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vietnamNelle pagine culturali di ieri (28-IV-2005) “Il Corriere della Sera” pubblica alcune brevi interviste di giornalisti e opinionisti che si dichiarano delusi e pentiti di aver sostenuto la parte sbagliata nella guerra del Vietnam. Trent’anni dopo, meglio tardi che mai. Anche Tiziano Terzani, il grande “esperto” dell’Asia (così almeno è ricordato), che aveva faziosamente e focosamente sostenuto i vietcong del Vietnam (suo il libro “Giai Phong” sulla liberazione di Saigon), prima di morire aveva espresso rincrescimento per questo suo abbaglio.

   Scrivo solo per ricordare che negli anni sessanta e settanta il quotidiano cattolico “Avvenire” (fino al 1968 “L’Italia”), non ha seguito la moda ideologica corrente: ha spesso documentato, con corrispondenze dal Vietnam, che i supposti “liberatori” erano nuovi e peggiori oppressori. E questo si poteva già conoscere (oltre che nel programma dei liberatori) nelle regioni “liberate” da vietcong e forze armate nord-vietnamite, da cui il popolo fuggiva in massa a rischio della vita (dopo il 1975 un milione e più di “boat people”). Ma la grande maggioranza dei giornalisti non si sognava nemmeno di sobbarcarsi a viaggi pericolosi per andare in quei luoghi, anche perché, come mi diceva un collega a Saigon nel 1973: “Se anche vedessi che le cose stanno come tu dici, sul mio giornale non potrei scriverlo” (un giornale laico non comunista!).

   La lunga guerra del Vietnam è stata per l’Italia un momento di esaltazione ideologica: manifestazioni, convegni, articoli, scuole e università, tutto era orientato a sostenere i “liberatori”, chi diceva il contrario era “un fascista”. Anche in campo cattolico l’ubriacatura era dominante: a rileggere oggi i ritagli di settimanali e mensili cattolici, vengono i brividi.  Sembrava che il “socialismo” (cioè il comunismo) fosse “l’unica speranza dei poveri”!

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   Alcuni degli intervistati dal “Corsera”, pur riconoscendo di aver sbagliato, portano motivazioni risibili. Erri De Luca ha partecipato a “un’infinità di manifestazioni” sul Vietnam e dice che “erano giuste. I vietnamiti hanno conquistato la libertà. Se ora vogliono fare i capitalisti lo facciano, tutta l’Asia sta diventando capitalista”. Capito? Trent’anni dopo, col Vietnam schiavizzato da un “Partito comunista” di tipo staliniano, lo sbaglio è che “i vietnamiti ora vogliono fare i capitalisti”: la libertà l’hanno già conquistata nel 1975! Ma la perla più grottesca è quella di Giorgio Bocca: “A trent’anni da allora, il Vietnam che aspira al modello consumistico dimostra il fallimento universale sia del comunismo che del cattolicesimo”. Fallimento “universale” del cattolicesimo? E perché mai, caro Bocca, quando il cristianesimo nel Vietnam “liberato” non solo non conta nulla, ma è stato ed è ferocemente perseguitato in vescovi, preti e credenti come “nemico del popolo”. E questi sarebbero gli “opinionisti” che vanno per la maggiore nei giornali “laici”?
Piero Gheddo
Avvenire – aprile 2005

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