Gent.me Sorelle dei
545 Monasteri di Clausura
Vostre sedi in Italia Milano, 10 luglio 2005

Carissime sorelle,
anzitutto voglio ringraziarvi delle lettere che mi mandate, ma soprattutto delle preghiere per le missioni e i missionari. Anche noi missionari siamo in un momento di crisi come dirò più avanti, anzi di varie crisi e il modo per uscirne è proprio la preghiera. Questa volta vi scrivo per mandarvi la biografia di un grande missionario che era un amico e un modello notevole di prete e missionario del nostro tempo: padre Marcello Zago degli Oblati di Maria Immacolata (O.M.I.), morto solo tre anni fa (marzo 2002).
Leggerete nel volume le vicende della sua vita, ma qui voglio dirvi perché ho accettato volentieri, col permesso dei miei superiori, la proposta di scrivere la sua biografia, venutami da padre Fabio Ciardi della direzione generale degli Omi. Io credo che Zago è stato il più attuale esempio di realizzazione del carisma “ad gentes”, in un’esistenza diversa da quelle dei missionari classici che finora ho illustrato: Giovanni Mazzucconi e Carlo Salerio (Oceania), Paolo Manna e Clemente Vismara (Birmania), Marcello Candia e Augusto Gianola (Amazzonia), Lorenzo Bianchi (Hong Kong), Felice Tantardini e Alfredo Cremonesi (Birmania), Cesare Pesce (Bangladesh). Li ricordate questi nomi? Vi suscitano qualche immagine dei tipi e delle situazioni in cui sono vissuti?
Ecco, Zago è del tutto diverso e dimostra che la santità non è un modello unico e che tutti siamo chiamati alla santità. Gesù è unico, ma i Santi sono molti, diversi l’uno dall’altro e tutti simili al Signore, che non può in alcun modo essere esaurito in una tipologia umana.
Marcello Zago, nato a Oné di Fonte nel 1930, ordinato sacerdote nel 1959, dopo un breve periodo di missione in Laos, nel 1972 è eletto a coprire cariche direttive nella sua congregazione, fino a diventare per dodici anni (1986-1998) superiore generale degli OMI, che contano oggi circa 5.000 membri tra sacerdoti e fratelli; è stato anche segretario del “Segretariato per il dialogo con i non cristiani” (era uno specialista di dialogo col buddhismo) e negli ultimi anni vescovo e segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide). Un’autorità nella Chiesa, amico e stimatissimo da Giovanni Paolo II, che ha saputo mantenere uno stile semplice di vita, di contatto con i suoi confratelli e dipendenti vari. L’ho frequentato molto anche quando era superiore generale e vescovo: aveva mantenuto la stessa semplicità e cordialità che aveva quand’era giovane missionario in Asia!
Facendo indagini per scrivere la sua biografia, anche nella congregazione di Propaganda Fide, mi hanno confermato l’impressione che avevo avuto da lui: era accettato da tutti perché profondamente umano e attento alle persone, capace di ascoltare e anche di spiegare il perché di certe sue decisioni; sorrideva e ringraziava sempre. Insomma, un prete e un vescovo che dava di sé l’immagine di un uomo sincero, trasparente, equilibrato, animato dall’amore di Dio e da nient’altro; un superiore che non voleva imporre se stesso per realizzare i suoi progetti, ma era a servizio dei confratelli, della congregazione e della Chiesa.
Perché, sorelle, dico questo? Perché, oggi siamo nel tempo della televisione e del trionfo dell’immagine: ebbene, la Chiesa (le nostre parrocchie e congregazioni, le nostre case e comunità siamo Chiesa) deve dare sempre più la stessa immagine che Zago dava di sé! L’immagine di Dio padre misericordioso, accogliente, pronto a capire ed a perdonare. C’è un motivo ancora più profondo per leggere questa biografia come fonte ispiratrice della nostra esistenza di persone consacrate. Il nostro è anche un tempo di crisi della vita consacrata: diminuiscono le vocazioni di suore e preti e nelle nostre comunità siamo sempre in meno e più anziani. E’ difficile per noi (come per tutta la società) vivere la speranza cristiana: se la nostra consacrazione non è più la gioia di cui ringraziare Dio ogni giorno, ma un peso difficile da portare, siamo già sull’orlo di una crisi di fede. La nostra vita perde di significato, quindi tanto vale diventare come tutti gli altri. Questo succede soprattutto ai più giovani che hanno appena iniziato la vita sacerdotale o religiosa.
Ecco perché, carissime sorelle, vi chiedo di pregare per i missionari, i sacerdoti diocesani e per tutti i sacerdoti. Ancora troppo frequenti sono le notizie che ricevo, visitando molte diocesi e missioni, di abbandoni che sembrano quasi inspiegabili. Al di là di ogni altro discorso che possiamo fare, ecco perché conta soprattutto la preghiera: e chi più di voi deve fornire alla Chiesa questo indispensabile carburante per essere sempre sale della terra e luce del mondo?
Alcune notizie mie personali (il superiore provinciale degli OMI vi darà altre informazioni sulla sua congregazione). Io sto bene e verso la fine di settembre dovrei andare in Papua Nuova Guinea, dove il vescovo di Alotau e la sua diocesi, in cui lavorano i missionari del Pime e le missionarie dell’Immacolata, celebrano i 150 anni del martirio del beato Giovanni Mazzucconi. Il vescovo salesiano mons. Francesco Panfilo mi ha invitato, però non so ancora se ci andrò per i troppi impegni che ho in Italia e la fatica di un viaggio all’altro capo del mondo: circa 24 ore di aereo da Roma, cambiando vettore a Singapore e poi a Port Moresby! Pregate per me.
Alla congregazione dei santi ho partecipato, il 3 giugno 2005, alla cerimonia di apertura della documentazione inviata dal vescovo di Kengtung (Birmania), mons. Peter Chaku, sul presunto miracolo attribuito all’intercessione di Clemente Vismara; e mi hanno consegnato il decreto che approva il lavoro fatto a livello diocesano per fratel Felice Tantardini. Il 9 giugno 2005, a Crema il vescovo mons. Oscar Cantoni ha chiuso il processo diocesano per il martire padre Alfredo Cremonesi (Birmania) e l’arcivescovo di Vercelli, mons. Enrico Masseroni, ha mandato alla congregazione dei santi il consenso dei vescovi piemontesi e la richiesta iniziare il “processo diocesano informativo” della causa di canonizzazione dei miei genitori Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo. Vi ho già inviato il volume “Questi santi genitori” (San Paolo 2005, pagg. 184) e un po’ di pagelline con la preghiera approvata dall’arcivescovo di Vercelli. Se ne volete altre, scrivetemi (o scrivete a suor Franca Nava, Milano, che sta bene e anche lei ringrazia).
Prego per voi e ciao a tutte,
vostro aff.mo p. Piero Gheddo.

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