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1° gennaio 2017

Caro Padre Piero Gheddo,

Sono un prete “Fidei Donum” di una diocesi italiana e lavoro come missionario nel Brasile da 48 anni, dei quali 35 qui in Mato Grosso dove ho avuto la gioia di fondare due nuove parrocchie. Il padre Luiz Miranda, missionario del Pime, é venuto  a trovarmi, perchè preparo alcuni giovani che spero possano entrare nel cammino di formazione del Pime; e mi há portato dall’Italia il libro “Piero Gheddo: inviato speciale ai confini della FEDE” della EMI. Desideravo averlo, perché ho sempre letto i suoi articoli su Mondo e Missione. Diffondo ogni anno 40 abbonamenti a Mundo e Missão, che distribuisco gratis ai giovani catechisti, universitari, insegnanti. Ho visto che lei é stato uno dei fondatori. Sono  e continuo ad essere un suo discepolo. Ho letto il suo libro: fará molto bene e continuo anche a leggere i suoi articoli sul suo Blog. Mi aiutano nel mio cammino missionario.

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Le ho gia scritto altre volte che soffro per causa di Papa Francesco. Ho l’impressione che stia dividendo la Chiesa, dando schiaffi a chi lavora e carezze a chi é contro il Vangelo (riceve la Bonino, telefonava a Pannella, interviste a Repubblica di Scalfari); sempre denuncia i preti pedofili, ma quelli che sono fuori della Chiesa e del Vangelo sono sulla strada giusta e non hanno bisogno di conversione? Un prete della mia diocesi che ha lasciato il sacerdozio é stato ricevuto a pranzo dal Papa con sua moglie Sono cose che fanno pensare. A me fa del bene leggere le biografie dei Missionari, il Beato Clemente Vismara, pe. Damiano l’Apostolo dei lebbrosi, Marcelo Candia, Madre Teresa di Calcuttá (prezioso il Capitolo su lei nel suo libro), pe. Charles de Foucauld e altri. Ho l’impressione che Papa Francesco stia mettendo fuori quei Vescovi che non condividono le sue idee. Se volesse avere consiglieri qualificati dovrebbe scegliere i Presidenti delle Conferenze Episcopali di ogni Continente e non solo os bajuladores. Mi piacerebbe andasse a visitare una casa di missionari anziani che hanno dato la vita per il Vangelo di Gesu Cristo, piuttosto che andare in un negozio a comprare un paio di scarpe. Suore missionarie si sono sentite offese quando ha detto che ci sono suore che sono zitelle, in portoghese solteironas che é piú offensivo. Anche l’appoggio indiscriminato ai Migranti, fa pensare: il Mediterraneo  che diventa un cimitero, le vittime del terrorismo sono anche causate da un certo buonismo.

Con poche persone parlo di queste cose: prego e soffro, alcuni sacerdoti piú anziani di me, sono tormentati nella fede per gli atteggiamenti di Papa Francisco ed anche preti giovani che me ne parlano, sono smarriti. Io sono riservato, parlo con pochi preti di fiducia di queste cose, ma la sofferenza è reciproca. Mi scusi questa lunga lamentela che affido anche alla sua preghiera. Prego per lei perché possa continuare ad illuminare la vita della Chiesa. La Redemptoris Missio, alla quale lei ha collaborato direttamente, l’ho letta e meditata varie volte e sempre mi fa del bene.

Mi raccomando alle sue preghiere,

pe. Anselmo.

Carissimo pe. Anselmo,

grazie della tua Mail e delle buone notizie che mi dai riguardo a Mundo e Missào e ai giovani che potrebbero entrare nel Pime. Grazie a te per tutto quel che fai per Gesù Cristo e la Chiesa nel Mato Grosso, uno stato molto difficile, l’ho visitato dove lavorano i missionari del Pime.  Ecco una mia risposta in tre punti:

       1)  “Lo Spirito Santo c’è davvero!”

L’11 febbraio 2013 Benedetto XVI annunzia la sua rinunzia al Pontificato per il 28 febbraio. Subito si scatenano previsioni catastrofiche sul futuro della Chiesa: il Papa non riesce a controllare la Curia vaticana per gli scandali e dà le dimissioni. Un importante giornale romano scriveva: “Può essere l’inizio di una decadenza della religione cattolica, che ormai nei nostri paesi evoluti sopravvive con difficoltà”. Giornali e televisioni vivono di scandali, di denunzie, di processi.  Non crediamo a tutto quel che scrivono, a volte vere calunnie; ignorano la vita soprannaturale, secondo l’ideologia laicista che infetta tutta la civiltà cristiana europea.

Il 12 gennaio 2017, il card. Angelo Bagnasco, Presidente delle Conferenze episcopali europee, ha parlato al Parlamento europeo, dicendo che “la Chiesa crede nell’Unione Europea, ma i nostri popoli hanno bisogno di più religione, hanno bisogno di Dio….. Se la politica ignora la dimensione religiosa dell’uomo, è una politica miope, che si distacca sempre più dalla vita vera dei popoli europei …. La religione cristiana ha un contributo tutto suo da offrire per la costruzione della città dell’uomo”. Ottimo intervento, che porta il discorso su Papa Francesco sul piano della missione, dell’evangelizzazione, che ai mass media interessa poco o nulla. Ripeto: non crediamo a tutto quel che scrivono i giornali, anche quelli della rete web.

Ritorno a Benedetto XVI, che dall’11 febbraio 2013 (quando diventò Papa dimissionario) all’11 marzo, lui e la sua blaterata Curia riescono, in un mese!, a convocare i 115 cardinali elettori da ogni parte del mondo, gran parte dei quali si sono incontrati per la prima volta. L’11 marzo si apre il Conclave, il 13 marzo è eletto al quinto scrutinio il Vescovo di Roma e Vicario di Cristo in terra, l’arcivescovo di Buenos Aires, card. Giorgio Mario Bergoglio, che  non era considerato tra i papabili. Il “Corriere della Sera”, ad esempio, pubblicava un paginone con i 16 cardinali fra i quali sarebbe stato scelto il nuovo Papa. Il card. Bergoglio non era tra i 16. Per spiegare la sua elezione i ragionamenti umani non bastano.

Ricordo  quando nell’ultimo giorno del Concilio Vaticano II (7 dicembre 1965) è stato votato il Decreto “Ad Gentes”, con 2.394 noti favorevoli e solo 5 contrari, dopo un contrastato e fortemente contestato percorso (si veda il mio libro “Missione senza se e senza ma – L’Ad Gentes dal Vaticano II a Papa Francesco – Prefazione di Sandro Magister, Emi 2013, pagg.254, Euro, 14). Il card. Pietro Gregorio Agagianian, Prefetto di Propaganda Fide e Presidente della Commissione per l’Ad Gentes (della quale ero “perito”, nominato da Giovanni XXIII), esclamava: “Lo Spirito Santo c’è davvero!”. Lo stesso si può dire per l’elezione del card. Bergoglio a 265° successore di San Pietro.

Dalla fine del 1700, quando tre Papi, Pio VI-VII-VIII, resistettero eroicamente a Napoleone, la Chiesa ha avuto tutti Pontefici adattissimi al loro tempo, che hanno portato il Vescovo di Roma e Vicario di Cristo in terra, dalla previsione di Voltaire che ne prevedeva l’estinzione in una decina d’anni, ad essere oggi la personalità e l’autorità etico-morale più importante del mondo intero. Possibile che con Papa Francesco lo Spirito Santo si sia dimenticato di intervenire?  La fede ci dice che, come spesso capita nel cammino millenario del gregge di Cristo, oggi lo Spirito vuole, col primo Papa latino-americano, rinnovare e ringiovanire la Chiesa. Io lo credo per fede, ma la storia dimostra la verità di quanto sto dicendo.

     2)  Francesco, il Papa che viene dalle missioni.

Lo Spirito Santo ha preso Jorge Mario Bergoglio “dalla fine del mondo” e l’ha portato ad essere il vescovo di  Roma, il centro nelle nostre antiche Chiese d’Europa, quasi come una sfida al nostro modo di concepire la parrocchia, la pastorale e la vita cristiana. La svolta radicale che il Papa argentino sta dando, specialmente col suo esempio, alla Chiesa è la missione universale, la passione missionaria di annunziare Cristo alle sterminate schiere di quelli che ancora lo attendono (ad gentes!) e di altri che non credono più. Lui stesso è il modello di pastorale e di vita cristiana delle missioni, dove nasce la Chiesa e dove lo Spirito soffia forte e compie le meraviglie che leggiamo negli Atti degli Apostoli. Oggi la maggioranza dei cattolici e dei cristiani vivono nel Sud del mondo e anche l’America Latina, dopo 500 anni dall’inizio, sta ancora vivendo in gran parte il tempo del “primo annunzio di Cristo”. Il tempo delle missioni. Nel 1900, nell’America del Sud vi erano 160 diocesi, oggi sono più di 500. L’Amazzonia brasiliana (estesa 14 volte l’Italia!) nel 1900 aveva due sole diocesi, Belem e Manaus, oggi sono più di 50.

Dall’inizio del 1500, gli Ordini religiosi (Francescani, Domenicani, Gesuiti, ecc.)  hanno fondato la Chiesa in America Latina con i “missionari itineranti”, battezzando e dando nomi cristiani a tutti, lasciando la pratica del Battesimo, le devozioni a Gesù, Maria, il Santo protettore. Le parrocchie con sacerdoti residenti erano soprattutto nelle regioni abitate dai colonizzatori. All’inizio del 1900 arrivano le Congregazioni moderne, specialmente i Salesiani: nel 1992 a Santo Domingo, il superiore generale dei Salesiani, di cui ero ospite, mi diceva che avevano in America Latina 82 vescovi e 4 cardinali! Dopo il 1945 arrivano gli Istituti missionari inviati da un appello di  Pio XII, che nel 1955 fonda il Celam (con segretario il vescovo Helder Camara!); e poi i preti “Fidei Donum”, dopo l’enciclica omonima dello stesso Pontefice (1957). In America Latina (ho visitato quasi tutti i paesi più volte), i Fidei Donum italiani (del Seminario per l’America Latina di Verona) erano presenti ovunque (in Nicaragua, Salvador, Guatemala, Uruguay, Argentina, Paraguay, Cile, Perù, Ecuador, Messico, Brasile, Colombia, ecc.) e hanno fatto molto per aiutare le diocesi esistenti e fondarne altre.

Dopo il 1945 arrivano in America Latina i movimenti laicali e di vita consacrata: Cursillos, Legione di Maria, Opus Dei, Scout cattolici, Movimenti familiari e per la Vita (nord-americani), Focolarini, Neo-Catecumenali, CL, ecc. Soprattutto i Pentecostali cattolici e anche la “Teologia della Liberazione”, che oggi Papa Francesco sta realizzando, liberandola dalle contiguità con il marxismo e i gruppi rivoluzionari violenti. E’ l’eterna giovinezza della Chiesa, per opera dello Spirito, che è “il protagonista di tutta la missione ecclesiale: la sua opera rifulge eminentemente nella missione ad gentes, come appare nella Chiesa primitiva (Atti, 10, 15, 16ss.)” (Redemptoris Missio, n. 21).

La vita ecclesiale e cristiana, come la vive Papa Francesco, è tutta impostata per la missione. Questo implica una tensione molto forte tra centro e periferia, tra la parrocchia e il quartiere. Si deve uscire da se stessi, andare verso la periferia non solo territoriale ma esistenziale, verso gli ultimi, i non credenti e non praticanti, ecc. “Se la Chiesa si chiude in se stessa, diventa autoreferenziale e si ammala, invecchia. È vero che uscendo per strada, possono capitare degli incidenti. Però, tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima”. Così Francesco fin dai primi giorni del suo Pontificato.

Non entro nel merito di questi “incidenti”, che suscitano ”dubbi”, resistenze, contrarietà. Tutto va sempre inquadrato in una visione storica, per capire quanto la Chiesa di Cristo è cambiata, incarnandosi nei vari tempi e culture, per portare a tutti la salvezza in Cristo Gesù. I “Lefevriani” non accettano il Concilio Vaticano II (1962-1965) e si rifanno al Vaticano I (1869-1870)  e al Concilio di Trento (1545-1563). E perché non al Concilio di Firenze (1439) o al primo di Nicea (325) dei 21 Concili della Chiesa cattolica?

Gesù ha detto agli Apostoli queste parole fondamentali per capire Papa Francesco: “Molte altre cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Giov. 16, 12 segg.). Lo Spirito fa comprendere le parole di Cristo, che l’uomo non riesce mai a penetrare in modo esauriente, ma che a poco a poco si rivelano alla Chiesa. Non esiste alcuna comprensione autentica della Rivelazione cristiana al di fuori della Chiesa guidata dallo Spirito Santo, che rimarrà sempre con Pietro e i vescovi, per illuminarli di come la Parola di Cristo va  interpretata e applicata nei vari tempi storici.

Moltissime cose che oggi dobbiamo affrontare, ai tempi di Cristo non erano nemmeno pensabili. Tutti noi, credenti in Cristo, siamo impegnati, per la nostra fede,  ad amare e seguire Papa Francesco e ad accompagnarlo con la preghiera, la carità e la “tensione missionaria” verso gli ultimi, i lontani, le pecorelle smarrite.

      3)  Francesco: “Voglio una Chiesa tutta missionaria”

San Paolo, nel capitolo I della Lettera ai Romani, descrive la situazione degli uomini senza Cristo in termini radicalmente negativi e di aperta condanna. Così altre Lettere degli Apostoli e negli Atti. 2000 anni dopo, nel Decreto “Nostra Aetate” del Vaticano II  (n. 2) si legge: “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che,  in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini”.

Fra i 16 documenti del Vaticano II, il più breve e il più rivoluzionario è la “Nostra Aetate”: le religioni non cristiane diventano da nemiche di Cristo a preparazione per l’incontro con Cristo.  Nel 1977 ho fatto un lungo viaggio attraverso tutta l’India, parlando con numerosi vescovi (per chiedere se approvavano che il Pime accettasse vocazioni indiane; e ne erano contenti e parecchi entusiasti). Sul dialogo con l’Induismo, dicevano che il Papa crede ai missiologi e teologi, che non sono vissuti in India ed erano in genere contrari o fortemente dubbiosi. Adesso la Chiesa dell’India ha accettato pienamente questa novità e ne sperimenta in concreto il valore.

In due millenni di vita, la Chiesa ha compreso sempre più profondamente il Vangelo ed è cambiata radicalmente. Ad esempio, l’Inquisizione, durata alcuni secoli, portava a violenze contro l’uomo, condanne a morte, torture, carcere duro per gli eretici che sostenevano le loro idee. Come mai questo? Perché prevaleva il principio che la fede va difesa con tutti i mezzi. Poi la storia e la riflessione biblico-teologica hanno portato a capire il valore sommo, assoluto della singola persona umana e che il Vangelo condanna ogni violenza contro l’uomo.

Così pure il principio della libertà di religione o di non religione. Il Decreto del Vaticano II “Dignitatis humanae” riconosce ad ogni singola persona il diritto di non subire alcuna coercizione nel professare un credo religioso. Con il “Sillabo” del 1864, il Beato Pio IX condannava la tesi sulla libertà religiosa dell’uomo. Un secolo dopo,  il Vaticano II la ritiene giusta, cioè secondo l’insegnamento di Gesù. Per questo il cristianesimo è una religione dinamica, che si adatta ai tempi, pur rimanendo ben ferme e immutabili le verità di fede. Se la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo (che non dorme mai, non va mai in vacanza né in pensione), e noi tutti ci crediamo, è impossibile che sia in modo diverso..

Papa Francesco non convoca alcun Concilio, sta riformando la Chiesa col suo esempio e i suoi discorsi e scritti, specialmente con l’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, la gioia del Vangelo (24 novembre 2013), definita “il manifesto programmatico del suo Pontificato” o anche “il manifesto missionario di Francesco”. Il primo Capitolo chiede “La trasformazione missionaria della Chiesa”, come dice il titolo. Ecco il n. 27: «Sogno una scelta missionaria, capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia».

Papa Francesco parla spesso dei poveri e degli ultimi, ma prima viene la fede. Nella Evangelii Gaudium scrive: “L’evangelizzazione è la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma « per attrazione» (n.  14). E afferma: “Bisogna non perdere la tensione per l’annunzio a coloro che stanno lontani da Cristo, perché questo è il compito primo della Chiesa. L’attività missionaria rappresenta, ancor oggi, la massima sfida per la Chiesa… L’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa” (n. 15).

Parole molto forti e contro corrente rispetto alla cultura dominante nella Chiesa oggi. Il giovane parroco di Calenzano (Firenze), don Paolo Cioni, col quale ho vissuto un mese (estate 2014), mi diceva: “Le nostre parrocchie sono diventate delle Ong impegnate nel sociale, che lanciano appelli per aiuti ai poveri, ai perseguitati, ai disoccupati e impegnano i fedeli in queste opere e aiuti. Tutto bene, ma si dimentica spesso che il compito primo di noi preti e della Chiesa è di natura religiosa: portare Dio agli uomini e gli uomini a Dio, attraverso la fede, la preghiera, i Sacramenti, la lotta contro il peccato personale, ecc. Se seguiamo tutte le emergenze, le povertà, le ingiustizie umane, non diciamo più con chiarezza e forza che l’uomo e la società umana hanno bisogno anzitutto di Dio, di Gesù Cristo”.

Se non si legge la “Evangelii Gaudium”, non si capisce Papa Francesco e si rischia di dare giudizi basandosi su quel che scrivono giornali o siti internet. L’ultimo documento missionario della Chiesa è la Redemptoris Missio. 15 anni dopo l’Ad Gentes del Vaticano II (1965-1990), San Giovanni Paolo II ha riscritto il Decreto conciliare aggiornandolo alle nuove situazioni che la Chiesa deve affrontare. La Evangelii Gaudium non è un testo di insegnamento sistematico dell’Ad Gentes, ma un inno, un’esplosione di gioia per i messaggeri del Vangelo.

Francesco è animato dalla passione missionaria, vuole convertire il mondo a Cristo: inizia l’Anno giubilare della Misericordia di Dio, apre migliaia di porte delle chiese in ogni continente, invita tutti ad entrarvi, per gustare la dolcezza e la tenerezza del Padre nostro che sta nei Cieli e del Figlio suo Gesù Cristo, morto in Croce e risorto per salvare tutti gli uomini. All’inizio del terzo millennio, il Vescovo di Roma si preoccupa giustamente di riformare la Chiesa richiamando lo scopo primario che Cristo le ha affidato: evangelizzare e ri-evangelizzare tutti gli uomini, cioè trasmettere anzitutto la fede.

Perchè non ha parole sui “valori irrinunziabili” della fede? Non li afferma e non li nega. Ma prima viene la fede, poi seguirà la morale! San Francesco di Sales, nel suo Teotimo (o Trattato dell’Amore di Dio), nel tempo dei Giansenisti (rigoristi, il 1600) scriveva: “Nella santa Chiesa tutto appartiene all’amore, vive per amore, si fa per amore, viene dall’amore”. E poi la famosa massima: “Si prendono più mosche con una goccia di miele, che con un barile di aceto”.

Papa Francesco non si mette mai contro chi si oppone al cristianesimo, alla Chiesa. Stimola i fedeli ad essere “tutti missionari” (a volte in termini un po’ rudi, lui che parla a braccio! “Dovete dare tutto per Gesù e il Vangelo, voi non date tutto!”); denunzia le persecuzioni , ma non giudica i persecutori, non vuole “guerre di religione”! Per combattere il terrorismo di matrice islamica non ci vuole la guerra, ma “il Dialogo”. Sul DIALOGO, che è una novità del Vaticano II e di Paolo VI, pubblicherò prossimamente un altro Blog: “Papa Francesco e la missione del dialogo”.

Padre Gheddo sul Blog (2017)

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