Roma, 7 settembre 2005
Al prof. Sergio Romano – Lettere al Corriere della Sera” – Milano

Caro Romano, per capire le “radici cristiane” dell’Europa, non serve notare, come lei fa, che ci sono molte Chiese cristiane, che i Papi hanno sbagliato, che l’identità originaria è stata spesso modificata da guerre, commerci, scambi umani e culturali; e nessuno pensa di “cancellare dalla storia d’Europa tutto ciò che è stato fatto contro la Chiesa o a dispetto della sua volontà”. Si parla di “radici”, non di “storia” dell’Europa. Le differenze si vedono dal confronto fra le civiltà diverse: i missionari le conoscono bene. Lei richiama “la gloriosa rivoluzione inglese, la grande rivoluzione francese, il suffragio universale, il voto alle donne”. Ma da dove vengono queste rivoluzioni che hanno portato allo “sviluppo moderno” nell’Occidente cristiano o cristianizzato? Dall’affermarsi di quei principi della Bibbia e del Vangelo (assenti nelle altre religioni e culture) che stanno alla base della nostra civiltà: l’uomo creato da Dio a sua immagine e con dignità superiore a quella degli animali, l’uguaglianza di tutti gli uomini, la famiglia monogamica, l’autorità come servizio al popolo, l’amore e il perdono delle offese, la nobiltà del lavoro anche manuale come contributo all’opera della creazione, il senso del futuro e del progresso (noi siamo una “civiltà progressista”; altre “civiltà conservatrici” o “circolari”, come dicono gli studiosi di civiltà). Nehru, nella sua “Autobiografia” (del 1946), si chiede perché l’India, con 5.000 anni di grande civiltà, ha dovuto attendere l’Inghilterra del sec. XIX per avere tutto quel che è “mondo moderno”: libertà di pensiero e di stampa, elezioni, giustizia sociale,  ecc. “La differenza vitale era questa: in Europa forze invisibili ribollivano all’interno delle sue masse facendole continuamente evolvere. In India invece la natura statica della società indiana rifiutava di evolversi”. Se non è dalle “radici ebraico-cristiane”, come si può spiegare, senza cadere nel razzismo, il fatto che la Carta dei Diritti dell’Uomo e il “mondo moderno” sono nati in Europa?

                               Piero Gheddo, missionario del Pime, Milano

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 Risposta di S. Romano:     Approfitto della sua lettera per ripetere che io non ho mai negato l’importanza della cristianità nella storia europea. Credo tuttavia che a nessuna istituzione, nell’ambito della società di uno stato laico, debba essere riconosciuto il diritto di stabilire ciò che è cristiano e ciò che non lo è. E temo che questo sarebbe accaduto se i membri della Convenzione avessero accolto la richiesta della Santa Sede.

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