
Ringrazio cordialmente Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, per aver voluto mandarmi questa intensa e significativa prefazione alla biografia di mons. Aristide Pirovano, conosciutissimo in Italia e specialmente in Lombardia come vescovo missionario dellโAmazzonia e superiore generale del Pime.
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Il titolo โAristide Pirovano, Il Vescovo partigianoโ richiede una spiegazione. Richiama subito il carattere contro-corrente di Pirovano; dire ribelle sarebbe troppo, perchรฉ poi si รจ mantenuto fedele alla Chiesa, al Pime e quando doveva obbedire, obbediva. Ma certamente โpartigianoโ, nel senso che era in atteggiamento critico e reagiva alle ideologie disumane dominanti nel suo tempo: fascismo e nazismo durante la guerra, comunismo e laicismo radicalmente anti-cristiano in seguito. Insomma, andava contro-correnre rispetto a quanto opprimeva lโuomo e scalzava le basi della fede e della vita cristiana.
Ma, soprattutto, โpartigianoโ perchรฉ lo รจ stato in senso letterale negli anni dellโultima guerra mondiale (1943-1945) per salvare dalla morte ebrei e perseguitati politici, finendo anche nel Carcere di San Vittore a Milano, bastonato e torturato dalla polizia militare tedesca perchรฉ non rivelava nessun nome di altri โribelliโ. E poi โpartigianoโ militante e combattente, quando era il caso, lottando contro coloro che si opponevano od ostacolavano la giusta causa della missione che gli era affidata: prima la fondazione della diocesi di Macapร in Amazzonia (1948-1965), poi la direzione del Pime (1965-1977) e infine le opere sociali, sanitarie ed educative di Marituba, il lebbrosario nella foresta dellโAmazzonia che oggi รจ diventato una cittร satellite della grande Belรฉm, capitale dellโAmazzonia brasiliana, grazie anche a quanto ha saputo realizzare il dottor Marcello Candia (lโamico che lui stesso aveva portato in Amazzonia) e poi โil Vescovo partigianoโ negli anni dal 1979 al 1997.
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Gli anni in cui mons. Aristide Pirovano รจ stato superiore generale del Pime (1965-1977) sono proprio quelli che Montanelli definisce โGli anni di piomboโ e coincidono col Pontificato di Giovanni Battista Montini ([1]). Il Papa e il superiore generale del Pime erano amici da lungo tempo: mons. Montini e poi Papa Paolo VI aiutava anche economicamente il vescovo dellโAmazzonia molto piรน giovane di lui (1897 e 1915). Ma fra i due sโera creata una corrente di simpatia che nasce quando Montini, arcivescovo di Milano, consacra vescovo Pirovano a Erba, il 13 novembre 1955, giovane fondatore e primo vescovo della diocesi di Macapร nellโAmazzonia brasiliana; poi continua attraverso lettere, aiuti e visite di Pirovano al Papa tutte le volte che tornava in Italia.
Dico questo perchรฉ il cammino dei due amici, senza voler fare indebiti confronti, sembra andare avanti in parallelo, nella Chiesa dellโimmediato post-Concilio di quegli โanni di piomboโ. Montini e Pirovano passano dallโentusiasmo degli anni conciliari, per le novitร che nascevano nella Chiesa, alla delusione e sconforto degli anni seguenti, quando i documenti approvati dai Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II venivano stravolti da interpretazioni e letture che sommariamente si possono definire โsessantottineโ, nel senso che nascono dal movimento politico-culturale del โSessantottoโ che ha sconvolto lโOccidente cristiano, come vedremo. Paolo VI viveva quel suo tempo in modo sofferente ma con pazienza e prudenza, comโera richiesto dal suo ruolo e dal suo carattere; Pirovano anche lui con molta sofferenza, ma anche con una forte carica di reazione militante e combattiva, come era nel suo carattere: ecco, se vogliamo, il โpartigiano della veritร โ che Paolo VI esprimeva e rappresentava.
Questa non รจ una lettura postuma e ideologica dei due personaggi, ma la risultanza inequivocabile delle loro storie personali. Ma lasciamo da parte Paolo VI e occupiamoci di Pirovano.
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Il presente volume รจ uno studio, basato su fonti dโArchivio e interviste a testimoni che lโhanno conosciuto, che presenta mons. Aristide Pirovano soprattutto come superiore generale del Pime per due periodi dal 1965 al 1977. La sua storia รจ giร stata raccontata in tre volumi ([2]), che hanno lasciato scoperti i dodici anni del suo governo del Pime a Roma (1965-1977), quelli centrali e piรน importanti della sua vita, da quando aveva cinquantโanni a quando ne aveva 62 (รจ morto poi nel 1997 a 82). Una storia non facile da studiare e descrivere, perchรฉ Dom Aristide era un uomo estremamente pratico, realizzatore, di fede granitica ma semplice, quasi elementare e con una forte carica diciamo โanti-intellettualeโ, maturata nei lunghi anni dโAmazzonia fra popoli che allora vivevano allโestremo limite della sopravvivenza (caboclos e indios dellโAmapร ). Dover fare il superiore generale negli โanni di piomboโ, in cui trionfavano ideologi, filosofi e teologi, assieme a venditori di sogni e falsi profeti, ha rappresentato per lui un tormento peggiore di qualsiasi altro immaginabile.
Tantโรจ vero che, appena terminato il suo secondo mandato a 62 anni, come vedremo, rifiuta offerte di lavoro da Propaganda Fide e dalla CEI per restare in Italia: voleva andare in una missione lontana e anche molto diversa dal โsuoโ Brasile che giร conosceva e dovโera ben conosciuto, per non essere piรน โquasi certamente chiamato a fare il vescovoโ; ci andava โcome semplice prete e senza alcuna autoritร โ: perchรฉ, aggiungeva, โho sempre dovuto fare il capo, adesso basta: lascio che altri provino le delizie di cosa vuol dire comandareโ.
Quando gli fanno presente che, se a 62 anni va nelle Filippine, come lโavevano invitato alcuni padri ed era propenso ad accettare lโinvito, deve studiare, oltre allโinglese, le lingue locali di Zamboanga (il tagalog, il chavacano, il visaya); lui risponde che โรจ meglio spaccarsi la testa nel tentare di imparare lingue impossibili alla mia etร , che disperarsi nel voler convincere certe teste di uomini e preti come me che non ragionanoโ. In queste parole, maturate dallโesperienza dei 12 anni di superiore negli โanni di piomboโ, รจ sintetizzato tutto il dramma di Aristide (chi lo conosceva non poteva non amarlo) come superiore del Pime in quegli anni.
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Perchรฉ ho scritto questa biografia? Il motivo รจ semplice. Aristide Pirovano ha suscitato cosรฌ tanti amici che ancora lo ricordano, non solo come grande e affascinante missionario, realizzatore di grande opere, ma come un santo sacerdote. Tutti quelli che sono venuti in contatto con lui hanno questo ricordo di un uomo spirituale, un vero prete che si spendeva per gli altri, per la Chiesa e il Pime. Il card. Carlo Maria Martini scrive Notevole soprattutto il testo introduttivo al volume di Mauro Colombo โRicordo di un uomo di Dioโ dellโarcivescovo di Milano, card. Carlo Maria Martini [3]:
โSono contento di questa pubblicazione sulla figura e lโopera di Sua Eccellenza Monsignor Aristide Pirovano, nato nella nostra Diocesi, consacrato vescovo dal mio venerato predecessore โ il Servo di Dio Giovanni Battista Montini โ e prelato di Macapร . Lo incontrai la prima volta a Marituba, in occasione di un mio viaggio pastorale in Brasile, e poi in qualche altra circostanza. Non posso quindi dire di averlo conosciuto bene, ma ho apprezzato fin da subito la sua personalitร e la sua straordinaria azione missionaria in Amazzonia.
Lo ricordo bene come un uomo tutto di Dio, profondamente spirituale e insieme ricco di inesauribile carica evangelica. Furono la sua caritร e il suo ardore ad attrarre il giovane Marcello Candia che, dopo aver realizzato la costruzione dellโospedale di Macapร , si dedicรฒ completamente ai lebbrosi. Padre Aristide ha testimoniato una fede cristallina, unโassoluta fiducia nella Provvidenza, una capacitร singolare di vivere la croce quale partecipazione a quella di Gesรน, una continua tensione a operare per la concordia degli animi e per lโunione dei cuori. Leggerรฒ volentieri questo volume nel desiderio di conoscerlo meglio, e auspico che soprattutto i giovani vengano sollecitati dallโesempio di mons. Pirovano a sperimentare la gioia di una vita tutta spesa al servizio del Signore e dei fratelli piรน poveriโ.
Nel 2002, quando gli โAmici di mons. Pirovanoโ chiedono al card. Martini di iniziare il processo diocesano per la sua beatificazione, cosรฌ lโarcivescovo risponde a stretto giro di posta, con un breve scritto che conferma la sua introduzione al volume appena citato ([4]):
โHo sempre stimato Monsignor Aristide Pirovano come un grande testimone di Dio e del Vangelo, un appassionato servitore della Chiesa, ricco di spiritualitร e di caritร . Trasmetto la documentazione a don Ennio Apeciti, responsabile dellโUfficio per le Cause dei Santi, perchรฉ la prenda in esameโ.
Piero Gheddo
[1] Indro Montanelli, Mario Cervi, โGli anni di piombo (1965-1978)โ, Paolo VI era diventato Papa nellโagosto 1963 e muore nellโagosto 1978; Pirovano eletto superiore generale del Pime nel marzo 1965 e, rieletto nel 1971, scade nel 1977 e va a spendere i suoi ultimi ventโanni nel lebbrosario di Marituba presso Belem, nellโAmazzonia brasiliana.
[2] Il primo dedicato specialmente a Pirovano nel suo paese natale di Erba (con lโepopea partigiana che lo condusse a San Vittore) e poi a Marituba: Mauro Colombo, โAristide Pirovano, Il vescovo dei due mondiโ, Con il testo del card. C. M. Martini โRicordo di un uomo tutto di Dioโ, EMI, 1998, pagg. 382; gli altri due specialmente sulla fondazione della diocesi di Macapร e poi a Marituba: Piero Gheddo, โMissione Amazzonia โ I 50 anni del Pime nel nord Brasile (1948-1998)โ, EMI 1998, pagg. 482: e P. Gheddo e Raffaella Guzzeloni, โIl vescovo del sorriso, Dom Aristide Pirovano, Una vita per la missioneโ, Pimedit Milano, 1997, pagg. 200.
[3] Mauro Colombo, โAristide Pirovano (1915-1997) Il Vescovo dei due mondiโ, EMI 1997, pagg. 7-8.
[4] Lettera del 28 gennaio 2002, AGPIME II, 23/2, 01, 090.
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