Agli amici Vescovi

Residenziali ed emeriti                     Milano, settembre 2016

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Cari amici Vescovi,

un cordiale ossequio e saluto a tutti. Spero che voi tutti stiate bene, confidando nella Divina Provvidenza. Da circa 30 anni vi mando tutti i miei libri. L’ultimo è “Fare felici gli infelicil’ (Emi, 2014) sulla personalità e la spiritualità del Beato padre Clemente Vismara (beatificato nel 2011).

Il 15 ottobre 2014 sono caduto sulle scale nel Pime di Milano (Via Monterosa, 81) e ho passato mesi in vari ospedali. Adesso mi trovo in una struttura sanitaria della diocesi di Milano per i sacerdoti anziani. Quasi due anni di grandi sofferenze (forte mal di schiena, piedi gonfi che bruciano, ecc.). Non chiedo a Gesù di guarire, ma di avere la forza di sopportare i mali che il buon Dio mi manda. Il Venerabile Marcello Candia diceva: “La sofferenza è la forma più alta della preghiera”. Il male fisico è inevitabile, importante è dare un senso alla nostra sofferenza. Gesù ha salvato l’umanità con la sua grande Croce, anche noi, con la nostra piccola croce, diamo un contributo a quest’opera missionaria.

Con questa lettera vi mando: ”Piero Gheddo, inviato speciale agli estremi confini della fede” (EMI, settembre 2016). L’ha voluto la Direzione generale del Pime ed ho obbedito con qualche resistenza, ma adesso mi accorgo che è un buon strumento di evangelizzazione. L’ho scritta con l’amico giornalista di “Credere” e di “Avvenire”, Gerolamo Fazzini. Quando rileggo i miei 87 anni, non solo ringrazio il Signore Gesù di avermi chiamato a seguirlo fin dalla più giovane età, ma mi stupisco di quante innumerevoli grazie mi ha fatto, ad esempio di entrare nel Pime, quando tutto si opponeva a questo, come ho scritto nel I* Capitolo. Eppure il Pime è proprio l’Istituto adatto per me e per valorizzare i doni che Dio mi ha dato.

Un’altra grandissima grazia di Dio è il rapporto fraterno che ho con le Sorelle di Clausura. Fin dal seminario minore diocesano di Vercelli ho conosciuto le claustrali e ne ero affascinato; poi lo Spirito Santo mi ha orientato a stringere rapporti con i circa 500 conventi di clausura in Italia. Dal 1980 mando loro tutti i miei libri; poi ricevo l’ondata benefica delle loro preghiere e lettere, che mi confermano quanto è bello vivere col Signore Gesù e la nostra Madre Maria. Ho scoperto a poco a poco il valore primario e assoluto della preghiera, che le Sorelle ci insegnano con la vita. Tutto viene da Dio e tutto dobbiamo chiedere a Dio. Più preghiamo e più Dio ci attira a sé, Sommo Bene. E scopriremo che tutto quel che abbiamo ce l’ha dato Dio e tutto quello che non abbiamo, cioè un più alto gradino dell’imitazione di Cristo, è perchè non abbiamo seguito le vie che lo Spirito Santo ci indicava.

Un’altra imprevedibile e grandissima grazia di Dio, che non ho potuto mettere in questo volume, è che nel 2001 sono andato a Torino per fare un ritiro spirituale agli “Amici di Lazzaro”, invitato dal loro Fondatore e direttore, Paolo Botti. Il quale mi chiede se non ho il mio Sito Internet. Rispondo di No. Lui riprende: “Uno come te non può non avere il suo Sito. Se non salvi oggi i tuoi scritti, andrà tutto perso. Te lo facciamo noi, gratis!”. Ho accettato senza esserne convinto. Così è incominciata questa provvidenziale avventura. Nel Sito: www.gheddopiero.it trovate l’elenco dei miei libri, i viaggi, i molti articoli e conferenze, i testi delle catechesi mensili a Radio Maria nella rubrica “La Missione continua”, ecc.

Cari discendenti degli Apostoli, òiù passano gli anni e più divento ottimista sul futuro della Chiesa e dell’umanità e anche sul mio futuro. La miglior testimonianza che noi tutti possiamo dare oggi, in questa nostra Italia dove prevale il pessimismo, è di essere sereni, gioiosi, fiduciosi ottimisti perché la potenza della Croce e Risurrezione di Cristo ha salvato l’umanità e si sta imponendo oggi come l’unica ancora di salvezza. Noi vediamo la storia dei popoli e la nostra storia con i nostri occhi umani, che ci portano al pessimismo. Dobbiamo vederla con gli occhi di Dio, cioè con la fede, che è fiducia nella Divina Provvidenza.

Carissimi Vescovi, Siete voi la guida della nostra Chiesa italiana, che ha oggi nel mondo non cristiano circa 10-12.000 missionari, uomini e donne, laici compresi. Sono il nostro ponte verso le altre religioni, popoli, culture, là dove nasce la Chiesa. Per due finalità:

  1. Uscire, come dice Papa Francesco, dall’ovile di Cristo (anche nella nostra Italia), per annunziare a tutti il Vangelo.
  2. Imparare dalle giovani Chiese, che spesso ricordano quelle di San Paolo, e ci chiedono due “conversioni” (ne parlo in tutto il libro):
  1. Gli italiani battezzati che frequentano le nostre chiese debbono ritrovare l’entusiasmo della fede. Come? Ecco il tema sul quale la CEI già insiste: ogni battezzato è missionario. “La fede si rafforza donandola “ (“Redemptoris Missio”, n. 2);
  2. Diocesi e parrocchie sono la base fondamentale e territoriale della Chiesa; gruppi, associazioni, confraternite, movimenti laicali sono le forme nuove di annunzio che lo Spirito Santo – Protagonista della Missione – suscita nella Chiesa: “Dummodo Christus annuntietur”, Purchè Cristo sia annunziato (Fil. 1, 18). L’unità nella diversità caratterizza le giovani Chiese con pochi preti.

Carissimi Padri della Fede, grazie della fedeltà alla vostra vocazione: essere Pastori del gregge di Cristo. Noi credenti in Cristo siamo gli incompresi, i disprezzati dal mondo. Ma Gesù ha detto: “Voi siete il sale della terra e la luce del mondo”. Con le nostre preghiere e sofferenze diamo il più importante contributo alla salvezza della nostra Italia e alla riforma della Chiesa che lo Spirito Santo sta facendo con Papa Francesco, che viene da una Chiesa “missionaria”, cioè fondata dai missionari e di recente evangelizzazione, con pochi preti, distanze enormi

Se non ci sentiamo più, Buon Natale e ricordiamoci nelle preghiere. Pregate anche per suor Franca Nava, che è con me da 43 anni e alla fine del libro spiego perché. Dio ci benedica tutti, vostro p. Piero Gheddo.

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