La sfida dell’islam a noi cristiani – Conferenza di Padre Gheddo a Crema

Sul nostro tema esistono intere biblioteche. Tenterò di trattare molto in sintesi tre punti, poi discuteremo e approfondiremo quel che più vi interessa sapere:
1) Quali differenze fra cristianesimo e islam?
2) Per entrare nel mondo moderno, l’islam deve riformarsi dall’interno.
3) E’ possibile il dialogo con l’islam moderato?

I) QUALI DIFFERENZE FRA CRISTIANESIMO E ISLAM?

Per il comune “uomo della strada” europeo, tutte le religioni più o meno si equivalgono. Questo non corrisponde a verità: è vero che ogni religione tenta di portare l’uomo a Dio attraverso vie diverse, ma è anche vero che quelle monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam) si proclamano rivelate da Dio, le altre no.
Per noi cristiani la sfida oggi è l’incontro con l’islam, che originariamente viene dalla nostra stessa radice, il Dio di Abramo, di Mosé, dei dieci Comandamenti e dell’Antico Testamento dato al popolo ebraico: all’inizio alcuni Padri della Chiesa lo definivano un’eresia cristiana. Per capire cos’è l’islam dobbiamo avere chiare le credenze e i valori condivisi e i punti di divergenza con il cristianesimo.

a) Anzitutto, l’islam è una grande religione, che ha segnato per molti popoli un progresso rispetto all’idolatria, al paganesimo: prepara la via a Cristo.
I musulmani partono dalla nostra stessa fede, credono in Dio Creatore del cielo e della terra: Dio trascendente, giusto e misericordioso, che giudicherà tutti gli uomini al termine della loro vita; Dio ha parlato per mezzo dei profeti e noi uomini dobbiamo obbedire alla sua volontà; preghiera, digiuno (mortificazione) ed elemosina sono i mezzi attraverso i quali l’uomo si mette in contatto con Dio e orienta la vita a Lui. Questi in sintesi i valori condivisi dalle due religioni, che debbono incoraggiare all’incontro, al dialogo e alle buone relazioni fra cristiani e musulmani.

b) All’islam manca Gesù Cristo che realizza pienamente la storia della salvezza, iniziata con l’antica alleanza di Dio col popolo ebraico. Le differenze fra noi e loro vengono dal fatto che loro riconoscono Gesù come profeta ma non Figlio di Dio che ha portato l’ultima rivelazione di Dio agli uomini e ha ha fondato la Chiesa, cioè la comunità di fedeli che nei secoli e nei millenni tramanda e spiega la sua Parola, Per loro l’ultima Rivelazione è stata data a Maometto con il Corano.

Nella storia del cristianesimo abbiamo esempi evidenti di cosa vuol dire distaccarsi dalla Chiesa fondata da Cristo con il primo Papa San Pietro: gli ortodossi riconoscono solo i primi sette Concili ecumenici (su 21), si sono staccati dal Papa e hanno perso capacità espansiva, sono diventati Chiese nazionali e di stato, e sono molto divisi tra loro; i protestanti credono nella libera interpretazione della Sacra Scrittura e hanno generato centinaia e migliaia di chiese e di sette, ciascuna divisa dalle altre e spesso in lotta fra loro: questa non è la volontà di Cristo, in cui pure tutti credono.
Nell’islam non c’è nessuna autorità centrale paragonabile al Papa o periferica paragonabile ai vescovi. Per cui nessuno può dire: l’islam è questo e non è quello. Ci sono delle autorità locali come l’università islamica di Al Azhar al Cairo e la moschea centrale di Damasco; ma hanno solo un’autorità morale e non giuridica, non hanno alcuna possibilità di orientare o comandare a un miliardo e più di fedeli!

Cristo è venuto a dirci che Dio è amore (l’enciclica di Benedetto XV “Dio è Amore”), mentre i musulmani vedono in Dio il Giudice misericordioso, ma mettono l’accento sulla sua giustizia e sull’“occhio per occhio e dente per dente” dell’Antico Testamento: manca l’esempio di Gesù sul perdono delle offese.
L’atteggiamento di fronte sull’uso della violenza è un’altra differenza sostanziale fra cristianesimo e islam. Per il Vangelo la conversione a Cristo dev’essere volontaria e individuale e nei primi secoli l’espansione cristiana è avvenuta con la predicazione e l’esempio; poi, è vero, ci siamo allontanati da questa Parola di Dio e tradizione, in lunghi secoli la fede è stata anche imposta con la forza, ma oggi la Chiesa riconosce la libertà individuale di scegliere qualsiasi religione o la non religione. Per l’islam invece l’uso della violenza ha caratterizzato l’espansione islamica fin dalle origini e lo stesso Maometto ha condotto guerre contro le tribù che non volevano convertirsi. L’uso della violenza in nome di Dio occupa un posto centrale nella tradizione islamica e la “jihad” (guerra santa) è ancor oggi un termine ricorrente in moltissimi testi e predicazioni nell’islam con questo preciso significato.
Esempio del saggio anziano e musulmano capo-villaggio di Prikrò in Costa d’Avorio, che si fa cristiano perché i cristiani parlano di pace e di perdono, l’islam tiene le armi nelle moschee e predica la guerra santa (questo succede nel 2005).

Nella tradizione islamica non esiste il concetto di uguaglianza di tutti gli esseri umani, né della dignità di ogni vita umana, che sono concetti tipicamente cristiani, non si trovano in nessun’altra tradizione religiosa. Il cristianesimo pone al centro l’uomo (“La via della Chiesa è l’uomo” ha detto Giovanni Paolo II), mentre la sharia è fondata su una triplice disuguaglianza: tra uomo e donna, tra musulmano e non musulmano, tra libero e schiavo. L’essere umano di sesso maschile è considerato pienamente titolare di diritti e di doveri in quanto appartiene alla “umma”, la comunità islamica: chi si converte ad un’altra religione o diventa ateo è un traditore, passibile della pena di morte o come minimo della perdita di tutti i diritti. Superfluo ricordare le molte limitazioni alla dignità e libertà della donna: il marito gode di un’autorità quasi assoluta sulla moglie, a lui è consentita la poligamia (che però va scomparendo nel mondo islamico, ma rimane nel Corano) e può ripudiare la moglie.
Riguardo alla donna, l’islam è rimasto bloccato nella concezione dell’Antico Testamento dove la donna è inferiore all’uomo e quindi deve servire l’uomo: anche qui mancano le parole e l’esempio di Gesù.

Riguardo alla distinzione tra religione e politica, all’islam manca la Parola di Gesù che ha distinto i regni umani dal Regno dei Cieli e ha detto: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Non c’è nell’islam una distinzione tra sacro e profano, fra religione e stato, tra società civile e comunità credente: da qui la legge islamica (“sharia”) che dovrebbe governare tutta la vita dei popoli, perché Dio è il Signore di tutto; il cristiano crede nella stessa verità, ma riconosce la libertà di scelta che Dio ha dato all’uomo, quindi rispetta la libertà dei singoli uomini.

c) Infine, la Chiesa cattolica sta tentando si ritornare alle sue origini, secondo l’esempio e la parola di Cristo: matura nei credenti una vita religiosa personale, convinta, autentica e non formalistica.

L’islam invece è rimasto alla sua struttura e forma tribale che ostacola il pieno sviluppo della persona umana, specialmente della donna. Il cristianesimo si trova meglio nella società moderna orientata al rispetto dei diritti dell’uomo codificati nella Carta dell’ONU del 1948, fondata su radici cristiane (non firmata da diversi paesi islamici); l‘islam deve ancora iniziare un cammino verso il mondo moderno e le sue origini storiche non l’aiutano certo. Molto spesso strumentalizzato da forze politiche, l’islam diventa facilmente una bandiera politica, nazionalistica, etnica, conservatrice; è sempre una grande religione con numerosi valori che insegnano qualcosa anche a noi cristiani; ma di fronte alla sfida del mondo moderno, con tutti i suoi aspetti negativi, diventa sempre più appartenenza ad una legge, ad una “umma” (comunità islamica) che praticamente schiavizza le persone.

II) L’ISLAM DEVE RIFORMARSI DALL’INTERNO

La reazione dei popoli islamici contro l’Occidente viene da lontano, occorre approfondire questa storia per capire dall’interno il mondo islamico e farci un’idea di come l’Occidente può aiutarlo ad evolversi verso il mondo moderno, perché questo oggi è il vero problema dell’islam!

a) L’Islam è stato fondato da Maometto nel deserto dell’Arabia all’inizio del secolo VII (nel 610-632 dopo Cristo) già come religione e stato teocratico, con una visione universalistica: portare il messaggio divino a tutti i popoli attraverso la comunità governata secondo i precetti del Corano. Questa idea comprende anche la “Jihad” o “guerra santa” contro gli infedeli, per combattere ogni potere terreno che sia espressione del Maligno. Fin dall’inizio fu contrastato dalle tribù politeiste, che vedevano nel Dio unico e nella comunità, con le sue leggi e la sua solidarietà religiosa, un attentato alla religiosità animista tribale. Allora nasce la comunità islamica con un fortissimo senso di appartenenza al Dio unico, la cui missione universale si diffuse nei primi secoli con la predicazione e con la spada fra i popoli cristiani del Medio Oriente e Nord Africa, non più protetti dagli Imperatori bizantini.

b) La “missione-conquista” islamica è stata sostenuta per molti secoli dal “califfato” (autorità politica che obbediva alla Legge del Corano) ed ha continuato ad espandersi verso Oriente (gli Imperi islamici in India!). Ma venne fermata dalle armi cristiane nella conquista dell’Europa e dal deserto del Sahara verso l’Africa nera. In quel tempo si verificò nell’islam un periodo di splendore giuridico, teologico, filosofico e artistico. Nei secoli attorno al mille, Baghdad, Damasco e Istanbul (l’antica Costantinopoli) erano le sedi di un califfato vittorioso e forse più evoluto dell’Europa di quel tempo. Dopo le “Crociate” (dal 1096 fino alla fine del 1200), c’è stato un buon periodo di rapporti commerciali e culturali amichevoli, quando cristiani ed ebrei vivevano pacificamente in terre musulmane, sempre però penalizzati in vari modi, tanto che la maggioranza si convertirono all’islam e altri fuggivano all’estero. L’islam penetra profondamente nei Balcani fino al Kossovo, alla Bosnia e all’Albania (1470), ma le due vittorie cristiane a Lepanto (1571) e Vienna (1683) furono decisive.

Con il Rinascimento e le scoperte di nuovi continenti, di nuove tecniche produttive e di nuove armi, è iniziato un nuovo ciclo storico di guerre. Di qui incomincia la decadenza del mondo islamico, che rimane bloccato mentre il mondo cristiano si evolve rapidamente in tutti i sensi: scientifico, tecnico, giuridico, politico, culturale e anche religioso perché il cristianesimo si purifica e diventa sempre più autentico. Nel secolo XIX incomincia la conquista coloniale europea dei paesi arabi e la dissoluzione dell’Impero Ottomano dopo la prima guerra mondiale (gli ottomani erano alleati degli Imperi centrali, Germania e Austria-Ungheria). L’islam perde il suo primato e gli “infedeli” governano i paesi islamici! In Turchia, nel 1924, Mustafa Kemal Ataturk chiude il califfato a Istanbul e instaura una nazione turca sulla base di princìpi laici, che però non riesce, in 80 anni, a scalfire nel popolo e nella struttura delle moschee la forza religiosa, culturale e sociale dell’islam: oggi i partiti islamici in Turchia hanno spesso la maggioranza dei voti! Il modello islamico di società va in crisi in tutto il mondo e una profonda frustrazione colpisce i popoli musulmani. All’inizio del 1900 i cristiani in Turchia erano ancora due milioni oggi meno di 10.000. Negli anni dieci eventi del ‘900 c’è il genocidio dei cristiani armeni

c) Negli ultimi secoli si è fatta strada nel mondo islamico la convinzione che l’Occidente cristiano è all’origine di tutta la decadenza dell’islam e nascono i movimenti estremisti: i primi sono i “Fratelli musulmani” in Egitto nel 1927. Dopo la II guerra mondiale e con la caduta del muro di Berlino (1989) e di quasi tutti i 30 paesi a regime comunista, il mondo va verso la globalizzazione e la cultura occidentale diventa dominante ovunque, è scelta dai singoli popoli, quando sono liberi di scegliere, pur con molti adattamenti alle culture locali.
Oggi i musulmani vedono il pericolo mortale portato dall’Occidente cristiano alla loro fede e comunità religiosa, non più in campo militare o economico, ma in quello culturale-religioso. Lo stile di vita “occidentale”, cioè l’unica “modernità” che si conosce, può andare d’accordo con le fede nell’islam? E’ possibile restare fedeli al messaggio di Allah senza subire il fascino del mondo moderno in tutti i suoi aspetti: libertà, democrazia, libertà politica, di stampa e religiosa, governi laici, televisione, liberazione della donna, mode culturali, ateismo e laicismo, consumismo?

d) All’interno del mondo islamico, di fronte alla modernità si soffre da molto tempo una grave schizofrenia, più forte che in altri paesi non cristiani: non dimentichiamo che il “mondo moderno” è nato nei paesi cristiani, non altrove! Nell’islam la religione è veramente tutto, vita, cultura, politica, economia.

Da un lato il “mondo moderno” avanza ed è avvertito come una prepotenza, una guerra non dichiarata contro l’islam e la vita secondo il Corano; dall’altro, i politici dei paesi islamici cavalcano questo profondo malessere del popolo e strumentalizzano la religione favorendo gli estremismi. In altre parole, la reazione anti-occidentale da lungo tempo è guidata e finanziata dai corrotti governi totalitari dei paesi islamici (non esiste nell’islam una vera democrazia!). Con effetti negativi, di cui ci rendiamo conto solo oggi. Ad esempio, visitando negli ultimi tempi i paesi islamici (Bangladesh, Indonesia, Malesia, Egitto, Siria, Pakistan, Senegal, Mali, ecc.), ovunque ho sentito dire che i testi scolastici sono di chiara impostazione anti-occidentale; nelle moschee si fanno discorsi infuocati contro l’Occidente nemico dell’islam; i partiti dichiaratamente islamici ottengono a volte la maggioranza nelle votazioni; le scuole coraniche, specie quelle nuove fondate quasi ovunque con i soldi dei paesi del petrolio (Arabia, Iran, Iraq, Libia), formano i giovani all’idea della “guerra santa” e del “martirio” per la difesa dell’islam e mandavano i migliori alunni fra i talebani in Afghanistan per diventare guerriglieri e martiri dell’islam!

III) E’ POSSIBILE DIALOGARE CON L’ISLAM? ESISTE UN ISLAM MODERATO CON CUI DIALOGARE?

Alcune cifre impressionanti: nel 1914 i paesi islamici avevano il 12% della popolazione mondiale, oggi circa il 21%; l’Europa cristiana (Russia compresa) aveva il 18% dell’umanità, oggi il 10%.
Non possiamo ignorare che in Asia la grande maggioranza dei popoli appartengono alle tre grandi religioni, islam, buddhismo e induismo, dalle quali le conversioni sono difficili o impossibili, anche in paesi abbastanza democratici come India, Thailandia, Indonesia, Malesia, Sri Lanka, Bangladesh. Il dialogo è prioritario nella missione, ormai le giovani Chiese ne sono convinte! Anche con l’islam occorre dialogare, ma su piede di parità e con finalità comuni.
Ma per avere un dialogo autentico, bisogna mettere tre punti chiari:

A) Anche l‘Occidente deve convertirsi a Dio

Primo. Anche l’Occidente deve convertirsi a Dio. Per dialogare occorre ricuperare la nostra fede e identità cristiana. I popoli musulmani ci vedono come ricchi, democratici, tecnicizzati, ma anche come atei, senza regola morale. Vengono a convertirci all’islam per dare un’anima alla nostra civiltà.
Si parla molto di dialogo con l’islam, ma il dialogo avviene solo quando si ha qualcosa in comune. Noi distruggiamo la fede in Dio, la legge di Dio (i dieci Comandamenti!), l’identità religiosa. Tra popoli religiosissimi e legati ad una religione intransigente e popoli che appaiono atei non c’è dialogo, c’è solo la guerra, lo scontro. Se non capiamo questo è superfluo parlare di dialogo.
Le masse popolari islamiche vedono l’Occidente cristiano come un nemico, un pericolo per la loro fede! Sono attirate dal mondo moderno, ma ne hanno anche paura!

Nel volume “The West and the Rest” (“L’Occidente e gli altri”), pubblicato dalla Vita e Pensiero, l’editrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roger Scruton, filosofo e saggista inglese, scrive: “La famosa tesi di Samuel Huntington secondo la quale alla guerra fredda sarebbe seguito uno scontro di civiltà ha più credibilità oggi di quanta ne avesse nel 1993, quando fu avanzata per la prima volta”.

L’Occidente è “una civiltà volta alla sua stessa distruzione”. “L’Europa non si ama più, diceva il card. Ratzinger in una sua conferenza”. Noi europei, secondo l’ideologia marxista-comunista e poi sessantottina, vediamo nella nostra civiltà solo il male, non il bene! Siamo sempre scontenti, pessimisti!
L’islam si definisce non in termini di libertà ma di sottomissione a Dio: ma questa sottomissione è prigioniera di un testo sacro, il Corano, che finché continua a esser letto al di fuori del tempo e della storia fa di ogni musulmano uno sradicato nel mondo moderno. Ciò che rende ancora più esplosivo il confronto anche violento tra le due civiltà è la globalizzazione. Essa diffonde nelle nazioni musulmane immagini, mode e prodotti delle democrazie occidentali secolarizzate, da un lato attraenti e vincenti, dall’altro immorali e decadenti. Così scrive Scruton: “Lo spettacolo della libertà e della ricchezza occidentali, che si accompagna al declino dell’Occidente e allo sgretolarsi della sua fede, provoca necessariamente, in chi invidia il primo e disprezza i secondi, un cocente desiderio di punire”.

Parlo con un missionario italiano che vive in Bangladesh: in Occidente non si capisce la radice del terrorismo di matrice islamica, che non è solo economica e di sottosviluppo, ma religiosa e ideologica e si vuole combattere con lo strumento sbagliato, la guerra. Il vero problema è questo: fra i popoli musulmani è cresciuta la convinzione che l’Occidente ha prodotto una civiltà corrotta e oppressiva dell’uomo, che conduce alla morte. Loro hanno la missione di riportarci a Dio anche con la forza.
Sono popoli che vivono in una civiltà sacrale, credono alla presenza di Dio nella storia e hanno sperimentato che, negli ultimi secoli, l’Occidente ha soggiogato i popoli e ha affossato la cultura e il modello di vita islamico, allontanandoci sempre più da Dio e dalla sua Legge.
Dobbiamo formarci un’idea più realistica del “terrorismo islamico” e capire quali gravi responsabilità abbiamo anche noi occidentali cristiani La nostra società, materialista e consumista, tutta tesa al progresso economico-scientifico-tecnico, all’aver sempre di più, è cieca di fronte ai fatti culturali e religiosi: tutto è ricondotto all’economia, della religione non si parla quasi mai, se non per attaccare la Chiesa e l’”invadenza” dei vescovi! Oggi questi popoli profondamente religiosi (in un modo condannabile, ma autentico) ci richiamano alla realtà.

Su questa mentalità molto diffusa si inserisce la visione radicale delle nuove madrasse (scuole coraniche) nate dal finanziamento dei paesi del petrolio (specie l’Arabia Saudita). Nel solo Bangladesh sono circa 40.000: “Noi musulmani dobbiamo conservare la nostra identità e vita religiosa, perché questo è il nostro futuro, anzi il futuro dell’umanità. Il compito storico che Dio ci affida è di ridare vitalità religiosa all’Occidente, diffondendo la volontà di Dio con la Legge dell’islam. L’Occidente e il cristianesimo hanno fallito, ritorniamo all’islam puro e duro”.

Cosa fare? Nessuno sa dare una risposta, oltre a dire che dobbiamo alzare la guardia, avere fermezza contro i clandestini e via dicendo. A lunga scadenza la soluzione è il dialogo inter-culturale e inter-religioso, ma soprattutto l’Occidente deve “difendere i nostri valori” come ha detto Blair, deve tornare alla radice di questi valori che sono Cristo e il Vangelo. Abbiamo creato “una civiltà senz’anima”, dobbiamo tornare al Vangelo che ha reso grande l’Occidente. Non c’è soluzione fuori di questa, che ha un forte richiamo soprannaturale e religioso.

B) Quale dialogo è possibile con il mondo islamico?

1) Dopo il Vaticano II, il dialogo era inteso come un incontro di autorità religiose per comprendersi e discutere di problemi comuni. Quel tipo di dialogo di vertice va continuato, ma finora non porta a risultati concreti. Ci sono stati effetti positivi nel dialogo ecumenico con le Chiese cristiane separate, perché ci unisce la fede in Cristo, ma con le religioni non cristiane è utile come fatto simbolico (esempio, la preghiera in comune ad Assisi nell’ottobre 1986), ma le autorità religiose islamiche, buddhiste, indù non vogliono nessun dconfronto di carattere religioso, non capiscono a cosa serva, pensano sia una tecnica per convertirli.
In tutte le giovani Chiese nei paesi islamici ci sono gruppi di dialogo con l’islam, ma con scarsi risultati concreti. A Padang nell’isola di Sumatra in Indonesia, i missionari saveriani hanno un gruppo di incontri culturali tra cristiani e musulmani, da più di vent’anni. Ho partecipato a un incontro con molti buoni musulmani: questi incontri servono a creare in città un’atmosfera di buon vicinato, ha far conoscere meglio a noi l’islam e a loro il cristianesimo, ma nulla più. Anzi gli islamici che vengono a questi incontri sono visti male nel loro ambiente.

2) Bisogna puntare sul “dialogo di vita” per le opere di carità, l’azione per la pace e la giustizia, ecc.

E’ quello che fanno le comunità cristiane che vivono nell’islam. Esempio in Pakistan a Feisalabad, dove il sindaco musulmano ha scritto una lettera al Papa per chiedere altre suore italiane per le opere di assistenza e promozione delle donne. La Chiesa è ovunque molto ammirata per questa presenza caritativa e pacifica
Ma dopo il prevalere dell’estremismo islamico soprattutto fra le classi colte e le autorità religiose (la sua radice recente è nella rivoluzione di Khomeini in Iran nel 1979), l’islam si è chiuso e ostacola anche le opere di carità e di assistenza delle Chiese cristiane verso i musulmani. Il risultato è che queste comunità fortemente minoritarie e minacciate si chiudono, non hanno più gli stimoli, la libertà e il coraggio di dialogare con l’islam a livello intellettuale e religioso e anche caritativo.
Nell’inondazione che ha colpito Sumatra nell’inverno 2003, molti villaggi islamici erano stati spazzati via o disastrati dall’acqua: profughi, feriti, dispersi, ecc. La Caritas di Padang, con aiuti dalla Caritas internazionale, si era offerta di portare aiuti e volontari sanitari tra i musulmani colpiti. Il governo locale ha rifiutato questi aiuti ed è una regione dove i cristiani sono piccola minoranza e sono sempre vissuti in pace con i musulmani. Ma da quando sono venuti i predicatori musulmani mandati dai paesi del petrolio con tanti soldi, che predicano la lotta contro l’Occidente e i cristiani, è cambiata l’atmosfera di pace.
Comunque, per la Chiesa la presenza cristiana nei paesi dell’islam è importante e va continuata anche a prezzo di sacrifici, esercitando il dialogo e la carità in situazioni difficili. Il Pime sta prendendo una missione fra i musulmani nel deserto dell’Algeria, dove è stato ucciso Carlo De Foucauld, non ci sono cristiani e nemmeno speranze né di poter annunziare Cristo con la parola.

3) Sostenere e aiutare i musulmani moderati

Si parla di “islam moderato”, ma non esiste una teologia islamica istituzionale e moderata, non esistono autorità religiose moderate: ciascuna va per conto suo, in maggioranza sono estremiste. Esistono i musulmani moderati e credo siano la grande maggioranza dei popoli che vorrebbero solo pace, libertà, assistenza.

Il nostro compito di cristiani occidentali è di aiutare gli islamici moderati che hanno il coraggio di porre chiaramente il problema dell’islam che deve entrare nella modernità, leggere il Corano criticamente, rispettare la libertà religiosa dell’uomo.
I musulmani moderati sono principalmente in Occidente perché sono liberi. Bisogna appoggiarli sia in Occidente che nei paesi islamici, sostenere il più possibile i riformisti musulmani. Lavorare pazientemente con i moderati affinché abbiano la possibilità di esprimersi, di convincere i loro correligionari. Non sempre lo facciamo.
Tariq Ramadan, filosofo e scrittore ben conosciuto si è esposto come nessun altro musulmano in favore della riforma dell’islam. Vive in Svizzera protetto dalla polizia, Blair l’ha voluto nella sua consulta per l’islam, a Bruxelles è diventato perito e consulente per le questioni islamiche dell’Unione Europea; l’unico posto in cui non è riconosciuto è l’Italia, per l’opposizione delle associazioni isamiche italiane. L’avevano invitato in Valle d’Aosta per fare una conferenza e poi gli hanno disdetto la conferenza, il governo italiano non l’ha appoggiato né invitato. Eppure ha un grande coraggio e molto influsso fra i musulmani e i paesi islamici: sostiene ad esempio l’abolizione delle pene corporali dalla Legge islamica, che non sono nel Corano. Noi dobbiamo appoggiare, invitare queste persone.

Il dialogo sta avvenendo all’interno dell’islam fra le due correnti, fondamentalista e riformista, un confronto proprio sulla libertà religiosa e sull’islam politico, dove si propone la riforma dell’islam e del suo rinnovamento. L’islam non è una realtà monolitica: oggi le forze dominanti sono quelle di un islam politico in mano ai fondamentalisti. Queste sole fanno notizia!
Noi non possiamo sostituirci a loro nel cambiare l’islam dall’interno. Sono loro stessi che devono compiere questa rivoluzione. Ma possiamo aiutare i riformisti: questa la responsabilità dei paesi occidentali e dei mass media, che non devono agire solo per interessi politici ed economici.
Questo confronto interno dell’islam da qui si vede poco, appunto perché l’islam politico è in mano alle forze estremiste, che hanno conquistato l’Iran, l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi e anche in gran parte la Turchia.

Un esempio di islam moderato: quando nel 2005 in tutta Europa ci sono state le manifestazioni islamiche contro le vignette satiriche danesi su Maometto, a Milano e in tutta l’Italia no. Perché era partita una richiesta da parte di alcuni gruppi fondamentalisti come l’Ucoii, di scendere in piazza a protestare, ma da Milano i centri culturali islamici hanno mandato in giro una Email, facendo una dichiarazione contro le manifestazione di musulmani in piazza, dicendo: “Siamo offesi da queste vignette, ma siamo contrari a qualsiasi manifestazione islamica in piazza che crei disordini, che poi si ripercuotono nelle nostre comunità”.
A Milano è stato costituito un Forum delle religioni, a cui partecipano ben cinque gruppi musulmani, di cui sciiti e sunniti, oltre a cattolici, protestanti buddhisti. I giornali non ne hanno parlato, eccetto un trafiletto su Avvenire, perché il fatto propone un modello antitetico a quello corrente dello scontro fra le religioni e le civiltà. Il Forum è nato per iniziativa della diocesi di Milano attraverso il “Centro di documentazione per le religioni”, una riunione ogni due mesi. I musulmani partecipano in vari gruppi: ci sono le moschee di via Padova e di Segrate, c’è la comunità turca sufi, mentre non è stata accettata via Jenner perché l’imam di via Jenner è stato chiamato a giudizio per rispondere di atti di terrorismo.
Il Forum è stato organizzato come strumento di dialogo e di formazione, ma chi non dà garanzie di volere il dialogo o di accettarlo per secondi fini, non è accettato. Questi sono segni visibili di un islam moderato che si fa strada fra i musulmani, mentre non è conosciuto dall’opinione pubblica, non è sostenuto. Non era mai successo in Europa e anche in Italia che ci fosse una presa di posizione di musulmani moderati contro l’estremismo islamico.

L’unico modo per venire fuori dalla sfida con l’islam è instaurare un dialogo paziente, giorno per giorno. Non c’è altra soluzione perché la guerra crea la guerra e il terrorismo. L’unica via è cambiare il cuore e la mentalità dei musulmani.
Al cuore di ogni civiltà, la religione è il valore più intimo e profondo che i popoli hanno e non si cambia facilmente. Anche in Italia, se domani venisse un regime che perseguita i cristiani, molti tornerebbero a Cristo. Allora, non è facile cambiare una credenza religiosa, certo non si cambia con la guerra e la violenza. Si può tenere aperta la minaccia della violenza, della guerra (come nel caso attuale dell’Iran), ma non usarla perché gli effetti sono negativi, l’abbiamo visto in Iraq.
Ezechiele dice: “Io cambierò il vostro cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”. Ecco, il dialogo è questo: aiutare il Signore nella sua opera di evangelizzazione, che trasforma il cuore delle persone e dei popoli. I musulmani hanno bisogno di questo: far loro capire quanto è importante Cristo per loro: Cristo vuol dire incontro con la verità, la verità di Dio e la verità dell’uomo.
Il cristianesimo ha dei princìpi che non ha nessun’altra tradizione religiosa; princìpi che sono talmente penetrati nella civiltà cristiana occidentale, da aver ispirato la Carta dei Diritti dell’Uomo dell’ONU e le Costituzioni degli stati cristiani. Altri popoli e altre tradizioni religiose non hanno avuto questa Rivelazione di Dio: non possiamo imporla con la forza, ma presentarla con l’esempio della carità e col dialogo, in modo razionale così che tutti possano capirla come logica, umana, corrispondente alle aspirazioni di tutti gli uomini.

C) Ottenere la reciprocità di trattamento con i paesi islamici

Fondamento del dialogo è la reciprocità di trattamento con i paesi islamici: come noi trattiamo i loro cittadini in Italia e diamo loro libertà di religione, così loro debbono trattare i cristiani e gli appartenenti ad altre religioni.

1) Non esiste paese a maggioranza islamica in cui i cristiani siano del tutto liberi di praticare la loro fede. Uniche eccezioni sono Senegal e Mali che hanno un islam derivato dalla confraternite dei “sufi” e molto mescolato con la religione naturale africana.
Tutti gli altri opprimono i cristiani. La Malesia, il miglior paese islamico dove i musulmani sono solo il 65% della popolazione, lo stato è laico, ma l’islam è la religione di stato e segno dell’identità malesiana: per cui ha tutti i privilegi, mentre le altre religioni sono discriminate. La libertà religiosa in Malesia non esiste.
1) Se un cattolico sposa una musulmana, deve prima convertirsi all’islam. Una donna islamica non può sposare un cristiano, se non va all’estero.
2) I cristiani non possono pronunziare o scrivere il nome di Allah, è riservato ai musulmani.
3) Nelle scuole e nei lavori, i cristiani (come gli indù e i buddhisti) sono cittadini di seconda categoria, discriminati.
4) Il governo favorisce in ogni modo i villaggi islamici e penalizza quelli cristiani e di altre religioni.
5) E’ quasi impossibile costruire nuove chiese e cimìteri cristiani.
6) Le librerie cattoliche non possono esporre libri cristiani e nell’interno del negozio li tengono in una saletta separata, dove è proibito ai musulmani di entrare, soprattutto è proibito vendere libri cristiani a un musulmano.
7) I cristiani non possono entrare nella burocrazia statale né nell’esercito e polizia, hanno gravi difficoltà ad entrare nelle università: vanno a studiare a Singapore e ad Hong Kong o emigrano all’estero.

In tutti i paesi islamici, i libri di testo scolastici sono pesantemente anti-occidentali e anti-cristiani. Un italiano in Egitto, studioso di arabo e di islam, mi diceva che i giornali egiziani hanno spesso articoli e vignette violentemente anti-cristiani e nessuno interviene o dice nulla.

Come ottenere la reciprocità, quando i migliori paesi islamici, filo-occidentali come la Malesia, la Tunisia, la Turchia, il Bangladesh, l’Indonesia, l’Egitto, sono laici di nome ma in pratica dominati dalle maggioranze islamiche?
I politici dell’Occidente, i diplomatici, i commercianti, la stampa occidentale dovrebbero insistere su questo concetto della reciprocità: ma da un lato l’Occidente abolisce le radici cristiane nella sua Carta Costituzionale e la libertà religiosa nei paesi islamici non interessa; d’altre parte, anche i governi di paesi islamici che si dichiarano laici nelle loro Costituzioni, debbono tener conto dell’opinione di buona parte dei loro popoli, educati ormai ad un forte anti-occidentalismo e anti-cristianesimo.

2) La sfida dell’islam sarà il tema dominante della politica internazionale, a causa del terrorismo e del petrolio (senza del quale l’Occidente non può vivere!). E’ una sfida che va presa seriamente, sempre in spirito di conciliazione e di pace, ma anche con una chiara coscienza che l’Occidente rischia davvero molto!
Non si può approvare la guerra (perché la violenza crea violenza), ma non si può nemmeno far finta di niente e non prendere seri provvedimenti ad esempio anche per limitare l’ingresso di nuovi immigrati islamici.

Quando i musulmani raggiungono una certa consistenza in un territorio, ottengono di rimanere con le loro leggi e costumi. Sono stato a Mazara del Vallo in Sicilia, in provincia di Trapani con circa 55.000 abitanti, la grande industria è la pesca, ormai in mano ai tunisini, i giovani italiani non fanno più quel lavoro.
Dalla fine degli anni settanta la comunità tunisina vive in quartieri propri, è rimasta unita e regolata da leggi tunisine, con scuole tunisine, lingua araba, insegnanti mandati da Tunisi. Così la poligamia in Italia è illegale, ma là si tollera; si pratica l’infibulazione delle bambine e donne giovani e via dicendo.
In alcune città italiane si aprono scuole abusive come a Milano dove hanno chiuso una scuola egiziana che insegnava ai ragazzi con libri che venivano dall’Egitto, insegnanti egiziani, lingua araba, lettura della storia e dei popoli cristiani secondo l’anti-occidentalismo dei paesi islamici. Questo dimostra l’incompatibilità fra multiculturalismo radicale, totale e stato di diritto: la minoranza islamica crea una suo piccolo stato islamico che poi è quasi impossibile rimuovere, rimangono cittadini tunisini e lo stato tunisino li protegge.

Una decina di anni fa, il card. Giacomo Biffi e i vescovi dell’Emilia-Romagna avevano pubblicato una lettera pastorale sull’islam, in cui chiedevano ai politici di limitare l’ingresso a emigrati islamici e di favorire l’immigrazione da paesi cattolici come Filippine e America latina: non per razzismo, ma per non trovarsi in casa una minoranza consistente di persone che non accettano la Costituzione italiana.
La lettera venne condannata dalla stampa e dall’opinione pubblica. Oggi ci accorgiamo che Biffi e i vescovi avevano avuto coraggio e non avevano tutti i torti!

Concludo: il nostro è un tempo difficile e affascinante, ma non dobbiamo essere pessimisti. “Non abbiate paura!” ripeteva spesso Giovanni Paolo II. La sfida dell’islam durerà certo molto tempo, ma noi abbiamo fiducia nello Spirito Santo, come quando il comunismo ha dominato per ottanta e più anni!

Oggi dobbiamo difenderci da popoli che vengono a lavorare in Italia e non diventano italiani, spesso nelle loro comunità rispondono ad altre leggi, ad altre patrie e costumi.
Una quindicina di anni fa si diceva che i musulmani in Italia erano 100.000. Oggi sappiamo che sono più di un milione. L’uomo islamico merita tutto il nostro amore e rispetto, è sbagliato marginalizzare i diversi come i musulmani: il dialogo si svolge a livello di popolo, quindi è impegno di tutti, specialmente dei giovani, aprirsi agli altri, conoscerli, fare amicizia, parlare con loro, aiutarli per quanto ci è possibile.
Ma se il musulmano viene in Italia e finisce per rimanerci, deve sapere che è suo dovere è imparare la lingua italiana, rispettare le leggi italiane, conoscere la cultura e anche la religione della maggioranza italiana, frequentare scuole italiane, insomma, integrarsi in Italia e non creare comunità separate. Questo è un discorso contro corrente, ma bisogna discuterne in spirito di pace e per il bene dell’Italia, non rifiutarlo a priori.

Conferenza di Padre Gheddo a Crema (2006)

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