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Una volta padre Clemente era in viaggio col suo vescovo, mons. Ferdinando Guercilena, in visita ai villaggi. A piedi, in regioni senza strade. Arrivano ad un fiumiciattolo che bisogna passare a guado. Vismara dice: “E’ inutile bagnarsi in due. Ti porto io sulle spalle”. Ma quando arrivano a metà del percorso, Clemente scarica il vescovo in acqua. Guercilena ride e commenta: “Immaginavo che sarebbe finita così”.

E’ un aneddoto non facile da capire in Italia. Ma là in Birmania faceva il giro della missione (lo raccontava il vescovo stesso che visitava i missionari) ed era uno dei modi per stare allegri. Una delle caratteristiche più simpatiche di padre Clemente era proprio la sua allegria, la serenità che trasmetteva, la capacità di prendere tutte le cose in un senso positivo. Una delle tante suore di Maria Bambina che hanno lavorato con Clemente a Kengtung, suor Carmelina Teruzzi di Briosco (Milano), racconta: “Tutti vedevano volentieri padre Vismara perché aveva un modo di fare gioioso ed ilare, senza scadere in recriminazioni o atteggiamenti di tristezza. La sua gioia era sempre colma di finezza e delicatezza. So che la gente lo amava perché era un uomo che cercava di fare del bene a tutti e aiutava tutti… Non ho mai sentito nessuna suora lamentarsi di padre Vismara. Si lamentavano di qualche missionario, ogni tanto, mai di padre Vismara. Tutti ne parlavano bene”. Suor Carmelina aggiunge: “Padre Vismara era un tipo simpatico, sempre pronto a dare una mano, sempre scherzoso… Prendeva tutto sul lato buono e migliore” (“Positio”, pagg. 232-233).

Ecco uno degli insegnamenti più preziosi della sua vita: la serenità del volto e del cuore gli veniva non da condizioni esterne favorevoli, ma da una condizione interna che aveva acquisito come abitudine, prendere “tutto sul lato buono e migliore”. E questo, indubbiamente, veniva anche da un carattere felice, ma soprattutto da una visione di fede della vita e delle vicende quotidiane, che sono positive e negative per tutti. Vismara credeva fermamente nell’amore di Dio e nella sua Provvidenza e ci credeva perché pregava molto ed era fedele ai suoi doveri cristiani e sacerdotali. Le sofferenze, i fallimenti, le incomprensioni, le malattie non lo abbattevano perché diceva che “siamo tutti e sempre nelle mani di Dio”. Questo bastava a dargli serenità, speranza, ottimismo.

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Padre Valentino Rusconi, missionario del Pime che è stato con Vismara in Birmania negli anni quaranta e cinquanta e oggi è in Brasile, ha dato una bella testimonianza al “processo diocesano” per la causa di canonizzazione (“Positio, pagg. 269-270): “Il suo carattere era quello di un uomo libero: un carattere felice, non aveva mai alti e bassi, era sempre su di giro… Ebbe non poche malattie e dovette spesso farsi ricoverare… eppure non si scoraggiava mai. Io credo che non fosse solo carattere, ma il frutto della sua fede. Una fede non messa in mostra, ma vissuta in ogni sua azione. Un altro punto fermo di Vismara era la sua fiducia incrollabile nella Provvidenza… Era un uomo molto umano che sapeva comprendere… Sapeva sempre infondere fiducia… Non era certo un titubante, ma un uomo convinto, deciso e fiducioso. Mai l’ho visto scoraggiato o lamentoso… Un uomo semplice e quindi veramente umile: era sereno di quello che era e non cercava lodi; non si esaltava e non si buttava giù, si sapeva valutare”.

Cari amici lettori, noi che amiamo padre Clemente Vismara e preghiamo perché la Chiesa lo riconosca beato e santo, siamo impegnati a confrontarci con i suoi esempi. Chissà se io diffondo attorno a me, nella famiglia e in quelli che mi conoscono, la serenità e la gioia che vengono dalla fede e dalla fiducia nella Provvidenza? Cosa dice la gente: parlano bene o male di me? Ho un carattere facile, accogliente, o difficile? Sono sempre pronto ad aiutare gli altri o no?

Padre Piero Gheddo
settembre 2003 – Bollettino di Padre Vismara

Pubblicato con il permesso del Pime
(18/7 R. Perin – Direttrice dell’Ufficio Storico del Pime)

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