Ho incontrato Chiara – Padre Gheddo su Forma Sororum

Quando suor Maria Manuela delle Clarisse di Città della Pieve (Perugia) mi ha chiesto un breve articolo sul mio incontro con Chiara, la prima reazione è stata di dire (ed è vero!) che in questo periodo sono troppo occupato per prendere altri impegni. Poi ho pensato che santa Chiara e le sue figlie Clarisse e Clarisse cappuccine mi hanno dato molto e quindi è mio dovere testimoniare quel che ho ricevuto.
Ecco perchè scrivo. Semplicemente per dire grazie al Signore, datore di ogni bene, e a tutte le sorelle per gli incontri personali e altri significativi per lettera e telefono, che abbiamo avuto; veramente tanti che non riesco nemmeno a ricordare tutti i conventi che riconoscono santa Chiara come Madre: Milano, Genova e Genova-Righi, Correggio (Reggio Emilia), Lovere (Bergamo), Roma, Firenze, Sarzana (La Spezia), Leivì (Genova), Savona, Sassari, Moncalieri (Torino), Venezia, Brescia, Assisi (Perugia), Città della Pieve (Perugia), Terni, Urbino, Boves (Cuneo), ecc. Chiedo scusa per i conventi e le sorelle che non ricordo in questo momento.
Quel che mi avete dato, care figlie di santa Chiara, l’ho capito frequentando alcuni dei conventi che ho ricordato e vivendo tre giorni con le Clarisse cappuccine di Genova-Righi, che mi hanno invitato a tenere loro una “tre giorni” in preparazione alla festa dell’11 agosto 2002. Ricordo bene la vostra semplicità e povertà di vita, la spontaneità dell’accoglienza fraterna, l’interesse, l’amore e la preghiera per le missioni e i missionari. Ogni volta che entro in un convento di claustrali ringrazio il Signore e mi commuovo perchè penso che voi rappresentate un segno forte di quello che la vostra vita esprime: la preghiera, la contemplazione, la consacrazione totale all’amore del Signore Gesù. Come mi scriveva una giovane Clarissa: “Sono entrata in convento per ‘piacere a Gesù'”.
Bella questa formula: è la sintesi della vostra vita benedetta. Se qualche volta vi sorge il dubbio che voi avete scarso significato per la salvezza dell’umanità, sappiate che questa è una tentazione del demonio: ringraziate il Signore perchè vi ha chiamate alla clausura “per piacere a Lui” e siate fedeli alla vostra vocazione. Vivetela con gioia. Due i motivi:
1) La missione della Chiesa è opera dello Spirito Santo (“Protagonista della missione”, Redemptoris Missio, capitolo III). Noi, uomini e donne, siamo nulla e dovremmo ripetere ogni giorno quel che Madre Teresa diceva al card. Giovanni Colombo, che nel 1977 la riceveva nel suo studio a Milano ringraziandola e lodandola per la sua testimonianza: “Io sono nulla e prego il Signore di non distruggere quello che Lui fa”.
2) La vostra presenza nel mondo ha l’efficacia che le dà lo Spirito, i risultati li vede soltanto Lui. Non non vediamo e non sappiamo nulla, ma ci fidiamo dello Spirito che ci ha chiamati. A volte qualche confratello mi dice: non scrivere tanti libri, la gente non legge più. Io rispondo: scrivo perchè i superiori mi hanno incaricato di questo e prego il Signore che dei miei libri e articoli faccia Lui quel che vuole. Se sono utili a qualcuno, Deo gratias! Se sono inutili, pazienza, lo so che non valgo nulla, ma la mia intenzione è retta.
Studiando un po’ santa Chiara mi hanno colpito diverse sue intuizioni ed espressioni. Le tengo care e le cito quando posso nei miei scritti. “La via seguita da Francesco d’Assisi fu semplicemente la via dell’amore ardente e appassionato per Gesù crocifisso”. Questa fu anche la vita di Chiara: una corsa piena di passione alla sequela di Cristo, sorretta da un amore che le brucia il cuore, come essa insegna alle sue figlie: “Bisogna tanto amare l’amore che ci tanto amate”.
A 18 anni Chiara fugge di casa per seguire Francesco nella via della povertà e della santità; poi dice ai parenti che è scappata di casa “per meritare di unirsi con il grande Re… per possedere Cristo”. Anche voi, care sorelle, avete preso la stessa decisione eroica e fatto lo stesso gesto provocatorio: avete capito e lo dite con le vostre persone, che solo Gesù conta nella vita! Ecco perchè vi ammiro, vi ammiriamo moltissimo!
Anni dopo, Papa Gregorio IX chiede a santa Chiara: “Come fate a vivere in questa terribile povertà?”. Francesco era già morto e il Papa non comanda a Chiara di addolcire lo stato di povertà in cui vivono lei e le sue figlie, ma le dice che lui, come Papa, può scioglierla dal voto della povertà assoluta. La santa risponde: “Padre santo, liberatemi dai miei peccati, non dal privilegio della santissima povertà”. Che insegnamento per tutti!
Sorelle care, lo so benissimo, perchè lo sperimento in me stesso, che un conto è l’ideale luminoso che noi vogliamo seguire e un conto è la nostra piccola e debole vita quotidiana, che spesso ci appare così distante da quel grado di santità che ha avuto santa Chiara. Non importa. Non lasciamoci scoraggiare né intristire dalle nostre miserie, dalla nostre debolezze, dai nostri peccati: la prima croce che dobbiamo portare è questa! L’importante è che ci sia in noi, e si mantenga vivo, forte, entusiasta, il desiderio autentico di “unirci con il grande Re, di possedere Cristo”.
Chiara non ha una visione sistematica e particolareggiata della vita spirituale, della vita religiosa: per lei si tratta solo di vivere ogni momento col Signore Gesù, di amarlo, pregarlo, imitarlo con una relazione di amore come fra due persone, a cui bisogna essere fedeli. La vita di Chiara si sviluppa secondo il dinamismo dell’amore, lontano da ogni schematismo, giuridismo, formalismo, fariseismo.
E’ l'”avventura dell’amore” in cui gettarsi totalmente: l’avventura dell’amore! Anche questa è una bella espressione che esprime la vostra vita. Ecco il pensiero che a volte mi commuove: pensa, Piero, mi dico, tu conosci decine e decine di Clarisse, che seguendo santa Chiara si sono innamorate di Gesù, hanno lasciato tutto per consacrare la loro vita all’Amore. E prego perchè il Signore vi mantenga fedeli alla vostra vocazione e si degni di mettere anche me su questa via, anche se vivo una vita molto diversa dalla vostra, quella del giornalista, dispersa, distratta, superficiale. Ma dobbiamo conservare nel profondo del nostro cuore la “cella dell’amore” a Dio e al suo Figlio Gesù Cristo.
E’ l’amore ad una persona, Gesù uomo-Dio: non è l’amore ad un sistema, ad una ideologia, ad una verità astratta, ma alla persona di Cristo che ha dato la sua vita per me. Ecco perchè, care sorelle, questo amore ci rinnova, deve rinnovarci ogni giorno della vita: perchè Gesù non è un uomo qualunque che invecchia, si ammala, cambia carattere, tradisce, ecc. E’ Dio, uomo-Dio!
Quando ci svegliamo al mattino e quando ci addormentiamo alla sera, il primo e l’ultimo pensiero sono di amore per Lui che ci ha chiamati, ci vuol bene, ci protegge, ci guida, ci consola. Veramente la vita terrena, se vissuta con Gesù, è un’anticipazione della vita celeste. Ci auguriamo a vicenda, e preghiamo affinchè sia per tutti noi questa esperienza entusiasmante.
Ecco i sentimenti che mi vengono in mente quando penso a voi tutte. Ancora vi ringrazio e vi ricordo al Signore. Lo so che anche voi pregate per me e per i missionari tutti. Grazie e ciao a tutte. Il vostro fratello in Gesù Cristo

padre Piero Gheddo,
missionario del Pime, Roma-Milano
Padre Gheddo su “Forma Sororum” delle Clarisse italiane, 2003

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