La famiglia cristiana oggi – Padre Gheddo su Radio Maria

Cari amici di Radio Maria, questa sera vi parlo della famiglia cristiana, il tema portato alla ribalta dell’attualità dal VII° Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano (30 maggio – 3 giugno 2012), solennizzato dalla presenza del Papa per tre giorni nella capitale lombarda e con più d’un milione di fedeli alla Santa Messa di domenica 3 giugno al Parco Nord di Milano a Bresso, provenienti da circa 150 paesi.

Gli Incontri mondiali delle famiglie cristiane sono stati inventati da Giovanni Paolo II col primo Incontro del 1994 e si ripetono ogni tre anni: quello prima che a Milano si è svolto a Città del Messico nel 2009 e il prossimo avverrà a Filadelfia negli Stati Uniti nel 2015. Perché queste avvenimenti di grande richiamo popolare e mass mediatico sulla famiglia? Non si tratta solo di incontri di preghiera ma di manifestazioni popolari, incontri tra famiglie da ogni parte del mondo, testimonianze e poi anche approfondimenti culturali e teologico pastorali com’è avvenuto a Milano sul tema: “La Famiglia: il lavoro e la festa”. La Chiesa crea le occasioni per richiamare a tutti il valore sociale e anche economico della famiglia e proporre il modello della Famiglia cristiana, secondo l’esempio raccontato dal Vangelo e della Sacra Famiglia di Nazareth.

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In Italia e in Europa, lo sappiamo tutti, i popoli cristiani attraversano una crisi profonda, che non è solo economica, politica, sociale e culturale, ma anzitutto una crisi delle famiglie, perché la famiglia tutti lo ammettono, è la cellula fondamentale della società. Senza famiglia non esiste più nulla di umano, perché ogni essere umano ha bisogno di un padre e una madre che lo facciano crescere, lo educhino, lo formino per essere cittadino onesto e fedele di una società, uno stato. Purtroppo queste cose le sanno e le dicono tutti, ma poi nell’attenzione dell’opinione pubblica e quindi anche nella politica, la famiglia viene sempre messa dopo tutto il resto.

Ecco perché la Chiesa si impegna a sostenere la famiglia. E questa sera Radio Maria vuol dare il suo contributo a questo. La mia catechesi si svolge in tre punti:

  1. La famiglia cristiana secondo il Vangelo e la Tradizione.
  2. Difficoltà e rimedi per le famiglie cristiane nel mondo d’oggi.
  3. La famiglia cristiana dia il buon esempio: fate molti figli.

I) La famiglia cristiana secondo il Vangelo e la Tradizione

Il disegno di Dio sulla famiglia umana è chiaro: Dio, dopo aver creato il cosmo, crea la terra e la popola di animali terrestri, di pesci, di uccelli, poi crea la creatura umana col soffio dello Spirito Santo, “a sua immagine e somiglianza” e la Bibbia dice: “Li creò maschio e femmina” e diede loro il comando: “Crescete e moltiplicatevi”. Il matrimonio e la famiglia sono all’origine dell’umanità. Secondo la fede cristiana non sono costruzioni dell’uomo, della storia, della cultura umana, dell’evoluzione naturale, ma vengono da Dio Creatore.

Dio è amore e ha creato l’uomo e la donna per dare continuità al genere umano attraverso l’amore tra uomo e donna. La Chiesa ancor oggi ripete questa “bella notizia” che è oscurata dalle nebbie delle varie ideologie e dai costumi corrotti di ogni epoca.

La bella notizia è questa: Dio è all’origine della singola persona umana ed è all’origine del matrimonio e della famiglia. La Chiesa ha sempre insegnato, e Giovanni Paolo II scrive nella “Centesimus Annus”, che la famiglia è la prima e fondamentale struttura a favore del “capitale sociale”. Cioè la società si fonda sulla famiglia, che è il soggetto primario della comunità civile ed ecclesiale, a servizio delle persone per la loro crescita morale, civile e religiosa.

La famiglia viene prima dello Stato, prima delle leggi, prima della politica e dell’economia, persino prima della Chiesa. Non si tratta solo di un prima “temporale”, ma di un prima ”ontologico”: la famiglia è alla base della società perché genera le persone, provvede ai loro bisogni primari, alla loro educazione e socializzazione. Se non ci fosse la famiglia non ci sarebbe nemmeno lo Stato. Quindi, in forza del principio di sussidiarietà, lo Stato deve aiutare le famiglie nel loro compito primario di preparare cittadini onesti, equilibrati, altruisti, rispettosi delle leggi, inseriti nella società e nel bene comune del paese in cui vivono, ecc. Lo Stato aiuta le famiglie e l’educazione dei figli è anzitutto compito della famiglia.

Ecco quello che le dittature di qualsiasi colore, e le mentalità stataliste, non capiscono: mettono lo stato prima delle persone e della famiglia, mentre prima viene la persona, la famiglia e poi lo stato, che è al loro servizio. Nelle dittature comunista, nazista (e in parte anche fascista), il bambino era dello stato lo educava spesso sottraendolo alla famiglia.

Ma anche la cultura moderna, dopo aver solennemente dichiarato “la morte di Dio”, invece di riconoscere che Dio è ancora ben presente fra i popoli, oggi fa di tutto per causare “la morte della famiglia naturale”. Superfluo richiamare le storture che si verificano anche nella società e nella politica in Italia, che tutti conosciamo: divorzi e aborti, instabilità della famiglia, isolamento degli anziani, convivenza senza matrimonio e senza figli, matrimoni fra i gay che chiedono gli stessi diritti del matrimonio fra uomo e donna.

I tre fondamenti della famiglia cristiana

Quali sono i fondamenti della famiglia cristiana? Sono tre: Dio al centro della vita familiare e protagonista della vocazione al matrimonio, l’amore tra uomo e donna che è una vera consacrazione della vita “per sempre” e l’apertura della famiglia agli altri, ai poveri, alla società, alla Chiesa, a tutto il mondo.

1) Alla base della famiglia cristiana c’è Dio, la chiamata di Dio al matrimonio, l’aiuto di Dio, la fede e la fiducia in Dio e nella sua Provvidenza, la preghiera in comune per crescere assieme anche spiritualmente.

Il matrimonio cristiano è una vocazione, una chiamata di Dio alla vita matrimoniale. Dio guida tutta la nostra vita e indica a ciascuno la sua via, il matrimonio o la verginità consacrata a Dio o ad altri compiti nella società (ad esempio la vocazione al sacerdozio). Il fidanzamento è il periodo di preparazione al matrimonio, come il catecumenato è il periodo di preparazione al battesimo di un adulto. Il Sacramento del matrimonio è la consacrazione di due vite l’una per l’altro e Dio dà agli sposi le grazie speciali di cui hanno bisogno e poi li segue tutta la vita.

Questo, cari amici di Radio Maria è il concetto cristiano della famiglia. Perché un matrimonio riesca bene, con gli sposi deve sempre esserci Dio. Come per un prete. Se il prete è innamorato di Cristo e unito alla sua Chiesa,il sacerdozio è bello, dà gioia ed entusiasmo al prete stesso e a tutti quelli che lo avvicinano; altrimenti il sacerdozio diventa un peso, il prete non è più contento della scelta che ha fatto.

Ecco perché per gli sposi è indispensabile fondare il loro amore sulla preghiera e anche la preghiera in comune. Quando due vite sono consacrate al matrimonio, alla famiglia e fondate sull’amore condiviso a Gesù Cristo, gli sposi diventano santi attraverso il loro amore e l’adempimento della loro missione di genitori. Non è solo un patto di amore di fronte alla società e allo stato, è un passo che corrisponde alla chiamata di Dio.

Una volta si diceva: “La famiglia che prega unita rimane unita”. Credo che questo valga ancor oggi, anzi specialmente oggi, quando la società moderna tende a chiuderci ciascuno nel suo privato. Gli sposi cristiani debbono condividere i loro sentimenti religiosi, il loro amore a Cristo, la frequenza alla Chiesa e ai Sacramenti, la preghiera quotidiana.

Bisogna riprendere la pratica del Rosario serale in famiglia alla sera, venti minuti tutte le sere tra i due sposi con i figli. Non importa se qualche sera non si può, ma quando c’è l’impegno, fin da quando i bambini sono piccoli, poi si va avanti; ma se non c’è una decisione e un’abitudine, assieme non si prega più. Bisogna dare anche a loro il messaggio che la preghiera è più importante della televisione!

Per la Chiesa il matrimonio è un “Sacramento”, cioè segno sensibile ed efficace della grazia di Dio: il matrimonio cristiano non è solo un atto pubblico di fronte allo stato e alla società, ma un atto di consacrazione cristiana alla vocazione e vita matrimoniale, che Dio benedice e sostiene col suo aiuto. Chi si sposa nella Chiesa cattolica riceve particolari grazie dal Signore per poter vivere bene l’amore coniugale e le finalità della nuova famiglia, tra cui l’educazione dei figli. I coniugi debbono, come persone, maturare insieme nella fede, nella preghiera e nella vita cristiana per poter rafforzare le basi spirituali e morali della famiglia.

2) Il fondamento divino e umano da cui nasce la famiglia è l’amore fra uomo e donna, creati l’uno per l’altra, perché dalla gioia del loro amore nascano i figli. Cos’è l’amore? Gesù dice: “Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” (Giov. 15, 13); e ancora: “Da questo sapranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri” (Giov. 13, 35). Gli sposi si amano “nella buona e nella cattiva sorte”, pronti a dare la vita per il coniuge. Non l’amore sentimentale delle canzonette, non il capriccio o la ricerca del piacere, ma la consacrazione della propria vita al coniuge, ai figli, alla famiglia.

Il matrimonio cristiano è la “consacrazione della vita”: esige “il dono reciproco e totale, cioè per sempre”. Quindi il matrimonio è dev’essere un patto di amore unico e indissolubile, per garantire la stabilità e la continuità della famiglia, il rapporto di amore e di educazione dei figli. Però non persegue solo questi ideali terreni, ma cerca di realizzare quell’anticipo di Paradiso che è la “gioia piena” assicurata da Gesù a chi lo segue, pur fra prove e sofferenze, come scrive San Paolo: “Malgrado tutte le tribolazioni e sofferenze, Dio mi riempie di gioia e di consolazioni” (2Cor. 7, 4).

Però non c’è vero amore senza la croce. Ogni famiglia è segnata dalle prove che richiedono rinunzia, accettazione, umiltà, sopportazione… L’amore si prova nella sofferenza per l’altro e riceve in premio la gioia di aiutarlo, di vederlo felice. Padre Cesare Pesce del Pime, 54 anni in Bangladesh, diceva (1): “Il missionario è tale se vive non per far felice se stesso, ma per far felici gli altri; quando gli altri sono contenti, è contento anche lui”. Una volta una mamma mi diceva che suo figlio era andato in America mandato dalla sua ditta e non lo vedeva più da quasi un anno. Le ho chiesto se era contenta e mi ha risposto: “Mio figlio mi assicura che lui è contento del suo lavoro e se è contento lui, sono contenta anch’io”.

La vita cristiana è e dev’essere se vissuta secondo la volontà di Dio, gioia, felicità. La croce non ha senso in quanto croce, ma, se portata con amore, dona gioia: il cristiano porta con amore la sua croce (la vita matrimoniale a volte è anche questo), perché sa che ha la grazia e l’aiuto di Dio e quindi la gioia del vivere.

Nella Santa Messa al Parco Nord di Milano, la domenica del 3 giugno scorso, il Papa ha detto: Cari sposi, nel vivere il matrimonio voi non vi donate qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera. E il vostro amore è fecondo innanzitutto per voi stessi, perché desiderate e realizzate il bene l’uno dell’altro, sperimentando la gioia del ricevere e del dare. È fecondo poi nella procreazione, generosa e responsabile, dei figli, nella cura premurosa per essi e nell’educazione attenta e sapiente. È fecondo infine per la società, perché il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali, come il rispetto delle persone, la gratuità, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà… Cari sposi, abbiate cura dei vostri figli e trasmettete loro le ragioni del vivere, la forza della fede, prospettando loro mete alte e sostenendoli nelle fragilità”.

3) La famiglia cristiana non è chiusa in se stessa, ma aperta agli altri, specie ai più piccoli e poveri bisognosi di affetto e di aiuto e a tutto il mondo.

All’interno del matrimonio, l’amore condiviso a Cristo e tra marito e moglie e con i loro figli, si riversa anche all’esterno, ai figli e ai parenti e conoscenti e poi a tutto il prossimo, dai più vicini ai più lontani. Per la “comunione dei santi” le buone azioni che compiamo, le preghiere che diciamo hanno un’efficacia esemplare e salvifica per tutta la Chiesa. Ecco perchè la famiglia cristiana, specialmente oggi, dev’essere una famiglia non chiusa nei propri affetti e interessi o nei propri egoismi, ma una famiglia aperta agli altri e a tutto il mondo.

Nell’enciclica “Familiaris Consortio” (1981) Giovanni Paolo II scrive (n. 64): “La famiglia cristiana, animata e sostenuta dal nuovo comandamento dell’amore, vive l’accoglienza, il rispetto, il servizio verso ogni uomo, considerato sempre nella sua dignità di persone e di figlio di Dio”.

In altre parole, gli sposi e la loro famiglia non sono solo una cellula Chiesa (una “piccola Chiesa” o una “Chiesa domestica” come si diceva una volta), ma una cellula della società e del mondo intero, quindi deve essere aperta e tutte le necessità dei fratelli e delle sorelle. Il tema è molto vasto e si può svolgere su due piani:

a) Il piano della testimonianza di vita. La famiglia cristiana aiuta i poveri, accoglie in casa i bisognosi, si impegna nelle varie forme di volontariato e nel servizio alla parrocchia, oppure nelle emergenze come nell’accoglienza alle famiglie che venivano da ogni parte del mondo per l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano. Pensate che 10.958 famiglie milanesi e dei dintorni hanno offerto spontaneamente e gratuitamente ospitalità per cinque-sei giorni a 33mila ospiti e poi li hanno accompagnati in visita a Milano e alle celebrazioni dell’avvenimento.

b) Il piano dell’evangelizzazione diretta. Ho parlato nel maggio scorso della Chiesa in Corea, paese buddista in cui molti si convertono al cristianesimo e alla Chiesa cattolica non per l’azione di missionari o di preti e suore, ma per l’impegno dei laici battezzati, perchè non si concepisce un battezzato che sia solo “praticante” e non attivo nella Chiesa e nella missione. E’un esempio bellissimo e il testo si può trovare nel mio Sito internet (www.gheddopiero.it), nel settore “Incontri e conferenze” dove metto tutti i testi di quel che dico a Radio Maria.

Paolo VI ha scritto (Evangelii Nuntiandi, n. 71): “La famiglia deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. In ogni famiglia cosciente di questa missione, tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati.I genitori njon soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita”.

II) La famiglia cristiana nel mondo d’oggi: difficoltà e rimedi.

Nel mondo d’oggi in cui viviamo, i quattro valori del matrimonio cristiano sono difficili da vivere, la cultura corrente va in direzione opposta. Per essere cristiani, cari amici di Radio Maria, dobbiamo sapere che bisogna quasi sempre andare contro corrente. Non si può dire: “Fanno tutti così….”. Il cristiano innamorato di Cristo, che vuol vivere come Gesù è vissuto, segue la via che Gesù ci ha indicato e ha percorso prima di noi: la via della Croce. In Paradiso non si va in carrozza. Il modello di famiglia cristiana non è superato e non ha perso valore, perché il Vangelo e l’esempio della Famiglia di Nazaret sono sempre validi in quanto vengono da Dio sono garantiti dalla Chiesa.

La cultura moderna contraria alla famiglia

Quali sono oggi le difficoltà da superare per una famiglia cristiana? Come tutti sanno sono tantissime, ma intendo l’ambiente culturale che si è creato in Italia, e in genere nell’Occidente cristiano, certamente non favorevole alla famiglia cristiana. Mezzo secolo fa e anche prima l’ambiente culturale italiano era più vicino al Vangelo di quello che c’è oggi. E’ sempre attuale la denunzia che Paolo VI espresse, nero su bianco, nella “Evangelii Nuntiandi” del 1975, quando scrisse (n. 20): “La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca”. Ricordiamo le due leggi e le due sconfitte referendarie sul divorzio (12 maggio 1974) e sull’aborto (17 maggio 1981) che hanno fortemente contribuito ad allontanare i costumi e la mentalità del popolo italiano dal Vangelo e dal modello di famiglia cristiana che la Chiesa predica e sostiene. Ecco in sintesi le tre difficoltà diciamo culturali del nostro tempo, per vivere secondo il modello di famiglia cristiana:

Primo. Negli ultimi 50 anni c’è stata una frattura fra le generazioni. I giovani sono lontani come mentalità e abitudini di vita da noi anziani e adulti. Oggi sento genitori e insegnanti giovani, anche sui 35-40 anni, dirmi che non capiscono più i ragazzini e le adolescenti. Il mondo moderno (c’è anche un’umanità ancora lontana dalla modernità) corre così in fretta, con tutte le cose nuove che inventano o che succedono a scoppio continuo, che la trasmissione della fede e della vita cristiana ai più giovani, in famiglia come in chiesa e nelle scuole, diventa sempre più difficile. Rimane in molti genitori e nonni la coscienza cristiana ricevuta in famiglia, il ricordo delle abitudini positive di vita (ad esempio il Rosario in famiglia alla sera dopo cena o andare in chiesa assieme), ma spesso tutto questo non ha più la forza di emergere nelle famiglie e di imporsi come regola di vita.

Secondo. E’ scomparsa la sacralità del mistero della vita e del matrimonio. In passato, per noi giovani cristiani il matrimonio era un avvenimento da festeggiare in tutto il paese, la differenza fra uomo e donna era un fatto misterioso che si capiva lentamente pur tra molte curiosità insoddisfatte, anche il sesso era un mistero coperto dal segreto e dal mistero che si scopriva a poco a poco sempre con rispetto perchè si capiva confusamente che era l’origine della vita. Rimaneva nascosto perché era una meta da raggiungere con il fidanzamento fra uomo e donna e il matrimonio, consacrato da una cerimonia pubblica e solenne.

Il mondo moderno tende a desacralizzare e banalizzare tutto, a partire dal sesso, ormai squinternato in mille riviste e giornaletti, televisioni, internet, film e filmini. Stiamo distruggendo il mistero del sesso, voluto dal Creatore per dare solennità e importanza al matrimonio e all’unione fra uomo e donna che si vogliono bene, creano una nuova famiglia e generano nuove creature. Oggi nelle scuole si fanno le lezioni sulla sessualità, si consigliano i preservativi affinchè i giovani evitino le nascite non desiderate. Il sesso usato come divertimento “usa e getta”.

Mi fanno pena i giovani d’oggi che a 14 o 15 anni (con varie eccezioni, grazie a Dio) sanno già tutto, hanno visto tutto e magari provato tutto. Non esiste più il mistero della vita, il desiderio e la preparazione anche con sacrificio al matrimonio, all’incontro intimo con la persona amata a cui dedicare tutta la propria vita. Che idea può farsi un adolescente del matrimonio, quando aumentano le unioni libere e senza impegni, e non pochi matrimoni falliscono? L’unione tra uomo e donna ha perso molta dell’attrattiva che aveva, quando si conservava gelosamente il mistero della vita e dell’amore.

Ci stiamo preparando un futuro più disumano del presente, poiché quando crolla l’impianto educativo e normativo in materia così delicata come quella del sesso, la società si sfascia, a partire dalla famiglia. La crisi della nostra società non è anzitutto politica o economica, ma morale e anzitutto familiare. Nessuno se non la Chiesa (che custodisce i costumi più validi della tradizione italiana) si preoccupa di ridare al matrimonio e al sesso la loro sacralità, di condannare tutto quello che banalizza e svilisce il sesso. Nulla è più razionale dei principi della morale cattolica, che orienta alla famiglia unita e per sempre. La Chiesa non può dunque non dare importanza e condannare i peccati sessuali. Meno male che in Italia c’è ancora un’agenzia educativa del popolo che parla chiaro e condanna quello che è «peccato», cioè va contro la volontà di Dio, ma è anche dannoso per la società civile. Più aumenta e si diffonde la corruzione sessuale, più la famiglia peggiora. Chi mai ha oggi il coraggio di dire, di gridare questa evidente verità?

Terzo. Nella cultura moderna, specialmente dopo il ”Sessantotto”, i diritti dell’individuo prevalgono su tutto; non si parla quasi più di doveri ma di diritti, il bene dell’individuo prevale su quello della comunità, della famiglia. In Italia si sono votate leggi assurde, ad esempio quella sulle “baby pensioni”: un dipendente statale, dopo 15 anni di lavoro, poteva andare in pensione con una pensione minima. Così, chi cominciava a lavorare a 23-24 anni, prima dei 40 era già in pensione e prendeva un secondo lavoro con un contratto diverso o in nero. I sindacati e le varie corporazioni chiedevano sempre di più, il governo concedeva per evitare continui scioperi e si diceva: “Paga lo stato!”. E abbiamo portato l’Italia ad avere un debito del 120% del nostro Pil, che oggi è la vera palla di piombo ai piedi del nostro paese.

Lo stesso è successo con la legge che approvava l’aborto. Si diceva che la madre aveva diritto di disporre del suo corpo (e molti cattolici hanno votato a favore della legge!), ma la vita del bambino chiamato alla vita e ucciso nel grembo materno non contava nulla! Lui non poteva parlare e far valere il suo diritto alla vita!

Oggi il “per sempre” fa problema, in una società precaria e dell’effimero come la nostra, volta al continuo cambiamento. Ma il dono totale e “per sempre” è un ideale a cui i giovani debbono tendere nel matrimonio e, con l’aiuto di Dio, viverlo in spirito di amore e di sacrificio. Il Vangelo (e la Chiesa) propone sempre ideali altissimi, umanamente impossibili: non siamo noi che li realizziamo, ma Dio, a cui nulla è impossibile, li realizza in noi, se trova la nostra collaborazione. Ecco il valore dei santi, che incarnano il Vangelo, lo propongono non solo come norma morale da osservare, ma come modello molto concreto di vita da seguire, imitare. Fino all’eroismo di certe rinunzie, di certi sacrifici da fare con gioia.

Il matrimonio e la famiglia “per sempre”, assicurano i tre bisogni fondamentali del bambino e poi dell’uomo: amore, sicurezza e libertà. L’uomo per crescere, per maturare anche psicologicamente, ha bisogno di amare ed essere amato e questo è possibile solo in un matrimonio ben riuscito in cui i coniugi si vogliono veramente bene e per sempre; ha bisogno della sicurezza – stabilità – continuità della famiglia. Famiglie precarie generano personalità insicure, fragili; e poi la libertà di decidere, di fare le proprie scelte, di muoversi nell’atmosfera di amore e di comprensione che lo conduce ad una maturità integrale.

Il Vangelo si può vivere in ogni ambiente culturale

E’ ancora possibile vivere il modello di famiglia cristiana nell’ambiente culturale in cui viviamo? Certamente sì e infatti anche oggi le famiglie giovani che si propongono di vivere secondo il Vangelo e le indicazioni della Chiesa sono molte, ne conosco anch’io e lo dirò nella III parte della catechesi.

Benedetto XVI, nell’omelia della S. Messa del 3 giugno, quasi rispondendo a questa domanda ha detto: “Cari sposi, la vostra vocazione non è facile da vivere, specialmente oggi, ma l’amore è una realtà meravigliosa, è l’unica forza che può veramente trasformare il mondo. Davanti a voi avete la testimonianza di tante famiglie, che indicano le vie per crescere nell’amore: mantenere un costante rapporto con Dio e partecipare alla vita ecclesiale, coltivare il dialogo, rispettare il punto di vista dell’altro, essere pronti al servizio, essere pazienti con i difetti altrui, saper perdonare e chiedere perdono, superare con intelligenza e umiltà gli eventuali conflitti, concordare gli orientamenti educativi, essere aperti alle altre famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella società civile. Sono tutti elementi che costruiscono la famiglia. Viveteli con coraggio, certi che, nella misura in cui, con il sostegno della grazia divina, vivrete l’amore reciproco e verso tutti, diventerete un Vangelo vivo, una vera Chiesa domestica”.

Ecco i tre punti sommariamente indicati dal Papa:

1) Il matrimonio cristiano, santificato dal Sacramento che dà ai coniugi la grazia di Dio, dev’essere un progetto comune di vita, un cammino da fare verso il vivere il Vangelo in famiglia e diventare una “Chiesa domestica”. Il “Catechismo della Chiesa cattolica” al numero 1641 dice chemarito e moglie “si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale, nell’accettazione e nell’educazione della prole”.

Capite? La Chiesa dice agli sposi cristiani che anche loro sono chiamati alla santità della vita, cioè a vivere di Cristo, con Cristo e come Cristo. E’ questo il “progetto di vita” che gli sposi debbono programmare e vivere.

Da poco tempo la Chiesa ha quasi “scoperto” che il matrimonio è una via alla santità. Infatti, in 2000 anni di storia, solo il 21 novembre 2001 sono stati beatificati da Giovanni Paolo II i primi due coniugi: Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi. Poi sono venuti i Beati genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, Luigi e Zelia Martin, e oggi otto o dieci coppie di sposi sono all’esame della Congregazione dei Santi per la beatificazione. Fra questi, anche Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo, miei genitori, di cui ho già parlato a Radio Maria mi pare cinque anni fa. Giovanni Paolo II diceva spesso alla Congregazione dei Santi di proporgli altre coppie di sposi per la beatificazione.

Il progetto di un cammino comune verso la santità nel matrimonio e nella famiglia richiede la preghiera in comune, per creare nella famiglia e con i figli un’ambiente adatto alla comunicazione anche delle ricchezze spirituali. La secolarizzazione tende a fare della fede un affare privato, un hobby di cui è bene non parlare in pubblico. Nella famiglia cristiana è diverso: bisogna parlare di Dio e con Dio, abituando i figli fin da piccoli a pregare con i genitori, accompagnandoli in chiesa. Si raggiunge la meta della santità matrimoniale se si è convinti di quel che ha detto Gesù: “Senza di me non potete fare nulla” (Giov. 15,5). Per stare con Gesù bisogna pregare e ragionare insieme sui temi della fede e della vita cristiana.

2) Il matrimonio cristiano è un cammino fatto dai coniugi e poi con i figli. Ma verso dove? Il Catechismo della Chiesa spiega bene (n. 1643): “L’amore coniugale mira ad una unità profondamente personale, quella che, al di là dell’unione in una sola carne, conduce a non fare che un cuor solo e un’anima sola; esso esige , l’indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca definitiva e si apre alla fecondità. Si tratta di caratteristiche normali di ogni amore coniugale, ma con un significato nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma anche le eleva al punto da farne l’espressione di valori propriamente cristiani”.

Voi capite, cari amici di Radio Maria, che il modello del matrimonio cristiano, che la Chiesa propone è profondamente umano e coinvolgente, non facile da vivere da realizzare ma anche affascinante.

Lasciatemi raccontare un esempio. Per trent’anni sono andato tutti i giorni a celebrare la Messa e confessare nella clinica Columbus di Milano delle suore della Beata Cabrini e mi è capitato di incontrare due coniugi che venivano dalla Sardegna, la moglie doveva essere operata al cuore (erano le prime operazioni al cuore in Italia) e rischiava di morire. Il marito la assisteva con amore commovente. Era un pastore sardo, uomo semplice e rude. Mi diceva commosso: “Padre, preghi anche lei perché mia moglie possa guarire e tornare a casa. Ci vogliamo troppo bene, senza di lei io non potrei più vivere”. Erano sposati da 42 anni, avevano avuto sette figli! Era commovente vedere quel pastore sardo piangere mentre mi raccontava il suo amore per quella donna e dichiarava che senza di lei non poteva più vivere!

I brasiliani Maria e Manoel Araujo, sposati da 34 anni e già nonni, il venerdì sera 1giugno hanno detto al Papa: “Anche in Brasile i fallimenti matrimoniali continuano ad aumentare. Siamo medici e psicoterapeuti familiari, incontriamo tante famiglie, nei conflitti di coppia c’è una forte difficoltà a perdonare, ma in diversi casi abbiamo riscontrato il desiderio e la volontà di costruire una nuova unione,qualcosa di duraturo, anche per i figli che nascono dalla nuova unione. Alcune di queste coppie di risposati vorrebbero riavvicinarsi alla Chiesa, ma quando si vedono rifiutare i Sacramenti la loro delusione è grande. Si sentono esclusi, marchiati da un giudizio inappellabile. Queste grandi sofferenze feriscono nel profondo chi ne è coinvolto e sono ferite anche nostre, dell’umanità tutta.

A questa domanda il Papa ha risposto ringraziando per l’aiuto che danno alle famiglie in crisi e ha detto: In realtà, questo problema dei divorziati risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. E non abbiamo semplici ricette”. In sintesi ha detto due cose:

Prevenire, cioè “approfondire fin dall’inizio l’innamoramento in una decisione profonda, maturata; e poi, “l’accompagnamento durante il matrimonio, affinché le famiglie non siano mai sole ma siano realmente accompagnate nel loro cammino”.

Infine, “quanto a queste persone, dobbiamo dire che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. Forse, se non è possibile l’assoluzione nella Confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati.

Poi è importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possono essere spiritualmente uniti a Cristo. E’ importante far capire che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede, con la Parola di Dio, con la comunione della Chiesa e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del Matrimonio. Penso che la loro sofferenza, se realmente e interiormente accettata, sia un dono per la Chiesa. Devono saperlo, che proprio così servono la Chiesa, sono nel cuore della Chiesa.

III) La famiglia cristiana dia l’esempio: fate più figli!

In questa terza parte della mia catechesi tratto un tema molto attuale: una delle più significative testimonianze che le coppie cattoliche possono dare alla nostra società è quella di generare non uno o due figli, ma più figli. La nostra Italia vive un “inverno demografico” drammatico e terribile che porta il nostro paese all’auto-distruzione. Se molte giovani famiglie cattoliche dessero un esempio di come è possibile anche oggi avere e mantenere più figli del normale, la tendenza alla morte oggi dominante potrebbe con l’aiuto di Dio, svanire.

Contro il “genocidio” annunziato degli italiani

Ormai lo ammettono quasi tutti, la crisi di cui soffre l’Italia viene dal fatto che il nostro popolo non produce figli a sufficienza almeno per pareggiare i morti. In Italia, secondo i dati Istat del gennaio 2011, gli italiani di 65 e più anni erano il 20% degli italiani, i giovani con meno di 15 anni solo il 14%, rispetto al 18,5% del 1995!

Le donne in età fertile dovrebbero avere in media 2,1 figli per equilibrare il numero delle morti, mentre in Italia siamo all’1,33 in media. Quindi il popolo italiano diminuisce di più di 100.000 persone all’anno. Gli stranieri legalmente residenti in Italia, sempre all’inizio del 2011, erano 4 milioni e 563mila, tre volte più di dieci anni prima, nel 2001! Da un milione e 200mila a 4 milioni e 564mila: dove c’è richiesta di mano d’opera per tanti lavori che i giovani italiani non possono o non vogliono fare, è logico che gli straneri poveri vengono a riempire questi vuoti. E meno male, altrimenti l’Italia si bloccherebbe in ogni senso e settore di vita.

Ho letto diversi documenti dei vescovi italiani su questo tema e mi stupisco del fatto che insistono solo su due concetti più che giusti: la famiglia è formata dall’unione tra uomo e donne e la politica demografica dello stato deve sostenere e non penalizzare la famiglia. Giusto, ma perchè i vescovi non scrivono, nero su bianco, che vi sono già oggi non poche famiglie cattoliche che i figli li producono anche nella nostra situazione, in cui la famiglia non è aiutata dallo stato?

Benedetto XVI, nella “Caritas in Veritate”, al termine di una lunga disamina del problema scrive : “L’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo” (n. 28) e poi spiega perché. Nell’omelia della S. Messa del 3 giugno al Parco Nord di Milano il Papa ha augurato agli sposi cristiani la fecondità: “Il vostro amore è fecondo innanzitutto per voi stessi, perché desiderate e realizzate il bene l’uno dell’altro, sperimentando la gioia del ricevere e del dare. E’ fecondo poi nella procreazione, generosa e responsabile, dei figli, nella cura premurosa per essi e nell’educazione attenta e sapiente”. Non poteva dire altro il Papa, ma augurare la fecondità nella procreazione dei figli, nell’Italia di oggi, è già un invito ad andare contro corrente. La Chiesa e gli sposi cattolici debbono andare contro corrente!

Negli anni venti e trenta del Novecento, l’Azione cattolica, che allora aveva più di due milioni di soci, aveva lanciato questo slogan: “Fate molti figli, educateli bene e date buoni cittadini alla Patria e buoni cristiani alla Chiesa”. I miei genitori, militanti di Azione Cattolica (papà Giovani era il presidente al mio paese), i servi di Dio Rosetta e Giovanni Gheddo, di condizione economica medio bassa, quando sono nato io nel 1929 dicevano a tutti: “Ne faremo dodici!”. Poi mamma Rosetta è morta a 32 anni di parto con i suoi due gemellini, lasciando tre figli di 5, 4 e 3 anni.

Ma questi sono esempi lontani e voglio raccontarvi esempi vicini a noi,famiglie del nostro tempo, per far capire che il problema di mantenere ed educare molti figli non è anzitutto economico, ma di volontà e di fiducia nella Provvidenza.

Come vivere nella gioia con otto figli

Conosco coppie di oggi che hanno cinque-sei o più figli. Ecco i coniugi Anna e Nicola Celora di Meda (Milano), insegnanti di scuola media: “Ci siamo sposati nel 1993 e abbiamo avuto otto figli, di cui sette viventi: Gabriella (1994), Veronica (1996), Davide (in cielo, 1999), Carolina (2000), Tecla (2002), Stefano (2003), Matilde (2006) e l’ultimo Davide, che è nato nel 2007. Siamo persone comuni, ma l’esperienza di fede cristiana testimoniata dai nostri genitori e vissuta nel movimento di Comunione e Liberazione ci ha aiutati a capire la nostra vocazione. Dopo due anni di insegnamento precario abbiamo deciso di sposarci senza fare troppi calcoli, ma considerando sufficiente il poco che avevamo (finiti i soldi, siamo tornati dal viaggio di nozze, fatto con l’auto dei genitori). A nove mesi dal matrimonio è nata la prima figlia. Abbiamo cambiato casa due volte.

Ci sorprende il commento di chi ci avvicina: una profonda stima, ma anche il considerare tutti questi figli una esagerazione, ma non è vero, abbiamo preso tutti quelli che il Signore ci ha mandato. La nostra responsabilità è di offrire ai figli la possibilità di fare esperienza della vita cristiana: preghiera, condivisione dei bisogni, vita di comunione con gli amici, poca televisione e tanti libri…

“Il lavoro che continuiamo a fare è di insegnare, ma ci siamo anche specializzati in lavori editoriali e incarichi nel settore no profit. Queste entrate suppletive e la generosità soprattutto dei nostri genitori nei momenti di maggiore difficoltà ci consentono di condurre una vita dignitosa. Grazie a Dio i nostri figli crescono senza pretese, grati di quello che offriamo loro, che non si riduce solo a beni materiali. Per i più piccoli si impegnano anche i più grandicelli, si aiutano a vicenda in grande allegria: l’atmosfera della nostra famiglia è di gioia e di ottimismo nella vita. Con due soli stipendi, facciamo una vita spartana, grazie a Dio il necessario non manca, ma non c’è molto di superfluo, anche i bambini capiscono questo e vengono educati al risparmio, al sacrificio; dormono in letti a castello, i più piccoli crescendo riprendono i vestitini dei più grandi, ecc. Il segreto è che preghiamo e la Provvidenza veramente ci aiuta.

“Le nostre giornate sembrano tutte uguali ma in realtà con otto creature giovani che vivono sotto il nostro tetto non ci annoiamo di certo. Ci si alza al mattino e tutti sappiamo che dobbiamo aiutarci l’un l’altro a compiere ciò che a ognuno viene affidato: per esempio i più grandi devono aiutare i più piccoli quando i genitori non riescono a seguirli tutti insieme; nello stesso tempo i grandi che vanno a scuola hanno l’esigenza di uscire di casa puntuali, di studiare al pomeriggio qualche ora, di incontrare i propri compagni e quindi non sempre possono essere a disposizione.

La giornata si svolge per tutti fuori casa, tranne per i due più piccoli affidati a una baby sitter. Alle 13 si incomincia a rientrare da scuola finché alle 16,30 tutti, tranne il papà, sono di nuovo in casa. Gioco, merenda, compiti, qualche visita e la sera arriva presto. Verso le 19 arriva anche papà. La cena tutti insieme e poi viene il momento il più delicato. Ciascuno vorrebbe essere ascoltato, guardato, accudito. Mentre le grandi aiutano il papà a sistemare la cucina, la mamma legge le storie per mezz’ora. Alla preghiera della sera ognuno è invitato a esprimere le sue intenzioni . Si prega per il Papa, per i sacerdoti, per gli amici, per i poveri…

Abbiamo avuto un aiuto da parte degli amici dal punto di vista materiale: nell’ultimo trasloco, in un giorno e mezzo 40 persone ci hanno aiutati a portare tutto da una casa all’altra; o molto più semplicemente le famiglie amiche ci aiutano durante gli anni scolastici con i passaggi dei figli nelle varie scuole, quando per noi è impossibile farlo da soli. Il cammino che facciamo con gli amici di Comunione e Liberazione e in parrocchia ci aiuta quotidianamente.

I bambini dormono in due stanze piuttosto grandi, con letti a castello, i due piccoli, Matilde e Davide in due lettini. Non compriamo mai giocattoli, ci vengono regalati o passati da amici che hanno i figli più grandi. La stessa cosa vale per gli indumenti. Vivendo con semplicità ci sembra che riescano a godere di più le cose, per questo le caramelle ogni tanto o un libro da leggere insieme sono un dono per tutti.

“Anche le più grandi sono contente del nostro tipo di vita, anche loro chiedono poco (certo di più dei piccoli!) e ringraziano sempre, noi e il Signore, di quello che hanno. Ci è capitato di farle riflettere, ormai hanno un’età in cui vanno date le ragioni delle cose. Diciamo loro: il sabato sera anziché andare al cinema con i compagni invitateli qui a vedere un film, oppure: anziché quattro paia di scarpe ne bastano due (magari uno “ereditato” e uno comprato nuovo!)…

“Quello che ci interessa non è di essere ammirati, ma che i nostri amici capiscano quale è l’origine di quello che viviamo. Per questo il legame con i sacerdoti o con le persone consacrate (la comunità di Seveso ha dato in questi anni un prete e una suora al Signore!) è importante: la vocazione è una. Siamo certi del sostegno degli amici nella preghiera, e lo vediamo quotidianamente. Quello che ci colpisce dei nostri figli è che sono contenti di seguirci! Di stare con noi nei momenti della vita comunitaria, di venire con noi a recitare il Rosario… insomma di condividere con noi il cammino verso il Signore. Il giovedì recitiamo il Rosario: siamo un gruppo di mamme di Seveso e dintorni. Lo diciamo alle 17, quindi con i figli. Abbiamo iniziato a casa nostra, ma l’incremento numerico (di mamme e figli al seguito!) ha reso necessario un luogo più grande. Così quest’inverno ci siamo ritrovati nei locali della parrocchia. I bambini recitano una preghiera o una decina con noi; abbiamo anche iniziato a farli cantare e a chiedere loro le intenzioni per cui pregare. Rosetta e Giovanni sono ormai conosciuti da tutte le mamme, li preghiamo! Non pensiamo che tanti figli siano un’esagerazione e nemmeno che l’unità del matrimonio sia un’utopia, una magia: è piuttosto una via splendida per amare di più Cristo e diventare più uomini. Anna e Nicola Celora”.

Sette figli e 21 nipoti ci mantengono giovani”

Nella parrocchia di San Martino a Milano (Niguarda) ho conosciuto e intervistato nel 2010 Susanna e Michele Rizza. La signora mi racconta: “Ci siamo sposati nel 1969. Abbiamo avuto sette figli e 21 nipoti. I primi quattro sono nati nel giro di tre anni e per me è stato un po’ uno shok. Quando è nata la quarta, la prima aveva tre anni. Mio marito è siciliano di Ragusa, ha studiato in Sicilia e ha lavorato, poi ha vinto un concorso ed è venuto a Milano al catasto dove anch’io lavoravo e venivo da Piacenza. Così ci siamo conosciuti e sposati, sono venute prima quattro femmine, poi tre maschi. Oggi la prima ha 41 anni, l’ultimo 30. In dieci anni abbiamo avuto sette figli, che ora sono tutti laureati. Cinque già sposati hanno seguito la nostra strada: tre hanno cinque figli, uno quattro e l’altro due.

Una famiglia numerosa come la nostra dà gioia a tutti, anche a quelli che ci conoscono. E secondo me non c’è nulla di più educativo come avere parecchi figli, quando il necessario non manca e Dio aiuta.

“La nostra vita, vedendola a distanza di anni, è meravigliosa, nonostante tutte le difficoltà e sofferenze. Quando ero spesso incinta, le amiche mi dicevano: “Non puoi andare avanti con questi figli, ne risente la tua salute”. Ma io stavo bene ed ero contenta. Avevo un fisico robusto e non ho mai sofferto molto nell’avere quei figli. La prima è nata con parto cesareo e le amiche mi dicevano: “Hai fatto il primo col parto cesareo, anche gli altri saranno così”. Vero niente. Gli altri sono stati tutti normali. Ho fatto sette figli in dieci anni. All’inizio parecchi mi compativano: “Poverina!” dicevano, nessuno diceva: “Che bello!”. Adesso tutti dicono: “Che fortuna avere sette figli e ventun nipoti, voi genitori vi mantenete giovani”.

“Economicamente come ce la siamo cavata? Ci si accontentava, risparmiavamo e facevamo una vita spartana anche se il necessario non è mai mancato. Finchè i bambini erano piccoli si poteva risparmiare di più, i bambini non hanno molte esigenze. Più avanti sono stati abituati a fare a meno di tante cose, ma l’atmosfera di gioia e di ottimismo in famiglia li ha aiutati. Sono cresciuti bene perché la famiglia numerosa favorisce l’educazione dei figli, se ben educati si aiutano a vicenda. E poi mio marito ha seguito molto i figli perché era nel consiglio della scuola come rappresentante dei genitori e s’interessava della loro formazione e crescita anche intellettuale.

I miei figli hanno fatto tutti la scuola pubblica e anche al liceo, che era rosso fuoco, i figli non sono stati abbandonati alla mercé dei professori. Papà si interessava, parlava con loro, conosceva la scuola e gli insegnanti, insomma, li ha aiutati. Poi i ragazzi hanno imparato a difendersi da soli, hanno incontrato il movimento di Cl e non abbiamo più avuto problemi perché con altri studenti erano assistiti da sacerdoti, si parlavano, discutevano e prendevano posizione in modo giusto: una lotta che li ha fortificati nella fede. Ringrazio il Signore che anche adesso i miei figli hanno conservato la fede e vanno in chiesa. In casa abbiamo sempre pregato assieme.

“Come famiglia numerosa, nelle scuole pagavamo meno tasse. E poi i figli, abituati al sacrificio, studiavano davvero e guadagnavano borse di studio. Religiosamente li ho seguiti, ho fatto la catechista per trent’anni in parrocchia e poi a casa. Fino alla nascita del quinto ho lavorato e la Provvidenza ci ha aiutati, perché non avevamo nonni o famiglie di parenti vicine. Una signora della nostra stessa casa cercava di guadagnare qualcosa aiutando le famiglie per i figli. Quando ha incontrato noi è stata contenta ed ha incominciato con la prima bambina, poi ha continuato ed è diventata la zia della nostra nidiata.

All‘inizio abitavamo a Bresso (Milano) e quando è nata la quarta abbiamo avuto la possibilità di iscriverci ad una cooperativa, perché avevamo un appartamento di sole tre stanze. I ragazzi dormivano in letti a castello e anche oggi li abbiamo ancora. Il mutuo era molto pesante, ci fidavamo della Provvidenza e i nostri genitori, che di soldi non ne avevano neanche loro, ci incoraggiavano. Ad un certo punto hanno chiuso i mutui, non ne davano più. Diverse famiglie hanno rinunziato alla casa che era ancora in costruzione. Noi abbiamo firmato per quattro cambiali da un milione di lire l’una, che forse non saremmo mai riusciti a pagare. Negli anni settanta era una cifra eccezionale, ma non volevamo rinunziare alla casa. Ecco la Provvidenza che ci è venuta in aiuto. Quando mancava poco tempo per dover pagare la prima cambiale di un milione, e non avendo i soldi avremmo dovuto rinunziare alla casa, proprio allora hanno riaperto i mutui, così abbiamo potuto chiedere un altro mutuo a tasso agevolato scaglionato nel tempo. Stracciate le cambiali, tutto è andato a buon fine. E’ stata un’avventura da mal di cuore, ma la Provvidenza ci è venuta davvero in aiuto.

Nell’appartamento qui a Milano abbiamo tre camere da letto, una per i maschi, una per le femmine e poi la nostra; la sala da pranzo, una cucina abitabile, due bagni. Siamo cresciuti un po’ stretti, i figli si davano fastidio nelle stesse camere, però adesso stanno vivendo lo stesso problema, perché hanno tanti figli e vivono sugli stipendi. Ma la Provvidenza ha aiutato noi e sta aiutando anche loro.

Mio marito viene da una famiglia di campagna della Sicilia molto devota. Io invece sono cresciuta in un quartiere operaio di Piacenza, più rosso che bianco, e anche papà e mamma non andavano a Messa, ci andavano i nonni e noi nipoti. Però la mamma ci mandava in chiesa e quando le dicevo: “Perché tu non vieni se mandi me?”, rispondeva: “Vai in chiesa perché lì ti insegnano cose buone”. Poi, quando è diventata anziana, ha incominciato anche lei ad andare in chiesa ed a pregare. Però quand’ero giovane l’ambiente familiare non era così favorevole come nella famiglia di Rosetta e Giovanni. Il Signore ci ha aiutati facendoci incontrare dei buoni preti e voglio ricordare il parroco di Bresso di quando eravamo giovani e nascevano molti figli, uno dopo l’altro: don Gianpiero Castelli che oggi è al santuario “Madonna della Misericordia” di Bresso, e a quei tempi ci seguiva con molta umanità e amore. Poi nella scuola pubblica i nostri figli hanno incontrato il movimento di Cl. Non lo conoscevamo, ma ha sostenuto loro e anche noi genitori.

1) Piero Gheddo, “Cesare Pesce (1919-2002), Una vita in Bengala”, Emi 2004, pagg. 204.

Padre Gheddo su Radio Maria (2012)

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