Alle carissime Sorelle dei
550 Monasteri di Clausura d’Italia
Loro Sedi Milano, 1° novembre 2000

Carissime Sorelle in Cristo,
come sono contento di scrivervi questa lettera! Sempre mi piace essere in contatto epistolare, di preghiera e di affetto con voi tutte, ma questa volta in modo particolare. E vi spiego perchè. Dopo più di due anni che ero costretto a star fermo in Italia (a causa del “volumone” sulla storia del Pime che vi ho mandato nel giugno scorso), il 25 ottobre ho terminato un mese di visita ad alcune comunità del Pime in Asia (Taiwan, Hong Kong, Cina, Cambogia e Thailandia), per celebrare con loro i 150 anni del nostro Istituto. Ho il cuore pieno di gioia, come non comunicarvi questa mia felicità?
Per me è stato un mese di riflessione e di rinnovamento spirituale di cui ancora ne ringrazio il Signore. Grazie alle vostre preghiere, tutto è andato bene, la salute è buona, il materiale raccolto molto ricco e bello: purtroppo, adesso sono precipitato nel tritacarne degli impegni quotidiani e non so se e quando avrò il tempo di scrivere quello che ho visto e sentito.
Voglio dirvi (ma lo sapete già) che lo Spirito Santo è veramente generoso, imprevedibile, grandioso, colossale. Rinnova la Chiesa continuamente, la purifica, la rende più bella; e chiama i popoli per vie misteriose che lui solo conosce. Non si può essere pessimisti sul momento storico che stiamo vivendo: lo Spirito Santo è ben vivo e operante, non è invecchiato, non è andato in pensione, agisce ancor oggi come negli Atti degli Apostoli: le “meraviglie” dello Spirito descritte in quel piccolo libro (Atti, 2, 11-12; 14, 27; 21, 19-20; ecc.), sono perfettamente attuali, solo che non le conosciamo. Io sono sempre più convinto che la stampa missionaria dovrebbe soprattutto comunicare queste novità dello Spirito alle nostre vecchie Chiese, per dare speranza e coraggio, entusiasmo nella fede!
Tanti i fatti che potrei raccontare. Ricordo solo la rapida visita in Cina, a Canton, col padre Fernando Cagnin del Pime, che ci vive dal 1995 come “operatore sociale” in una casa per handicappati: non può fare ministero diretto, ma dà una bella testimonianza di Vangelo, che provoca e interroga anche le autorità di un paese ufficialmente ateo! In Cina c’è libertà e persecuzione religiosa, a seconda dei luoghi, dei governatori e dei periodi storici di quel grande paese. A Canton, ci sono tante conversioni e vocazioni nella piccola comunità cristiana. Sentendo raccontare come i cinesi accolgono con entusiasmo il Vangelo, se ne vengono a conoscenza, mi veniva in mente quanto diceva san Paolo (Atti, 28, 28) agli Ebrei del suo tempo, che rifiutavano il suo annunzio: “Sappiate che questa salvezza Dio ora la offre ai pagani, ed essi l’accoglieranno”.
Siamo stati in un convento di suore vicino alla cattedrale: un’anziana suora di 94 anni (lucida, raccontava quel che aveva subito nelle persecuzioni al tempo di Mao), la superiora sui 40 anni, due giovani suore e 24 novizie, ragazze dai 18 ai 25 anni che facevano tenerezza. Vestite con pantaloni neri e camicetta bianca, crocifisso sul petto, capelli corti, gentili, timide, decise a servire il Signore nella Cina che domani può ancora scatenare persecuzioni violente. Padre Cagnin, dopo aver parlato con loro (sa bene il cinese), uscendo mi diceva: “Vedi, queste suore vanno tra il popolo e vivono in piccole comunità. Ciascuna di loro vale tre preti!”. E aggiungeva che oggi, almeno a Canton e nel sud della Cina, non c’è più differenza tra “Chiesa patriottica” e non patriottica. I battezzati sono tutti col Papa, anche se ufficialmente la Chiesa non può avere rapporti con la S. Sede. L’anziana suora di 94 anni diceva: “Non fate a caso a quel che dice il governo, ha sempre raccontato bugie. Noi preghiamo ogni giorno per il Papa e siamo con lui in tutto”.
Vedete, care sorelle, quante motivazioni di preghiera vengono dal mondo missionario? Il primo aiuto che potete e dovete dare alle missioni e ai missionari è la preghiera. Lo sapete già, ma io ve lo ripeto lo stesso, perchè fa bene anche a me ripeterlo.

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Questa volta vi mando due volumetti piccoli ma significativi: la storia di Rosetta (missionaria in Congo per 34 anni) e di Felice (in Birmania per 69 anni), persone semplici e sante, umili, che hanno lasciato profonde tracce di santità in chi le ha conosciute. Felice (“Il santo col martello”, il titolo del volume) è fratel Tantardini del Pime (1898-1991), di cui si sta iniziando la Causa di Canonizzazione: ne sono il vice-postulatore (postulatore è il p. Angelo Tin della diocesi di Taunggyi). E’ un personaggio sul tipo di padre Clemente Vismara, ma molto diverso.
Rosetta Gheddo è mia cugina prima (figlia del fratello di mio papà e della sorella di mia mamma), una santa donna, intelligente e attiva, ma nascosta, non voleva assolutamente apparire. Il vescovo di Goma, presidente della Conferenza episcopale congolese, mi ha detto: “Rosetta è stata una benedizione per la mia diocesi”. Ho scritto il libro “L’Africa di Rosetta” sulla base delle testimonianze di quelli che l’hanno conosciuta in Africa e delle sue lettere che, rilette a distanza di tempo, sono veramente belle.
Debbo dire che noi parenti, e io stesso che l’avevo visitata in Congo due volte, non avevamo avvertito la sua statura spirituale. Sì, una buona cristiana e missionaria, donna saggia e di preghiera, ma non parlava mai di sè e di quel che faceva (seguiva la spiritualità del De Foucauld): con le migliaia di articoli che ho scritto sui missionari in tutto il mondo, non sono riuscito a scriverne nemmeno uno sulla mia cara Rosetta (più giovane di me di cinque anni, siamo stati assieme da bambini)! Era una contemplativa in azione. Leggete la testimonianza di padre Silvio Turazzi, dei missionari Saveriani a Goma, che parla dell’influsso spirituale che Rosetta aveva sui missionari in quell’angolo tormentato di Congo in cui è vissuta (la chiamavano “la roccia” perchè era sempre uguale a se stessa, sempre contenta e sicura nella fede, mai parlava male degli altri, dava conforto a tutti, anche a quelli in crisi…).

Ecco, care sorelle, quel poco che volevo dirvi, con grande stima e affetto per il ruolo che voi coprite nella Chiesa e nella missione alle genti. Quante volte ho parlato di voi ai confratelli del Pime appena visitati in Asia, assicurando loro le vostre preghiere! Vi ringraziano tutti e vi salutano, anche loro pregano per voi. Nel gennaio 2001 andrò in Brasile e verso maggio in Bangladesh, sempre per parlare dei 150 anni del Pime.
Ciao a tutte e sempre allegre nel Signore, nostra luce e forza, nostra gioia. Il vostro aff.mo

padre Piero Gheddo
missionario del PIME

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