione, il cui livello di vita è uno dei più bassi al mondo.

Nel 1999 una svolta radicale nella storia nigeriana. Dopo la morte improvvisa e misteriosa di Sani Abacha (1998) sale al potere un civile, Olusegum Obasanjo, che ricostruisce un sistema passabilmente democratico, sopravvissuto fino ad oggi e speriamo anche per il futuro. Il 29 maggio 1999 Obasanjo, yoruba d’origine e cristiano del Sud, diventa presidente della Federazione nigeriana. Con lui arriva ai vertici dello Stato un’etnia esclusa, sin dall’epoca coloniale, dalla gestione del potere politico, ma ricca ed influente. Obasanjo ha però goduto dell’appoggio dell’élite militare del Nord, composta prevalentemente da haussa-fulani, i quali, grazie alla forte gerarchia tradizionale e alla preponderanza nell’esercito, hanno sempre mantenuto saldamente il dominio sull’intera confederazione.

L’ultimo decennio della politica nigeriana è caratterizzato dai governi di Abuja (la nuova capitale dal 1982 posta al centro del paese) che governano secondo leggi democratiche e dalla liberalizzazione politica, che ha permesso alle varie etnie di fondare un loro partito per difendere i propri diritti. La legge prevede l’alternanza al potere di un presidente musulmano e uno cristiano.

Nell’ultimo decennio sono cresciuti la società civile, i partiti politici e i sindacati, la stampa libera e le numerose associazioni e movimenti popolari. Anche l‘economia è migliorata e ora il reddito medio pro capite annuale è di 1.159 dollari. Gli Stati Uniti appoggiano anche finanziariamente i governi nigeriani con l’intento di farne un pilastro democratico che sia di modello e anche il garante della pace in tutta l’Africa occidentale. Aumenta in campo internazionale la reputazione della Nigeria, aumentano gli investimenti stranieri, ma la grande povertà del popolo continua ad essere un problema senza soluzione.

Il censimento del 2006 rivela che i nigeriani superano i 140 milioni, con un tasso di incremento annuale del 2,35% annuale (noi italiani siamo sotto zero!): cioè un incremento di circa tre milioni di individui l’anno! La Nigeria aveva 54 milioni di abitanti nel 1960, 89 milioni nel 1986, 140 milioni nel 2006. Com’è possibile garantire a tutti anche il minimo vitale, quando buona parte del popolo (alfabetizzato al 60%) vive ancora in un’economia di sussistenza? Le principali esportazioni sono il petrolio, il legno delle foreste e vari prodotti agricoli, ma la corruzione amministrativa assorbe una parte notevole di queste entrate!

Un altro primato della Nigeria è di essere, secondo l’Onu, uno dei paesi più corrotti del mondo. Una statistica della Banca Mondiale di pochi anni fa riferiva che i capitali di privati nigeriani all’estero erano di 130 miliardi di dollari, mentre il debito estero del governo nigeriano ammontava a 92 miliardi di dollari. In pratica, la Nigeria non è debitrice verso l’esterno (come risulta dai conti statali), ma creditrice!

Non è facile far funzionare un governo e un parlamento federali in una nazione estesa più di Francia, Italia e Svizzera sommate assieme (923.768 kmq.), con 140 milioni di cittadini, 36 stati federati e poco meno di 400 etnie o sotto-etnie (394 per l’esattezza), in modo che la Nigeria diventi davvero un’unica grande nazione. Ma bisogna spiegare perché le difficoltà che già esistevano nel 1960, anno dell’indipendenza, si sono aggravate negli ultimi tempi, in modo da capire meglio quel che dirò nella seconda parte, cioè i massacri di cristiani che si verificano da una ventina d’anni in Nigeria. Lo vedremo nella seconda parte.

PARTE SECONDA – Come e perchè massacri di cristiani?

Sono stato in Nigeria nel 1985, quando andavo da Roma ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio. L’Alitalia aveva allora uno scalo intermedio a Kano, capitale del Nord Nigeria, durato solo un decennio perché una ditta italiana vi stava costruendo una grande diga. Nei pochi giorni che mi sono fermato a Kano ho potuto visitare la missione cattolica tenuta dalla SMA (Società delle Missioni Africane di Lione) e rendermi conto dei buoni rapporti che esistevano con la maggioranza musulmana. I cristiani erano neri venuti dal sud, la gente del posto hausa e fulani, le etnie arabizzate e islamizzate, ma non avevo avuto notizia di gravi contrasti. I cristiani erano considerati cittadini di serie B e discriminati, ma non perseguitati. Vedremo meglio più avanti quando, come e perché la Nigeria è giunta alla drammatica situazione attuale di una grave frattura fra Nord e Sud del paese.

Quali le cause degli scontri fra Nord e Sud

Oggi la Nigeria vive una situazione altamente drammatica, la frattura fra Nord e Sud del paese, che a volte si manifesta in scontri e anche massacri di cittadini innocenti. Ecco come e perché si è giunti a questo punto:

1) All’origine vi sono le tensioni etniche e religiose tradizionali, fra popoli neri al Sud e popoli arabizzati al Nord. I primi non dimenticano che nei secoli passati i califfi musulmani del Nord li hanno schiavizzati e venduti come schiavi ai mercanti bianchi di carne umana per i lavori pesanti nelle Americhe. Tant’è vero che oggi le etnie ancora animiste si convertono a qualche Chiesa o setta cristiana, non all’islam. Lotte tribali anche al Sud fra diverse etnie cristiane.

2) Nei tempi moderni si è manifestato un diverso grado di sviluppo umano dei due popoli nigeriani: cristiani e animisti del Sud si sono sviluppati attraverso la scuola, le tecniche moderne di produzione, associazioni, gruppi di volontariato, dibattito politico-culturale specialmente fra le élites cittadine, i giovani, le università, i movimenti laicali cattolici e protestanti. Al Nord la scolarizzazione femminile avanza con difficoltà e la vita familiare e sociale è ancora bloccata dalla cultura islamica tradizionale, che non favorisce l’entrata nel mondo moderno. Questo riguarda molti aspetti della vita: libertà di parola e di scelte, matrimonio e famiglia (monogamia e poligamia!), libertà degli individui, dignità della donna non riconosciuta, difficile il lavoro femminile fuori casa, controllo spesso soffocante della comunità islamica. Come possono intendersi e integrarsi popoli che pensano e vivono in modi così diversi?

3) L’inizio della democrazia con Obasanjo nel 1999 suscita grandi speranze al Sud e non pochi malumori al Nord, soprattutto perché il nuovo presidente avvia indagini sulla corruzione e sulla violazione dei diritti umani e quest’ultimo campo riguarda specialmente le abitudini di vita nella parte islamica: matrimoni forzati, violazione dei diritti delle donne, resti di schiavitù ancora presenti, punizioni fisiche per chi sbaglia, in applicazione della “sharia”. Ma allontana anche dal potere alti ufficiali dell’esercito con ambizioni politiche, creando grande malcontento soprattutto presso le popolazioni del Nord.

4) I cristiani del Sud mal sopportano la maggioranza islamica nelle due Assemblee legislative e nell’esercito nazionale, tanto più che negli ultimi tempi alcuni degli stati federati hanno adottato la “sharia”, la legge coranica: prima in 10 stati, poi in 12, con tentativi di applicarla anche ai cristiani negli stati islamici e adottarla a livello nazionale. Le tradizionali tensioni etniche e religiose vengono esasperate dalla povertà, dalle difficili condizioni di vita e dall’introduzione della Sharia, che incontra la ferma opposizione dei cristiani. In alcuni stati, ad esempio quello di Sokoto, la “sharia” è applicata rigidamente: ladri a cui si amputa una mano, adultere condannate alla lapidazione, fustigazioni pubbliche per altri crimini. Fatti di questo genere rimbalzano sulla stampa nazionale e attirano l’esecrazione generale dei cristiani.

5) La Nigeria è l’ottavo produttore mondiale di petrolio ed ha immense riserve petrolifere seconde solo a quelle dell’Arabia Saudita. Le popolazioni del Delta del Niger (in maggioranza cattoliche) sono penalizzate dalle compagnie petrolifere internazionali che agiscono nel loro territorio, senza averne nessun vantaggio o guadagno, poiché tutto il denaro finisce nella voragine del governo nazionale prima di Lagos e adesso di Abuja. Le compagnie petrolifere non si preoccupano molto dei danni ecologici che producono: l’inquinamento dell’acqua, delle terre e dell’aria, che rende difficile la vita, la pesca e l’agricoltura. Questa una delle radici per la “guerra del Biafra” (1967-1970) che mirava alla secessione della regione Est dalla Nigeria. Ma anche dopo la fine della guerra, ancor oggi il delta del Niger è tormentato da movimenti e gruppi ribelli, responsabili di atti terroristici.

I più penalizzati dall’estrazione petrolifera sono gli “ogoni” (500.000 nigeriani), dal cui territorio si estrae circa il 50% di tutto il petrolio nigeriano!

Non ho spazio per raccontare la Via Crucis degli ogoni, che sono davvero “il popolo martire” della nostra civiltà, fondata sul consumo sempre crescente di combustibili fossili, senza i quali, allo stato attuale, tutto si fermerebbe3! Proprio la repressione impietosa delle proteste degli ogoni e l’uccisione dei loro leaders politici da parte del dittatore Sani Abacha, causò nel 1994 l’espulsione della Nigeria dal Commowealth con la conseguente diminuzione degli investimenti stranieri e la decadenza della già asfittica economia nazionale.

Il 12 gennaio 2010, 117 associazioni nigeriane hanno proposto al governo una soluzione per proteggere le foreste del paese e gli abitanti del Delta: lasciare il petrolio sottoterra. La Nigeria è il primo produttore africano di petrolio e sull’estrazione del petrolio si basa l’intera economia del paese. A pagarne il prezzo sono però le popolazioni indigene che perdono il proprio ambiente e vengono costantemente intossicate. Inoltre, l’estrazione del petrolio non è servita da leva di sviluppo per altri settori: le conseguenze della ricchezza del sottosuolo nigeriano hanno portato soltanto alla distruzione di foreste, ad un elevato tasso di inquinamento e a morti per intossicazione.

La democrazia ha esasperato le differenze fra Nord e Sud

L’amministrazione democratica di Obasanjo (1999 – 2007) ha dato una scossa benefica al paese, soprattutto in campo economico (il reddito medio pro capite è salito da 300 a 678 dollari l’anno) e di risveglio della coscienza popolare, ma ha anche aumentato le tensioni e le violenze fra Nord e Sud.

Il fatto che ha suscitato le prime violenze di massa, a cui sono seguite molte altre fino ad oggi, è considerato l’adozione della Legge coranica (la “sharia”) da parte di dodici stati della Federazione nigeriana nel 2000, con l’opposizione dei cristiani e degli animisti abitanti in quegli stati: dai due ai tre mila uccisi nel corso dell’anno. I dodici stati che comprendono tutta la Nigeria a nord della città di Jos sono: Sokoto, Zamfara, Katsina, Kano, Jigawa, Yobe, Borno, Kebbi, Niger, Kaduna, Bauchi, Gomba.

Un secondo fatto molto grave sono state le reazioni violente per l’elezione di Miss Mondo nel 2002, nella capitale Abuja e subito trasferita a Londra, dopo le proteste di militanti islamici che causarono 200 morti. La furia e violenza della protesta era nata prima dell’inizio della manifestazione, soprattutto per gli articoli di alcuni giornali nigeriani, i quali suggerivano maliziosamente che il profeta Maometto, certamente non insensibile al fascino femminile, avrebbe approvato questa elezione di Miss Mondo e avrebbe potuto innamorarsi e prendersi una di quelle belle ragazze.

Affermazione considerata orrenda bestemmia e capace di scatenare l’ira dei fedeli islamici, in una città come Abuja, con circa un milione e mezzo di abitanti, posta al centro del paese, capitale dello stato di Plateau. Il fatto rivela però tutta la sofferenza e la frustrazione dei musulmani nigeriani nel rendersi conto di come le loro convinzioni religiose sono calpestate dal governo, dalla stampa e dalla cultura dominante nella parte meridionale della Nigeria, ormai avviata all’imitazione dei costumi occidentali, considerati “demoniaci” dagli imam musulmani. Evidentemente questi imam non hanno tutti i torti, ma le reazioni di violenza sono, per noi cristiani, altrettanto errate e ispirate dal demonio, che non vuole la pace ma la guerra, mentre Gesù è venuto a portare la pace e il rispetto di ogni creatura umana.

Questo fatto rivela l’abisso religioso-culturale che esiste fra i fedeli del Corano e quelli del Vangelo e quindi anche la radice, come dire, ideale, ideologica, religiosa dei contrasti fra musulmani e cristiani quando convivono nello stesso paese. Ma i vescovi della Nigeria, sia cattolici che protestanti, insistono nel dire quanto l’arcivescovo di Abuja, John Olorunfemi Onaiyekan, ha dichiarato ai microfoni della Vaticana nel gennaio scorso: “La stampa internazionale è portata a dire che sono i cristiani e i musulmani a uccidersi. Ma non è questo il caso, perché non si uccide a causa della religione, ma per rivendicazioni sociali, economiche, tribali, culturali».

Non c’è dubbio che i vescovi hanno ragione. La religione non è la causa prima degli scontri e delle mattanze, altrimenti questi crimini avrebbero dovuto avvenire anche venti o trent’anni fa. Ma negli ultimi anni si ripetono invece con troppa frequenza. Ecco una breve sintesi sommaria dell’ultimo decennio:

2000 – Migliaia di vittime nel Nord Nigeria in scontri fra cristiani e animisti da una parte e musulmani dall’altra, a causa della “sharia” (legge coranica) adottata in dodici stati a maggioranza musulmana, cioè in tutto il Nord Nigeria.

2001 settembre – Scontri fra cristiani e musulmani nella città di Jos, con chiese e moschee incendiate e almeno mille morti.

2002 novembre – Per l’elezione di Miss Mondo, 216 persone uccise in vari tumulti e scontri.

2004 maggio – Centinaia di morti per scontri tra fulani (pastori) e tarok (agricoltori) a Yelva e Kano.

2006 febbraio – 157 morti per scontri fra musulmani e cristiani in seguito alle vignette satiriche su Maometto pubblicate in Danimarca.

2008 novembre – A Jos scontri con circa 700 morti fra gruppi musulmani e cristiani, in seguito ad elezioni locali contestate.

2009 luglio – E’ di oltre 700 morti il bilancio di cinque giorni di combattimenti tra esercito e integralisti della setta “Boko Haram” (vedi sotto), che vogliono estendere la sharia a tutta la Nigeria.

2010 7 gennaio – Una massacro con circa 400-500 morti condotta da gruppi di fanatici musulmani contro gli abitanti, in maggioranza cristiani, del villaggio di Dogo Nahawa a sud di Jos, nella parte centrale del paese, proprio dove gli stati musulmani, in cui vige la sharia, confinano con quelli cristiani e animisti e l’equilibrio fragilissimo della convivenza rischia ogni volta di saltare.

La situazione è particolarmente grave nei dodici stati settentrionali che hanno adottato la legge islamica, dove sono frequenti gli episodi di intolleranza violenta contro chi non accetta la Sharia. Ciò include false accuse di blasfemia nei confronti dell’islam, la demolizione dei luoghi di culto cristiani, il rapimento e la conversione forzata di adolescenti – soprattutto ragazze – all’islam. L’atmosfera di terrore e di violenza che regna negli stati fra Nord e Sud Nigeria fa temere che generi, come in altri paesi africani, ad esempio Ruanda e Burundi in certe epoche della loro storia recente, la psicosi del “mors tua vita mea”che ha portato a veri genocidi. Il presidente della Libia, Muhammar Gheddafi, è giunto a proclamare (17 marzo 2010) che esiste un’unica soluzione, dividere la Nigeria in due stati, il Nord islamico e il Sud cristiano. La proposta è stata subito criticata dai politici e autorità religiose nigeriane e non ha la minima possibilità di essere realizzata, anche dai paesi che estraggono il petrolio nigeriano (Inghilterra, Usa, Francia e Italia con l’ENI e l’Agip).

Ma è facile capire come le popolazioni del sud-est e del nord nigeriano siano esasperate da questa loro impotenza di fronte alle violenze e ai danni che subiscono.

Non si deve però cadere nell’errore di dar la colpa solo alla religione. Nell’ultimo decennio due fattori soprattutto hanno radicalizzato le divergenze secolari:

– la strumentalizzazione politica, cioè partiti, associazioni, gruppi e giornali che soffiano sul fuoco delle diversità culturali e religiose, sia al Sud che al Nord;

– l’ingresso in Nigeria di Al Quaeda attraverso i gruppi di fanatici militanti votati alla “guerra santa” contro l’Occidente e i cristiani, come il “Boko Haram” (“L’istruzione è peccato”) che ritiene “decadenti” le scuole e le università occidentali.

Anche la parte cristiana ha la sua responsabilità per la radicalizzazione delle differenze religiose: la nascita di molte “sette” che si richiamano a Cristo ed a qualche Chiesa storica e si dedicano anche in ambienti islamici ad un proselitismo avventato e non rispettoso dell’uomo. Le Chiese protestanti hanno generato queste sette, che sono un problema in tutta l’Africa. Per loro esiste solo la Bibbia, ma la Parola di Dio, senza autorità sicura, ciascuno la interpreta come vuole.

Il cristianesimo produce sempre una rivoluzione nel mondo pagano. Se il seme cristiano è gettato dai cattolici, crea la Chiesa cattolica, basata non solo sul Libro ma sulla Tradizione e sull’Autorità di Papa e Vescovi. Il seme cristiano seminato nell’humus del protestantesimo genera a volte sette superficialmente cristiane ma con un fondo pagano, molto numerose specialmente in Africa, che provocano i musulmani facendo propaganda e proselitismo. Questo succede in Nigeria, in Algeria, in Marocco e in diversi paesi asiatici (India e Bangladesh ad esempio).

Queste sette cristiane sono viste dai musulmani come un’aggressione alle loro tradizioni. Battezzano e convertono in modi indebiti, a volte con conversioni forzate o strumentalizzando doni e aiuti materiali. Questo urta tremendamente il mondo islamico, che già vive un drammatico conflitto interno sul cosa e come accettare del mondo moderno e cosa rifiutare. La crisi dell’islam oggi è dovuta a queste tensioni interne. La Chiesa cattolica raccomanda il dialogo, l’aiuto fraterno, la preghiera, la testimonianza di carità, mai la provocazione o la violenza anche psicologica.

PARTE TERZA – In Nigeria una delle più vive Chiese d’Africa

Dopo mezzo secolo di visite e di studio delle missioni mi sono convinto di questo fatto: che le comunità cristiane più vive e in aumento sono quelle in vario modo osteggiate o perseguitate. Penso spesso alle Chiese di Vietnam, Cina e India che ho visitato parecchie volte. In Africa penso che le Chiese di Nigeria, Sudan e Angola sono le più vive. In Angola a causa della guerra civile (da poco terminata) e per un governo e regime comunista che dura da quarant’anni, in Nigeria e Sudan per le pressioni e persecuzioni che vengono dalla maggioranza islamica. Non sto facendo nessuna graduatoria, esprimo solo la mia personale e superficiale impressione.

L’arcivescovo di Ibadan, Felix Alaba Adeosin Job, presidente della Conferenza episcopale della Nigeria, il 14 febbraio 2009 ha dichiarato all’Osservatore Romano:

La situazione della Nigeria può apparire difficile al mondo esterno, ma al suo interno rendiamo grazie a Dio per la pace e la tranquillità di cui godiamo. È vero che c’è molta povertà, ma la Chiesa vive un periodo luminoso di crescita. È una crescita nel senso che molte persone sono giunte a conoscere e ad amare Cristo e ad accettarlo come loro Dio”.

Una lunga storia di Vangelo

I popoli della Nigeria incontrarono il cristianesimo alla fine del 1400, quando il re del Benin ricevette il battesimo dai missionari portoghesi (1491), ma quell’inizio di Vangelo non ebbe seguito. Nel 1646 l’inizio di una missione dei Cappuccini sulle coste, presto abbandonata a causa del clima impossibile.

I primi missionari cristiani furono gli anglicani nel 1840 e nel 1861 un missionario italiano della SMA (Società Missioni Africane), nata nel 1856 a Lione, padre Francesco Borghero apre una missione a Lagos e poi altre missioni sulle coste nigeriane (Abiokuta, Ibadan e Oyo). Nel 1870 viene eretto il vicariato apostolico. Sono i missionari della SMA e le loro suore “Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli” che hanno fondato la Chiesa nella Nigeria occidentale. Poco dopo, nel 1885, i padri dello Spirito Santo (Spiritani) dal Gabon iniziano la missione ad Onitsha nella Nigeria orientale. I primi sacerdoti nigeriani sono del 1929, mentre nel 1950 viene eretta la gerarchia episcopale in Nigeria e il primo vescovo nigeriano e mons. Domenico Ignazio Ekandem del 1953 (1917-1976), il vescovo e cardinale dal 1976 che fondò la “Società Missionaria di San Paolo”.

Nel 1800 la Nigeria era chiamata “il cimitero dei bianchi”, la malaria mieteva rapidamente le sue vittime fra i bianchi non abituati dall’infanzia come i neri. Nel cimitero dei missionari e delle suore di Ibadan e in quello di Asaba, scorrendo le date di nascita e di morte risulta che tre quarti dei missionari e delle suore irlandesi dell’Ottocento morivano in età inferiore ai trent’anni. Erano totalmente sprovveduti di fronte a malattie che non conoscevano. Quando seppero che la malaria viene da una puntura della zanzara anofele, costruirono case a due piani con le stanze da letto al secondo piano, poiché le zanzare non volano sopra i 3-4 metri.

La Chiesa in Nigeria, secondo l’Annuario statistico della Santa Sede4, nel 2006 aveva 20 milioni 957.000 battezzati (su un totale di 158 milioni di cattolici in Africa), con 4.162 sacerdoti diocesani e 806 sacerdoti religiosi e missionari stranieri, 4.465 suore e 31.410 catechisti e 2.435 parrocchie.

La Chiesa nigeriana ha circa 3.200 seminaristi nei seminari maggiori. Nel solo seminario di Enugu i chierici di filosofia e teologia sono più di 600: è ritenuto il maggior seminario del mondo5. In proporzione al numero dei battezzati, la Chiesa italiana dovrebbe averne 9.000 (invece ne ha meno di 1.000!). La Conferenza episcopale di Nigeria ha celebrato nel febbraio 2010 la sua riunione annuale e nel comunicato finale si legge: Oggi, grazie a Dio, la Chiesa in Nigeria è costituita da 9 sedi metropolitane, 41 diocesi e 2 vicariati. Nel 1950 non vi era un solo vescovo nigeriano, oggi, su 64 vescovi, solo due sono non nigeriani”.

Non esistono cifre precise su quanti sono i fedeli dell’islam e delle varie Chiese, fra l’altro perché negli ultimi censimenti à stata omessa la dichiarazione della religione dei cittadini, per evitare rivendicazioni a scapito della laicità costituzionale del paese. Alcuni valutano la popolazione nigeriana divisa a metà fra musulmani e cattolici, nel senso che gli “animisti” che rimangono (circa il 10%) si convertono a Cristo. Comunque, in Nigeria la fede è molto viva e partecipata. L’arcivescovo di Abuja, in una recente intervista ha dichiarato: “I nostri cristiani lo sono di fatto, cioè praticano. Quelli che si dichiarano cristiani e la domenica non vanno in chiesa sono minoritari”. Dichiarazione molto provocatoria per noi italiani, quando nella nostra Italia, i cattolici alle Messe domenicali non sono più del 20-25% dei battezzati! Nella diocesi d’Awka (635.595 cattolici su un milione e 300.000 abitanti), come pure nell’Arcidiocesi di Onitsha (1,5 milioni di cattolici su 2,5 milioni di abitanti), vengono ordinati almeno venticinque sacerdoti ogni anno. Alcune diocesi mandano i propri sacerdoti in missione, soprattutto in Angola, Costa d’Avorio e in altri paesi africani. Secondo una statistica del 2001, 39 Congregazioni maschili e 55 femminili (oggi sono di più), si sono stabilite in varie diocesi, alla ricerca di vocazioni e collaborano attivamente nella missione e nelle attività sociali e caritative.

Importanza delle scuole cristiane

Nel 1970, dopo la fine della “guerra del Biafra”, il governo voleva rafforzare l’unità del paese e fra l’altro si responsabilizzò del sistema scolastico, togliendo ogni sussidio alle scuole missionarie e fondando numerose scuole statali. Il danno alle missioni fu gravissimo, molte scuole dovettero chiudere e vennero requisite dal governo. Ma anche il sistema scolastico nazionale ebbe un crollo, non essendoci ancora insegnanti e dirigenti scolastici preparati per gestire quella pesante eredità. Padre D. O’Sullivan scriveva nel 19746:

La nazionalizzazione delle scuole rappresentò per la Chiesa una batosta ancor peggiore dell’espulsione di 300 preti e 200 suore stranieri… Fin dall’inizio del Novecento la scuola ha rappresentato per la missione il primo strumento di evangelizzazione e di promozione umana. La scuola, i suoi dirigenti e insegnanti (preti, suore o fratelli), comunicavano la fede con l’educazione. I catecumeni adulti erano collegati con la scuola, gli insegnanti erano catechisti nel tempo libero. In molti villaggi la scuola era la chiesa; nella scuola veniva celebrata la Messa e amministrati i Sacramenti. Con un tratto di penna, tutto questo è finito, la Chiesa non controllava più le scuole”.

Infatti in quegli anni la Chiesa locale attraversò un periodo di crisi. Anche in Nigeria, paese profondamente influenzato dal laicismo inglese, la classe dirigente del Sud, formata in buona da cristiani battezzati ed educati nelle scuole missionarie (protestanti o cattoliche), si orientò verso una laicità nella vita pubblica, intesa non solo come distinzione fra Stato e Chiesa, ma come laicismo e marginalizzazione della religione cristiana in scuole, giornali, cultura.

Ma è proprio vero che Dio sa trarre il bene anche dal male. La Chiesa, privata quasi del tutto del suo principale strumento di evangelizzazione, si impegnò totalmente nell’opera di formazione di cristiani istruiti e convinti, capaci di assumersi le loro responsabilità nel corpo ecclesiale e nella società. Ad esempio, il cardinal Francis Arinze, dagli anni settanta ai novanta arcivescovo di Onitsha, è stato il primo che ha preso varie iniziative per la formazione biblica, teologica, pastorale e missionaria dei catechisti e dei laici adulti, insistendo sul concetto che la fede è il maggior dono che abbiamo ricevuto da Dio e dobbiamo portarlo, annunziarlo ad altri.

In quest’opera di crescita del laicato cattolico, grande importanza hanno i cosiddetti “movimenti” ecclesiali moderni, soprattutto quelli di provenienza inglese e americana: “Marriage Encounter”, “The Christian Family Movement”, “The Family Rosary Crusade”, “Legione di Maria” e altri7 per i giovani, le donne, ecc.

Le scuole cristiane hanno poi potuto riprendersi e sono ancor oggi fiorenti, come ha detto mons. John Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, in un’intervista a Marialaura Conte della rivista “Oasis” (16 marzo 2009):

“In Nigeria operano numerose scuole cattoliche. La situazione era particolarmente favorevole ad esse prima degli anni ’70, quando lo Stato lasciava spazio e sosteneva iniziative in questo senso promosse da missionari sia cattolici che protestanti. Poi, con il denaro del petrolio, il governo ha smesso di collaborare in questo ambito con i cristiani, ha costruito numerose scuole statali e non ha più finanziato le scuole di matrice religiosa, cristiana o musulmana che fosse. Ciò ha comportato un aggravio dei costi per la gestione delle scuole “private”, che tuttavia hanno continuato a funzionare, pur con delle rette per gli studenti più elevate e oggi sono ancora le migliori. Tanto che anche uomini del Governo, musulmani compresi, le scelgono per i propri figli. La nostra linea per quanto riguarda l’educazione è che la scuola cattolica è aperta a tutti, ma se un musulmano sceglie di iscriverci suo figlio, deve essere disposto ad accettare tutti i nostri insegnamenti, compreso l’insegnamento della religione cattolica. Noi non facciamo passi indietro sulla nostra identità”.

Il dialogo ecumenico e con i musulmani

La seconda Chiesa cristiana in Nigeria è quella anglicana, che così si presenta: “La  Chiesa, divisa in 10 Province, è numericamente la più consistente della Comunione Anglicana dopo quella d’Inghilterra e conta, secondo “Anglican-mainstream”, circa 17,5 milioni di  fedeli. La Chiesa di Nigeria non prevede l’ordinazione delle donne (neanche al diaconato); ritiene l’omosessualità un peccato incompatibile con le Sacre Scritture e ha dichiarato danneggiata la comunione con l’ECUSA (cioè la “Episcopal Church in the United States of America”) e con la Chiesa del Canada o almeno con chi ne approva le posizioni nei confronti dell’omosessualità”8.

Dopo la storica Chiesa anglicana, ci sono migliaia di altre Chiese o sette, queste ultime soprannominate “mushroom churches” (chiese-fungo) perché nascono come funghi. Soltanto quelle registrate ufficialmente come enti religiosi sono più di 6500, creano molta confusione e danno un’immagine non positiva del cristianesimo. Le religioni tradizionali sono ancora molto vive, specialmente nelle zone rurali, dove in sostanza, ogni villaggio ha la sua “religione” basata quasi sempre sul culto degli antenati e degli spiriti buoni o cattivi.

Le Chiese anglicana e protestanti hanno svolto e svolgono un ottimo lavoro di missione e di evangelizzazione, specialmente in campo educativo. Esserappresentato più della metà dei cristiani di Nigeria. Secondo alcune statistiche, i cristiani sarebbero il 50% dei nigeriani, 10% gli animisti e il 40% i musulmani.

Ma quel che conta soprattutto è che il popolo nigeriano, come tutti quelli del continente africano è profondamente religioso e le divisioni, diciamo, teologiche e giuridiche non dovrebbero ostacolare o impedire il rispetto vicendevole, anzi favorire la collaborazione per la costruzione di un paese più giusto e più vivibile per tutti. Questa la linea e le direttive dei vescovi nigeriani e delle autorità ecclesiali anglicane e protestanti. In Nigeria si capisce, meglio che altrove nel mondo, l’importanza del ”dialogo” ecumenico e interreligioso.

Fra i cristiani delle varie Chiese non ci sono mai stati gravi motivi di divisioni nella vita quotidiana e pubblica. Ci sono frequenti consultazioni e decisioni comuni e fra l’altro cattolici e anglicani (che rappresentano circa il 38% dei nigeriani) c’è un progressivo avvicinamento, da quando la Chiesa anglicana di Nigeria ha rotto la comunione con le altre Chiese anglicane che ammettono al sacerdozio e persino all’episcopato le donne e gli omosessuali. La Costituzione di Benedetto XVI “Anglicanorum coetibus” (4 novembre 2009) è stata richiesta al Papa da gruppi anglicani.

L’incontro e dialogo fra i cristiani e l’islam nigeriano ha fatto buoni passi in avanti a livello governativo con l’istituzione del “Consiglio per gli Affari religiosi”, composto da 25 personalità musulmane e 25 cristiane e a livello religioso locale ci sono gruppi di dialogo. Non di dialogo teologico, ma di collaborazione per migliorare i rapporti fra i credenti e la vita civile in Nigeria.

C’è pure un buon rapporto tra l’”Ordine Supremo del Consiglio per gli Affari islamici”, presieduto dal sultano Sokoto, e l’”Associazione dei Cristiani di Nigeria, di cui la Chiesa cattolica è solo una parte. In questi incontri, all’inizio i partecipanti recitavano due preghiere, una cristiana e una musulmana sia all’inizio che alla fine. Ora invece hanno deciso di fare una sola preghiera all’inizio e una alla fine, rispettivamente cristiana e musulmana, o viceversa. Questo fatto non significa “Pregare assieme”, ma che la preghiera abbraccia tutti. Il cristiano o musulmano, quando prega, prega per tutti.


Questo segno religioso di collaborazione traduce in programmi concreti su questioni brucianti, programmi condivisi a favore del bene comune: la battaglia contro l’Aids o contro la malaria, o le iniziative diverse per ridurre la mortalità delle donne a causa al parto. Quando cristiani e musulmani si trovano di fronte ai bisogni fondamentali dell’uomo, le differenze quasi vengono meno.

La promozione del dialogo non significa illudersi che risolva i problemi e le violenze che si manifestano oggi in Nigeria e in altre parti del mondo dove cristiani e musulmani vivono nello stesso paese. Significa solo creare uno spirito di comprensione, di rispetto, di aiuto tra i fedeli delle due religioni, come preparazione ad un’autentica fraternità, che va chiesta con la preghiera a Dio.

Ad un giornalista che gli chiedeva: “Cosa può imparare la vecchia Europa dalla vostra esperienza, da questo stile di convivenza interreligiosa così come lei l’ha descritto?”, l’arcivescovo di Abuja, mons. John Olorunfemi Onaiyekan, ha così risposto:

L’Europa deve decidersi a capire quanto sia importante la religione per i suoi cittadini. In Nigeria la religione è ritenuta una risorsa che sa aiutare gli uomini a vivere bene. Oggi sono sempre più numerosi gli immigrati di religione diversa che arrivano anche dalla Nigeria in Europa. Ebbene: i paesi meta dell’emigrazione non possono rimuovere il problema religioso, cancellarlo, come se non fosse ammesso come bagaglio di chi arriva. Devono essere consapevoli dell’importanza che hanno la fede e l’appartenenza a una specifica tradizione religiosa per chi lascia la propria casa per cercare un futuro. Chi arriva da lontano, se non trova qualcuno che lo guardi in faccia e comprenda la sua ricerca e il bisogno di un appoggio, si sentirà doppiamente emarginato. Lo dico anche pensando alle comunità cristiane e parrocchie europee”.

1 Questa ricostruzione è fatta sulla base del volume di T. Falola e M. Heaton, “A History of Nigeria”, Cambridge University Press 2008, pagg. 164.172.

2 Vedi il volume citato alla nota 1 alle pagg. 175-180 sulla “guerra civile del Biafra”.

3 Si veda il volume citato “A History of Nigeria” alle pagg. 230-233.

4 “Annuarium Statisticum Ecclesiae 2006”, Libreria Editrice Vaticana 2007., pag. 35.

5 Veronica Anusionwu, “The Role of the Laity in missionary Activity of the Church in Igboland of Nigeria: a historical and pastoral Approach”, Tesi di Missiologia, Pontificia Università Urbaniana, Roma 1994, pag. 60.

6 D. O’Sullivan, “The Church in Iboland in 1974”, in “Cameroon Panorama”, 1974, pag. 12.

7 Vedi il volume di Veronica Anusionwu già citato a pag. 245 segg.

8 Infatti, nell’elenco ufficiale delle Chiese anglicane “in comunione con la Comunione anglicana”, che possono partecipare alle Conferenze di Lambeth, non esiste più la Chiesa anglicana di Nigeria.

Padre Gheddo a Radio Maria (2010)

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