Il padre pilota: Panizzo Giuseppe – Padre Gheddo su Missionari del Pime

“Tutti ti ricorderemo per il tuo grande sorriso che, con i tuoi occhi limpidi, toccava il cuore di chi ti conosceva”. Così uno dei 33 nipoti ha espresso l’ammirazione di tutti gli altri per lo zio missionario padre Giuseppe, nel funerale celebrato a Breda di Piave (Treviso) il 29 aprile 1994. Nessuno di noi che l’abbiamo conosciuto può dimenticarlo. Aveva grandi qualità umane e un forte afflato spirituale: cordiale, sorridente, accogliente, entusiasta della vocazione missionaria, sapeva suscitare lo stesso entusiasmo nei giovani come animatore missionario. Negli anni in cui è stato al Centro missionario Pime di Milano (1978-1983) ha orientato e portato al Pime non pochi giovani che oggi sono missionari, e ragazze alle Missionarie dell’Immacolata (le sorelle del Pime), anch’esse disperse nelle missioni.

    Ho cari ricordi di lui, ne racconto uno. Negli anni ottanta in estate alcuni di noi missionari andavamo nella casa del Pime a Genova-Nervi per un po’ di vacanza e fare giornate missionarie nelle parrocchie della Riviera ligure. Avremmo voluto andare anche nella grande Rapallo (Genova), ma l’autorevole e imperioso prevosto, mons. Daneri, ci aveva negato quella possibilità. Una volta, era venuto a Genova anche Panizzo e dice: “Vado io a trovarlo”. Chi c’era già stato diceva: “Vai pure ma è inutile”. Non so cosa ha detto e fatto, ma da quell’anno lo scorbutico Daneri (cuore buono in una scorza ruvida), ha aperto le porte ai missionari e per molti anni ci ospitava nella sua parrocchia per la giornata missionaria (14 prediche con raccolta di aiuti per le missioni) e una grande mostra missionaria di vendita libri e oggetti d’artigianato del terzo mondo. Giuseppe vi portava i giovani e ragazze che lo seguivano ed era uno spettacolo vederli all’opera nel grande salone parrocchiale per la mostra.     

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     Gli amici di Giuseppe erano tanti ovunque è stato. Non si poteva non volergli bene. Ho poi scritto la sua biografia (“Padre pilota”, Emi 1995,  due edizioni) e mi sono riletto le sue lettere alla famiglia e i documenti su di lui contenuti nell’Archivio generale del Pime a Roma. Caro Giuseppe, non hai avuto un cammino facile! Aveva studiato nei seminari del Pime in Italia, ma per la teologia lo mandano negli Stati Uniti, dove prende il diploma di pilota d’aereo. Consacrato sacerdote a Treviso nel 1967 ritorna negli Stati Uniti come animatore vocazionale e nel 1978-1983 a Milano con lo stesso compito. Finalmente, eccolo nella diocesi di Parintins in Amazzonia, dove c’è andato dagli Stati Uniti guidando il suo Cessna anfibio, sorvolando i Caraibi e la foresta amazzonica. Durante il viaggio durato cinque giorni e notti, in un  aeroporto gli rubano il computer di bordo, col quale faceva i calcoli per volare sicuro! E in volo la batteria dell’aereo non carica più, il pilota automatico è fermo! Panizzo mi raccontava: “Pregavo intensamente e intanto pensavo: gli angeli mi accompagnano! Mi è andata bene. Isolato in cielo con sotto solo foresta e qualche fiume, mi sono orientato con la bussola e ho spento tutti gli interruttori per non consumare corrente. In silenzio e con tutto spento sono passato sopra la Guyana ex-inglese e arrivo a Boa Vista in Amazzonia. Che ore quelle cinque di isolamento totale! Potevo precipitare nella foresta e nessuno l‘avrebbe saputo perché avevo perso il contatto radio!”. Avventure di questo tipo glie ne sono capitate parecchie!                          

     Giunto a Parintins nel 1983, è parroco a Barreirinha e con l’aereo, diceva, “ho trasportato il vescovo e tutti i padri, le suore, i catechisti e gli ammalati gravi da ricoverare in ospedale, risparmiando giornate e giornate di viaggio in barca a motore”. La fama del padre pilota varca gli oceani e mons. Bonivento lo chiede per la sua grande diocesi, anche questa quasi senza strade, con montagne e foreste a perdita d’occhio. Giuseppe ci va con coraggio e per sei mesi svolge il suo compito mentre apprende una nuova lingua. Il 20 aprile 1994 un temporale con venti furiosi sbilancia il piccolo e leggero aereo e lo fa precipitare in foresta. I suoi resti e degli altri passeggeri saranno ricuperati qualche giorno dopo. Scrivendo a Mamma Teresa per comunicarle la ferale notizia, mons. Cesare Bonivento ha scritto: “Era un santo prete. Ora è in Paradiso, e molto in alto perché, da buon aviatore, anche nella spiritualità mirava sempre in alto”.

Padre Gheddo su Missionari del Pime (2009)

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