(a Sergio Romano, con data di pubblicazione) Prima “Lettere al Corriere” pubblicata il 25 giugno 2005 sulla Chiesa e la lotta contro l’Aids in Africa  
Caro Romano, lei lamenta che “l’attenzione della Chiesa sembra talvolta concentrarsi in modo particolare sui problemi della moralità africana… nella convinzione che il male da combattere sia la licenza sessuale” (Corriere, 20 giugno). Le Chiese cristiane in Africa fanno ben altro: solo i missionari italiani in Africa sono circa 7.000 (i “volontari” italiani circa 500)! Dov’è la radice dell’Aids così virulento? Proprio nella licenza sessuale che in passato, con la morale tradizionale molto forte, era contenuta. Oggi, specie nelle città, il mondo moderno ha travolto tutto il rigore della tradizione senza sostituirlo con nient’altro che con immagini di licenza sessuale importate dall’Occidente (Tv, materiale pornografico, liberi rapporti sessuali fuori del matrimonio, turismo sessuale, ecc.). Potrei raccontarle esempi concreti che vengono, ad esempio, dall’Uganda, ma lo spazio è tiranno. Piero Gheddo, missionario del Pime, Milano

Risposta di Sergio Romano:

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    La ringrazio per le sue osservazioni, anche se credo che l’Occidente non possa essere considerato sempre responsabile del modo con cui le sue tendenze e il suo stile di vita vengono applicati in altri continenti. Quali che siano le origini della licenza sessuale nel continente africano, occorre comunque decidere come reagire all’Aids. Mi chiedo se l’ostilità della Chiesa all’uso del preservativo non riducano l’efficacia della sua azione.

Seconda “Lettera al Corriere” pubblicata il 1° luglio 2005 sulla Chiesa e il preservativo

Caro Romano, scusi se le mando ancora una lettera, dopo quella che mi ha pubblicato sabato 25 giugno. Non ho potuto farne a meno per sfatare un pregiudizio molto diffuso, che se la Chiesa permettesse l’uso del preservativo in Africa l’Aids si combatterebbe meglio! Scusi ancora e veda lei se pubblicarla. Grazie suo Piero Gheddo

Caro Romano,

                         lei si chiede se “l’ostilità della Chiesa all’uso del preservativo non riduca l’efficacia della sua azione” (sociale e di aiuto nella lotta contro l’Aids). E’ vero il contrario. Proprio l’azione della Chiesa e dei missionari, che per combattere l’Aids e la fame partono dall’educazione dell’uomo, si dimostra la via giusta per risultati positivi. Non esistono statistiche plausibili per l’Africa, ma l’India organizza il censimento in modo tecnico: dal 1981 al 1991, gli indiani sono aumentati del 25,18%, ma i musulmani del 30,96%, gli indù del 24,14, i buddhisti del 22,25, i cristiani solo del 16,83%! I due stati con minor crescita demografica sono stati quelli cristiani: Goa 15,98% e Kerala 13,98%. Com’è possibile, quando la Chiesa proibisce l’uso del preservativo? Ma la Chiesa educa! Un solo esempio: le ragazze cattoliche studiano fino a 18 anni poi pensano a sposarsi e quindi hanno già, naturalmente, due, tre figli in meno delle loro coetanee non mandate a scuola che si sposano a 15-16 anni. Al tempo di Indira Gandhi, il governo imponeva la sterilizzazione per le donne povere con più di due figli e nel 1977 fu fatto cadere da un’imponente voto di rivolta alle elezioni politiche. Fin che in questi discorsi non si tiene conto della cultura e religione tradizionale dei popoli, non si capiscono i meccanismi sociali.

     Questo conferma l’osservazione sul terreno: in Africa (e naturalmente anche l’India) i missionari mi dicono che i cristiani, a parità di condizione con i loro fratelli della stessa etnia e condizione sociale, sono i meno colpiti dall’Aids e si sviluppano più di altri. Perché? Per l’educazione, che è il metodo in uso da sempre nelle missioni. Ma per educare bisogna andare sul posto, imparare le lingue, inserirsi in quelle culture, vivere tutta la vita in condizioni molto più misere delle nostre! Ecco perché il mondo ricco manda volentieri soldi e macchine, ma pochi missionari e volontari. Grazie, suo P. Piero Gheddo, Milano.

Risposta di Sergio Romano:

Credo anch’io nell’importanza e nell’efficacia dell’educazione. Ma dalla sua lettera sembra doversi desumere che la lotta contro l’Aids in Africa passa attraverso la conversione e l’educazione cristiana. I laici, nel frattempo, non possono attendere e rinunziare a perseguire lo stesso scopo con altri mezzi. La Campagna per il preservativo è una battaglia contro la spensieratezza arrogante e irresponsabile con cui molti uomini africani praticano a loro sessualità.

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