La scienza richiede la fede – Padre Gheddo su Sacerdos

Un fatto straordinario di cui non si parla mai è questo: i miti nati con l’Illuminismo e diventati comuni credenze nei secoli XIX e XX, stanno sgonfiandosi uno dopo l’altro. Ad esempio il mito della Rivoluzione violenta contro l’Antico Regime, sepolto dalle “guerriglie di liberazione” che hanno prodotto regimi peggiori dei precedenti; e il mito della Scienza protagonista di un progresso inarrestabile che sarà a breve scadenza decisivo per l’umanità. La Scienza, pensavano i positivisti dell’Ottocento, svelando i misteri dell’universo e dell’uomo, metterà nell’angolo la religione, rendendola superflua, inutile, perché non fondata su basi controllabili a livello scientifico. Ricordo che quando sono diventato sacerdote nel 1953, il Premio Nobel di quell’anno in Fisica, uno scienziato (mi pare inglese) ricevendo il Premio dichiarava che negli ultimi tempi la Scienza stava facendo progressi così sconvolgenti, “da poter prevedere che in 50-60 anni avrebbe risolto tutti i problemi dell’uomo e avviato l’umanità verso un tempo di pace e di benessere per tutti”. Pare impossibile che scienziati di chiara fama, competentissimi nel loro ristretto settore di studi, dimostrino poi una ingenuità quasi bambinesca nel giudicare i fatti che riguardano l’uomo.

In realtà, tutti lo sappiamo, la Scienza ha fatti progressi notevolissimi e impensabili, allargando in tutti i campi del sapere umano le nostre conoscenze e migliorando in modo stupefacente le nostre condizioni di vita. Ma più è andata avanti, più si sono afflosciate le certezze e le speranze di “risolvere tutti i problemi dell’uomo”. Giovanni Paolo II scrive nella “Redemptor Hominis” (n. 15): “L’uomo d’oggi sembra essere sempre minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani e, ancor più del lavoro del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà. I frutti di questa multiforme attività dell’uomo… si rivolgono contro l’uomo stesso… (che) pertanto vive sempre più nella paura”. In altre parole, non basta approfondire la conoscenza del cosmo e dell’uomo, poiché i misteri e quindi il senso della vita rimangono irrisolti. La Scienza, più che dare risposte, finisce per porre nuove domande, sempre più inquietanti. Come diceva Einstein: “Viviamo in un tempo nel quale si moltiplicano i mezzi ma rimangono misteriosi i fini”. L’umanità, e specialmente i giovani, è in crisi perché si è perso il senso della vita. Perché vivo? Qual è lo scopo della mia vita? Da dove vengo e dove vado? Cosa c’è dopo l’inevitabile morte?

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Nel dicembre 2007, padre Rino Porcellato del Pime da più di vent’anni in Africa, parroco nell’estrema periferia della capitale del Camerun Yaoundé, mi diceva: “Nell’Africa tradizionale c’era una forte moralità naturale e comunitaria. I genitori, la famiglia, il villaggio, l’etnia educavano controllavano i giovani e davano ideali e un senso alla loro vita. Il mondo moderno, importato dall’Europa, ha spazzato via tutto: gli anziani non contano più, le famiglie si sfasciano, la religione e la moralità tradizionali sono state sostituite dalla corsa al denaro e verso il nulla”. Questa la situazione che si sta vivendo, in condizioni del tutto diverse, anche nella nostra Italia e soprattutto vivono e soffrono le giovani generazioni. Le scienze e le tecniche danno molto all’uomo, ma possono anche manifestare con chiarezza che “uomo non vive di solo pane, ma di tutto ciò che esce dalla bocca di Dio” (Matt. 4, 4).

Noi sacerdoti crediamo e sappiamo per esperienza pastorale, che l’unico rimedio ai disastri prodotti dalla Scienza positivista (e da tante altre cause) che si ferma al mondo fisico e avanza molto ma non sa dove va, è la Fede in Gesù Cristo e nella sua Chiesa, ma conosciamo anche le gravissime carenze e difficoltà della Chiesa italiana oggi, espresse ad esempio da questi semplici dati. All’inizio del Novecento, in Italia, per 33 milioni di abitanti c’erano 68.848 sacerdoti diocesani (parliamo solo di questi). Ora che gli italiani sono circa 59 milioni, i sacerdoti diocesani sono 32.970 (meno della metà, dato del 2003), ma con un’età media di 60 anni! Secondo un’approfondita ricerca promossa dalla CEI con la Fondazione Agnelli, risulta che, “con ordinazioni costanti” (previsione ottimistica), nel 2013 i preti italiani saranno 28.317 e nel 2023 25.407, il 22,9% in meno di oggi. In meno di un secolo, il clero diocesano italiano è più che dimezzato e questo non può che preoccupare la Chiesa anzitutto, che è tenuta ad assicurare agli italiani un’adeguata assistenza religiosa, ma anche la nazione italiana, in quanto i preti e le parrocchie sono punti di riferimento importanti per l’educazione dei giovani e per i problemi della società. Un solo esempio. Leggevo tempo fa che nel nostro paese ci sono poco più di mille comunità di ricupero dei drogati, di cui 900 iniziate e gestite da preti e suore!

Come membro di un istituto missionario che visita spesso le missioni (sono appena stato un mese in Camerun e Ciad) conosco bene le angustie dei missionari sul campo. Il Pime lavora in 18 paesi e abbiamo una media di 7-8 nuovi sacerdoti all’anno, con una diminuzione annuale complessiva di 5-6 sacerdoti! Visitando le missioni, il lamento maggiore che sento da parecchi anni è sempre lo stesso: mandateci nuovi preti! Non possiamo semplicemente conoscere questi dati, starcene tranquilli e dire: io la mia parte la faccio, ci pensino un po’ quelli che stanno a capo! La situazione della Chiesa interessa tutti, specialmente noi preti: ciascuno di noi è chiamato in causa. Posso fare poco, ma quel poco debbo farlo. Il nostro tempo è affascinante anche per questo. Siamo continuamente stimolati sul tema di fondo della nostra vita: come posso amare di più e meglio il Signore Gesù e la sua Chiesa, per poter essere trasparente nella mia vita e aiutare fratelli e sorelle in difficoltà e angustie?

Qualche anno fa ho scritto la biografia di padre Paolo Manna, beatificato da Giovanni Paolo II il 4 novembre 20011. Missionario in Birmania tornato in Italia nel 1907 per tisi, nel 1917 ha fondato l’Unione missionaria del clero, oggi Opera pontificia, perché era convinto che “il mondo sarà salvato dai preti, se saranno animati dallo spirito apostolico che avevano gli Apostoli”. Manna è stato definito “un’anima di fuoco” dal suo primo biografo padre G.B. Tragella e una delle sue lettere ai missionari è intitolata: “Preti mediocri non ci servono”. Lo stesso scriveva mons. Aristide Pirovano, superiore generale del Pime, di ritorno da un lungo viaggio in Asia: “Si dice che i vescovi asiatici non vogliono più missionari stranieri perché hanno un buon numero di vocazioni. Non è vero, i missionari li chiedono, ma dicono: ci mandi missionari santi, che siano di esempio ai fedeli e al nostro clero”.

Ecco perché noi sacerdoti siamo provocati dalla situazione attuale dell’Italia e del mondo. Il nostro popolo e il nostro sviluppo economico hanno bisogno di un‘anima. E chi deve dargliela quest’anima se non noi sacerdoti? Ancora Pirovano scriveva ai missionari partenti per le missioni: “In missione andate per predicare Cristo crocifisso e risorto, Cristo, non voi stessi. Nonostante le problematiche di cui tanti oggi sembrano farsi un alibi, abbiate fiducia: se andate a portare Cristo, la vostra missione sarà divina. Ma bisogna portare Cristo e non noi stessi”2.

Il 31 maggio 2008 la stampa riporta con risalto la notizia che Tony Blair, primo ministro inglese dal 1997 al 2007, ha presentato ufficialmente a New York la sua “Faith Foundation”, la Fondazione per la Fede che avrà sede a Londra e ha dichiarato: “Il progetto a cui dedicherò tutto il resto della mia vita è la promozione della Fede, che nel secolo XXI avrà lo stesso peso che ha avuto l’ideologia nel secolo XX”. Blair, com’è noto, un anno fa si è convertito al cattolicesimo ed è consolante sapere che un uomo ancor oggi considerato il più influente in Inghilterra, consacri il resto della sua vita (nato nel 1953, ha 55 anni) a promuovere la Fede cattolica! E io, che sono prete di Gesù Cristo da tanti anni, consacro davvero la mia vita a Lui ed farlo conoscere e amare oppure sono ancora diviso in altri interessi, passioni e amori?

1 P. Gheddo, “Paolo Manna, Fondatore della Pontificia unione missionaria del clero (1872-1952)”, Emi 2001, pagg. 400.

2 P. Gheddo, “Il Vescovo partigiano, Aristide Pirovano (1915-1997)”, EMI 2007, pagg.415-416.

Padre Gheddo su Sacerdos (2008)

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