Il Vescovo partigiano – Introduzione di Padre Gheddo

Ringrazio cordialmente Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, per aver voluto mandarmi questa intensa e significativa prefazione alla biografia di mons. Aristide Pirovano, conosciutissimo in Italia e specialmente in Lombardia come vescovo missionario dell’Amazzonia e superiore generale del Pime.

                                                       * * * * *

UN AIUTO PER INIZIATIVE MISSIONARIE: il tuo 5 per 1000 può fare molto per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, scrivi 97610280014

    Il titolo “Aristide Pirovano, Il Vescovo partigiano” richiede una spiegazione. Richiama subito il carattere contro-corrente di Pirovano; dire ribelle sarebbe troppo, perché poi si è mantenuto fedele alla Chiesa, al Pime e quando doveva obbedire, obbediva. Ma certamente “partigiano”, nel senso che era in atteggiamento critico e reagiva alle ideologie disumane dominanti nel suo tempo: fascismo e nazismo durante la guerra, comunismo e laicismo radicalmente anti-cristiano in seguito. Insomma, andava contro-correnre rispetto a quanto opprimeva l’uomo e scalzava le basi della fede e della vita cristiana. 

     Ma, soprattutto, “partigiano” perché lo è stato in senso letterale negli anni dell’ultima guerra mondiale (1943-1945) per salvare dalla morte ebrei e perseguitati politici, finendo anche nel Carcere di San Vittore a Milano, bastonato e torturato dalla polizia militare tedesca perché non rivelava nessun nome di altri “ribelli”. E poi “partigiano”  militante e combattente, quando era il caso, lottando contro coloro che si opponevano od ostacolavano la giusta causa della missione che gli era affidata: prima la fondazione della diocesi di Macapà in Amazzonia (1948-1965), poi la direzione del Pime (1965-1977) e infine le opere sociali, sanitarie ed educative di Marituba, il lebbrosario nella foresta dell’Amazzonia che oggi è diventato una città satellite della grande Belém, capitale dell’Amazzonia brasiliana, grazie anche a quanto ha saputo realizzare il dottor Marcello Candia (l’amico che lui stesso aveva portato in Amazzonia) e poi “il Vescovo partigiano” negli anni dal 1979 al 1997.

    Gli anni in cui mons. Aristide Pirovano è stato superiore generale del Pime (1965-1977) sono proprio quelli che Montanelli definisce “Gli anni di piombo” e  coincidono col Pontificato di Giovanni Battista Montini ([1]). Il Papa e il superiore generale del Pime erano amici da lungo tempo: mons. Montini e poi Papa Paolo VI aiutava anche economicamente il vescovo dell’Amazzonia molto più giovane di lui (1897 e 1915). Ma fra i due s’era creata una corrente di simpatia che nasce quando Montini, arcivescovo di Milano, consacra vescovo Pirovano a Erba, il 13 novembre 1955, giovane fondatore e primo vescovo della diocesi di Macapà nell’Amazzonia brasiliana; poi continua attraverso lettere, aiuti e visite di Pirovano al Papa tutte le volte che tornava in Italia.

     Dico questo perché  il cammino dei due amici, senza voler fare indebiti confronti, sembra andare avanti in parallelo, nella Chiesa dell’immediato post-Concilio di  quegli “anni di piombo”. Montini e Pirovano passano dall’entusiasmo degli anni conciliari, per le novità che nascevano nella Chiesa, alla delusione e sconforto degli anni seguenti, quando i documenti approvati dai Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II venivano stravolti da interpretazioni e letture che sommariamente si possono definire “sessantottine”, nel senso che nascono dal movimento politico-culturale del “Sessantotto” che ha sconvolto l’Occidente cristiano, come vedremo. Paolo VI viveva quel suo tempo in  modo sofferente ma con pazienza e prudenza, com’era richiesto dal suo ruolo e dal suo carattere; Pirovano anche lui con molta sofferenza, ma anche con una forte carica di reazione militante e combattiva, come era nel suo carattere: ecco, se vogliamo, il “partigiano della verità” che Paolo VI esprimeva e rappresentava.

    Questa non è una lettura postuma e ideologica dei due personaggi, ma la risultanza inequivocabile delle loro storie personali. Ma lasciamo da parte Paolo VI e occupiamoci di Pirovano.

                                                           * * * * *

     Il presente volume è uno studio, basato su fonti d’Archivio e interviste a testimoni che l’hanno conosciuto, che presenta mons. Aristide Pirovano soprattutto come superiore generale del Pime per due periodi dal 1965 al 1977. La sua storia è già stata raccontata in tre volumi ([2]), che hanno lasciato scoperti i dodici anni del suo governo del Pime a Roma (1965-1977), quelli centrali e più importanti della sua vita, da quando aveva cinquant’anni a quando ne aveva 62 (è morto poi nel 1997 a 82). Una storia non facile da studiare e descrivere, perché Dom Aristide era un uomo estremamente pratico, realizzatore, di fede granitica ma semplice, quasi elementare e con una forte carica diciamo “anti-intellettuale”, maturata nei lunghi anni d’Amazzonia fra popoli che allora vivevano all’estremo limite della sopravvivenza (caboclos e indios dell’Amapà). Dover fare il superiore generale negli “anni di piombo”, in cui trionfavano ideologi, filosofi e teologi, assieme a venditori di sogni e falsi profeti, ha rappresentato per lui un tormento peggiore di qualsiasi altro immaginabile.

    Tant’è vero che, appena terminato il suo secondo mandato a 62 anni, come vedremo, rifiuta offerte di lavoro da Propaganda Fide e dalla CEI per restare in Italia: voleva andare in una missione lontana  e anche molto diversa dal “suo” Brasile che già conosceva e dov’era ben conosciuto, per non essere più “quasi certamente chiamato a fare il vescovo”; ci andava “come semplice prete e senza alcuna autorità”: perché, aggiungeva,  “ho sempre dovuto fare il capo, adesso basta: lascio che altri provino le delizie di cosa vuol dire comandare”.

    Quando gli fanno presente che, se a 62 anni va nelle Filippine, come l’avevano invitato alcuni padri ed era propenso ad accettare l’invito, deve studiare, oltre all’inglese, le lingue locali di Zamboanga (il tagalog, il chavacano, il visaya); lui risponde che “è meglio spaccarsi la testa nel tentare di imparare lingue impossibili alla mia età, che disperarsi nel voler convincere certe teste di uomini e preti come me che non ragionano”.  In queste parole, maturate dall’esperienza dei 12 anni di superiore negli “anni di piombo”, è sintetizzato tutto il dramma di Aristide (chi lo conosceva non poteva non amarlo) come superiore del Pime in quegli anni.

                                                       * * * * *

     Perché ho scritto questa biografia? Il motivo è semplice. Aristide Pirovano ha suscitato così tanti amici che ancora lo ricordano, non solo come grande e affascinante missionario, realizzatore di grande opere, ma come un santo sacerdote. Tutti quelli che sono venuti in contatto con lui hanno questo ricordo di un uomo spirituale, un vero prete che si spendeva per gli altri, per la Chiesa e il Pime. Il card. Carlo Maria Martini scrive  Notevole soprattutto il testo introduttivo al volume di Mauro Colombo “Ricordo di un uomo di Dio” dell’arcivescovo di Milano, card. Carlo Maria Martini [3]:

     “Sono contento di questa pubblicazione sulla figura e l’opera di Sua Eccellenza Monsignor Aristide Pirovano, nato nella nostra Diocesi, consacrato vescovo dal mio venerato predecessore – il Servo di Dio Giovanni Battista Montini – e prelato di Macapà. Lo incontrai la prima volta a Marituba, in occasione di un mio viaggio pastorale in Brasile, e poi in qualche altra circostanza. Non posso quindi dire di averlo conosciuto bene, ma ho apprezzato fin da subito la sua personalità e la sua straordinaria azione missionaria in Amazzonia.

    Lo ricordo bene come un uomo tutto di Dio, profondamente spirituale e insieme ricco di inesauribile carica evangelica. Furono la sua carità e il suo ardore ad attrarre il giovane Marcello Candia che, dopo aver realizzato la costruzione dell’ospedale di Macapà, si dedicò completamente ai lebbrosi. Padre Aristide ha testimoniato una fede cristallina, un’assoluta fiducia nella Provvidenza, una capacità singolare di vivere la croce quale partecipazione a quella di Gesù, una continua  tensione a operare per la concordia degli  animi e per l’unione dei cuori. Leggerò volentieri questo volume nel desiderio di conoscerlo meglio, e auspico che soprattutto i giovani vengano sollecitati dall’esempio di mons. Pirovano a sperimentare la gioia di una vita tutta spesa al servizio del  Signore e dei fratelli più poveri”.

     Nel 2002, quando gli “Amici di mons. Pirovano” chiedono al card. Martini di iniziare il processo diocesano per la sua beatificazione, così l’arcivescovo risponde a stretto giro di posta, con un breve scritto che conferma la sua introduzione al volume appena citato ([4]):

     “Ho sempre stimato Monsignor Aristide Pirovano come un grande testimone di Dio e del Vangelo, un appassionato servitore della Chiesa, ricco di spiritualità e di carità. Trasmetto la documentazione a don Ennio Apeciti, responsabile dell’Ufficio per le Cause dei Santi, perché la prenda in esame”.

                                                                                        Piero Gheddo


[1] Indro Montanelli, Mario Cervi, “Gli anni di  piombo (1965-1978)”, Paolo VI era diventato Papa nell’agosto 1963 e muore nell’agosto 1978; Pirovano eletto superiore generale del Pime  nel marzo 1965 e, rieletto nel 1971, scade nel 1977 e va a spendere i suoi ultimi vent’anni nel lebbrosario di Marituba presso Belem, nell’Amazzonia brasiliana.

[2] Il primo dedicato specialmente a Pirovano nel suo paese natale di  Erba (con l’epopea partigiana che lo condusse a San Vittore) e poi a Marituba: Mauro Colombo, “Aristide Pirovano, Il vescovo dei due mondi”, Con il testo del card. C. M. Martini “Ricordo di un uomo tutto di Dio”, EMI, 1998, pagg. 382; gli altri due specialmente sulla fondazione della diocesi di Macapà e poi a Marituba: Piero Gheddo, “Missione Amazzonia – I 50 anni del Pime nel nord Brasile (1948-1998)”, EMI 1998, pagg. 482: e P. Gheddo e Raffaella Guzzeloni, “Il vescovo del sorriso, Dom Aristide Pirovano, Una vita per la missione”, Pimedit Milano, 1997, pagg. 200.

[3] Mauro Colombo, “Aristide Pirovano (1915-1997) Il Vescovo dei due mondi”, EMI 1997,  pagg. 7-8.

[4] Lettera del 28 gennaio 2002, AGPIME II, 23/2, 01, 090.

SOSTIENI INIZIATIVE MISSIONARIE! con il tuo 5 per 1000 è semplice ed utilissimo. Sul tuo 730, modello Unico, scrivi 97610280014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*