Mamma Rosetta e papà Giovanni beati? – Padre Gheddo su Sacerdos

Nella Lettera pastorale per l’anno 2006-2007 su “La buona notizia della Famiglia”, l’arcivescovo di Vercelli mons. Enrico Masseroni ha scritto: “Sono grato a Dio che ci ha consentito di avviare nella nostra Chiesa eusebiana la causa di beatificazione dei coniugi Gheddo, che hanno scalato la vetta della santità attraverso la strada di una vita familiare vissuta con il Vangelo in mano, anzi, con il Vangelo nel cuore. Pare di vedere in questi genitori santi la figura di tanti altri padri e madri che all’ombra delle nostre case e nella storia discreta di un amore fedele e fecondo, alla santità ancora credono”. In Italia e nella Chiesa italiana si sta riscoprendo il valore educativo e culturale della famiglia, perché la società in cui viviamo ha mortificato la vita coniugale e familiare fondata sul matrimonio fra uomo e donna ed ha portato i giovani ad essere sempre più fragili e privi di ideali e la vita moderna sempre più disumana.
La causa di Rosetta e Giovanni è nata per un disegno provvidenziale di Dio. Nel 2002 ho pubblicato “Il Testamento del Capitano” (San Paolo, pagg. 210) con alcune lettere di papà Giovanni alla famiglia, quando era militare in Russia durante l’ultima guerra mondiale, con il racconto della sua vita e di mamma Rosetta: un buon successo di vendita. Dopo quella pubblicazione ho ricevuto inviti per conferenze e tante lettere e telefonate di persone che si dicevano commosse dalla santità di questi giovani sposi dell’Azione Cattolica. Di questo io e i miei fratelli eravamo già convinti, ma non pensavo ad una causa di beatificazione, che è stata proposta dalle suore di clausura Redentoriste di Magliano Sabina (Rieti), in una lettera all’arcivescovo di Vercelli perché avevano pregato i miei genitori ottenendo delle grazie. Mons. Masseroni si è subito dichiarato entusiasta della proposta e il 18 febbraio 2006 ha istituito nella chiesa di Tronzano (Vercelli), dove i due servi di Dio sono vissuti, il tribunale diocesano per il processo informativo, che ha interrogato i testimoni ed esaminato i documenti con risultati positivi. Il 17 giugno 2007 l‘arcivescovo ha chiuso a Vercelli il processo diocesano e tutto il materiale raccolto è andato alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma.
Rosetta e Giovanni ci ricordano com’erano gli sposi cristiani d’Azione Cattolica e la vita di fede nelle campagne vercellesi 60-70 anni fa. Rosetta Franzi era nata nel 1902 a Crova (Vercelli) e aveva sposato nel 1928 Giovanni Gheddo, nato nel 1900 a Viancino (Vercelli). Nella nostra famiglia si è spesso ricordato che si volevano bene e desideravano avere tanti figli! Nel 1929 sono nato io, nel 1930 Francesco, nel 1931 Mario, nel 1933 la mamma ha avuto un aborto spontaneo e nel 1934 doveva partorire due gemelli. Invece è morta di parto, di polmonite e di setticemia (allora non esistevano gli antibiotici!), lei con i due gemellini, il 26 ottobre 1934.
Rosetta Franzi veniva da una bella famiglia, seconda di quattro figlie (anche sua mamma, nonna Maria, era una cristiana esemplare). Si era diplomata insegnante elementare e ha speso la sua breve vita in famiglia nel servizio alla parrocchia e nella cura dei bambini, lasciando un forte ricordo di santità, che ho delineato in un altro libro: “Questi santi genitori” (San Paolo, 2005, pagg. 184). La sorella Emma (morta nell’ottobre 2006 a 93 anni), ricordava: “Rosetta era benvoluta da tutti perché era una donna di pace; non parlava mai male di nessuno e se c’era qualche pettegolezzo, lei cercava di vedere gli aspetti positivi della persona di cui si parlava. Aiutava i poveri e le persone in difficoltà. Viveva in modo appassionato l’impegno della fede e dell’Azione cattolica”. La morte di parto a 32 anni, lasciando tre bambini piccoli, commosse Tronzano e Crova dove, nella “Messa di suffragio”, don Giuseppe Oglietti, parroco e suo confessore, celebrò con i paramenti bianchi dicendo: “Non celebriamo la Messa da morto, perché Rosetta è già in Paradiso; ma cantiamo la Messa degli Angeli perché era veramente un angelo”. Trent’anni dopo la morte, nel 1964, alla riesumazione della salma, Rosetta era intatta, sembrava morta da poche ore.
Giovanni Gheddo era geometra e aveva fatto il militare negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, esercitando poi a Tronzano la sua professione. Anche lui veniva da un’ottima famiglia. Nonna Anna (prima elementare) aveva avuto dieci figli e fece da madre a me e ai miei due fratelli; la ricordiamo ancora per la sua bontà e grande fede! Papà era un militante d’Azione cattolica: uomo saggio e buono, in paese era chiamato per portare la pace in famiglie divise o quando c’erano liti e dissensi. Di lui ricordiamo diversi episodi riportati nel volume citato. Dopo la morte di mamma Rosetta, la nostra famiglia si ricompose con papà, nonna Anna e le sue figlie zia Gina e zia Adelaide, insegnante elementare (che ha preso il posto del papà quando nel 1942 è partito per la Russia): si pregava assieme, c’era una bella unità fra i numerosi parenti e tanti buoni esempi che ancora ricordiamo con commozione.
Papà Giovanni è poi andato in guerra, mentre come vedovo padre di tre minorenni avrebbe dovuto esserne dispensato: a Tronzano e a Vercelli si diceva che era una punizione per la sua militanza nell’Azione cattolica e per non aver mai voluto iscriversi al Partito Fascista, a quel tempo atto obbligatorio per uno in vista come lui: fra l’altro, a Tronzano dirigeva la sezione del “Distretto irriguo Ovest Sesia” (il fiume Sesia) per la distribuzione delle acque del canale Cavour nelle risaie. Papà non avrebbe voluto che noi bambini portassimo la divisa di Balilla e partecipassimo alle manifestazioni del Partito nella scuola. Ma zia Adelaide, insegnante e direttrice didattica nelle elementari di Tronzano, la ebbe vinta dicendo che non poteva pretendere da noi bambini un atto di eroismo! Dalla Russia papà ha scritto delle lettere che testimoniano la sua fede e santità di vita. Noi tre figli ricordiamo il suo amore alla preghiera e alla Chiesa, la generosità verso il prossimo, le raccomandazioni che ci faceva anche per lettera dall’URSS, le testimonianze di autentico spirito evangelico che ci ha dato nella sua breve vita. E’ morto in Urss con un atto di eroismo che ricorda San Massimiliano Kolbe. Era capitano d’artiglieria della divisione Cosseria in prima linea sul fiume Don, e vicino alla sua postazione c’era un ospedaletto da campo con 35 feriti intrasportabili. Quando i russi sfondano le linee italiane il 17 dicembre 1942 (a 35 gradi sottozero!) l’alto comando dà l’ordine di ritirata immediata. Con i feriti gravi doveva rimanere l’ufficiale più giovane, il sottotenente Mino Pretti di Vercelli. Papà gli dice: “Tu sei ancora giovane e devi farti una vita. Io ho i miei figli in buone mani. Scappa che rimango io”. Pretti, a guerra finita, è venuto a Tronzano a ringraziare: vostro papà mi ha salvato la vita. Nel dopoguerra è eletto due volte sindaco di Vercelli.
Come si vede, i miei genitori erano persone del tutto normali, che vivevano il Vangelo. A Tronzano c’è ancora chi li ricorda con commozione. La Causa di Beatificazione vuol richiamare a tutti proprio questo: la santità è vivere con fede e amore la vita quotidiana nel posto in cui Dio ci ha messi, con tutte le sofferenze e prove che Dio ci manda. Rosetta e Giovanni rappresentano bene le virtù di molti genitori e nonni del recente passato, che spesso gli anziani di oggi ricordano ai più giovani: preghiera in famiglia e frequenza alla chiesa, spirito di sacrificio e senso del dovere, onestà nel lavoro, solidarietà concreta verso i bisognosi, donazione totale della vita ai doveri familiari, ecc. La Causa di Beatificazione non ha nessun scopo di gloria umana, ma richiama tutti a rinverdire e tramandare una tradizione cristiana molto bella. L’inizio del movimento di devozione e di preghiera per la Beatificazione di mamma Rosetta e di papà Giovanni può aiutare nella nuova evangelizzazione del nostro popolo; il processo informativo diocesano, interrogando le persone anziane che hanno conosciuto papà e mamma, ha ricavato altre testimonianze sulla loro santità e vita cristiana. Ma il fatto stesso che appartenevano all’Azione cattolica (a quel tempo si diceva: “è una scuola di santità per i laici”) può già stimolare i membri di questa gloriosa associazione a ricuperare lo spirito di fede e di santità che ha formato in passato tanti autentici cristiani.

Padre Gheddo su Sacerdos (2007)

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