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Recensione della rivista di Medjugorje del libro “Meno male che Cristo c’è”

di Angelo De Lorenzi
“Nei tempi moderni, la Chiesa nell’Africa nera è stata fondata dai missionari che fin dall’inizio hanno annunziato Cristo con le opere di carità, di sanità, di educazione. Nel tempo della colonizzazione, dalla fine dell’ottocento al 1960, la scuola era quasi tutta in mano alle Chiese cristiane, per decisione degli stessi governi che finanziavano l’educazione attraverso le missioni. I primi capi dell’Africa nera, che l’hanno guidata all’indipendenza, venivano tutti dalle scuole cristiane”.
Così padre Piero Gheddo nel suo ultimo libro, che si occupa diffusamente dello sviluppo e del progresso a partire dall’incontro con l’avvenimento cristiano. Il libro parte da una domanda: può il Vangelo essere motore di sviluppo per l’uomo e per i popoli? Cioè, la verità annunciata da Gesù è capace di rappresentare una bussola per costruire uno sviluppo a misura d’uomo tanto in Africa quanto nel nord del mondo?
Uno sviluppo che abbracci gli slum delle immense periferie asiatiche, quanto il nostro più ricco occidente?
Il libro, oltre a presentare la dottrina sociale della Chiesa sullo sviluppo dell’uomo e dei popoli, espressa soprattutto nelle due encicliche “Populorum Progressio” (1967) e “Caritas in Veritate” (2009), intreccia la narrazione con la grande esperienza personale dell’autore, che, ordinato sacerdote nel 1953, si avvia a celebrare i 60 anni di militanza giornalistica e missionaria nelle file del PIME, il Pontificio Istituto Missioni Estere. Riflettendo su quanto apprese sul campo, secondo p. Gheddo, se si trascura la verità rivelata sull’uomo dall’Antico e dal Nuovo Testamento, è impossibile andare molto lontano. L’autore approfondisce i motivi che hanno portato alla divisione lacerante fra il Nord e il Sud del mondo e rilegge quindi la storia dello sviluppo tecnico e umano a partire dal contributo offerto dalla Populorum Progressio, l’Enciclica scritta da Paolo VI e pubblicata nel 1967, ponendo in risalto un argomento controcorrente: il fatto che i cristiani hanno le potenzialità di svilupparsi “prima e più degli altri”, come documenta la storia. L’autore cita ampiamente l’Enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritatis” definita “il primo documento di riflessione sul nuovo mondo che sta nascendo”; e racconta le sue esperienze nel Sud del mondo, dove spesso ha visto che, a parità di condizioni, i cristiani si sviluppano prima e meglio degli altri. Non per motivi esterni (soldi, aiuti, macchine, ecc.), ma perchè la fede cristiana dà una marcia in più.
Non poteva mancare, naturalmente, un approfondimento circa il contributo decisivo dei missionari nel mondo a favore dello sviluppo nei luoghi più provati dalla fame e dall’ingiustizia, come l’India e l’Africa e una lunga riflessione sul perchè ” l’Africa ha bisogno di Cristo”.
“Nella storia millenaria della Chiesa – scrive l’autore – in nessun altra parte del mondo l’annunzio evangelico ha prodotto frutti così rapidi e copiosi come nell’Africa dell’ultimo secolo. All’inizio del 1900 i cattolici in tutta l’Africa erano circa 2 milioni, in parte colonizzatori e mercanti europei. Il fatto strepitoso è che un secolo dopo, nel 2008, sono circa 170 milioni. Da due a 170 milioni in cent’anni, con due guerre mondiali in mezzo! I sacerdoti africani che nel 1900 erano una decina, nel 2008 sono circa 16 mila. I primi due vescovi africani vennero consacrati nel 1939, oggi sono poco meno di 500”. Questi dati rappresentano la situazione attuale della Chiesa in Africa e si aggiungono a quanto ha detto Benedetto XVI durante la sua ultima visita nel novembre 2011 in Benin, quando disse che nel continente africano c’è una grande apertura nei confronti di Dio e un grande entusiasmo nel vivere la fede. In quell’occasione il Papa, colpito da ciò che aveva visto personalmente durante i vari incontri, ha elogiato “la freschezza del sì alla vita che c’è nel continente, la gioventù piena di entusiasmo, di speranza e anche di allegria… l’apertura degli africani alla dimensione metafisica della vita”, così lontana “dalla riduzione al positivismo che restringe la nostra vita”.
Il Santo Padre ha inoltre espresso il concetto che l’Africa può essere davvero “un grande polmone spirituale” per tutta l’umanità. Le pagine dell’autore di questo libro sembrano inserirsi perfettamente nella scia di queste riflessioni. “La Chiesa cattolica in Africa – scrive sempre Gheddo – gestisce 67mila 848 scuole materne frequentate da 6 milioni 383.910 alunni; 93mila 315 scuole primarie per 30 milioni 520mila 238 alunni; 42 mila 234 Istituti secondari per 17 milioni 705mila 405 alunni. Inoltre ospita e assiste un milione 968 mila 828 giovani delle scuole superiori e 3 milioni 088 mila 208 studenti universitari, mentre gli studenti delle scuole superiori cattoliche sono 68 mila 782 e delle università cattoliche 88.822. I numeri possono anche dire poco ma visitando numerosi paesi ho visto che anche in Africa si ripete (come in India e altrove del resto) quello che sperimentiamo in Italia: le richieste di frequentare le scuole della Chiesa sono di molte superiori alle possibilità concrete di ospitare i giovani, perchè danno più affidamento per una buona educazione”.

Dalla rivista “Medjugorje”, gennaio 2012

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