I genitori di padre Gheddo verso la beatificazione – Padre Gheddo su “Asianews”

genitori%20GheddoInizia il processo diocesano per la beatificazione dei genitori di padre Piero Gheddo, del Pime, fondatore di AsiaNews.

Sabato 18 febbraio, l’arcivescovo di Vercelli mons. Enrico Masseroni, varerà il Tribunale informativo per l’esame dei testimoni e dei testi dei due Servi di Dio Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo. La cerimonia si celebra a Tronzano (Vercelli), dove i due giovani militanti d’Azione cattolica godono ancor oggi di una solida “fama di santità”: senza nulla di straordinario, hanno vissuto la loro breve esistenza vivendo il Vangelo nelle gioie e nelle sofferenze di una normale famiglia, nella carità e nell’accettazione gioiosa della volontà di Dio.

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Rosetta Franzi, nata a Crova (Vercelli) nel 1902, insegnante elementare, ha manifestato la sua santità soprattutto nell’amore al marito e ai tre figli. Molto religiosa e caritatevole con i poveri, da ragazza aveva curato l’asilo di Crova e insegnava privatamente a uomini e donne che non erano andati a scuola; da giovane sposa e mamma a Tronzano, partecipava all’Azione cattolica ed era catechista parrocchiale. Come sposa, nei sei anni di matrimonio, si è consacrata totalmente al servizio della vita con numerose gravidanze. Con papà Giovanni volevano tanti figli: ha dato alla luce Piero (1929), Francesco (1930) e Mario (1931); poi due aborti spontanei e il 26 ottobre 1934 è morta di parto e di polmonite a 32 anni con i suoi due gemellini di cinque mesi, che non sono sopravvissuti. Il parroco del suo paese natale, pochi giorni dopo la morte, ha celebrato la Messa di suffragio con i paramenti bianchi, dichiarando ai fedeli: “Sono stato il parroco e il confessore di Rosetta. Lei era un angelo ed è già in Paradiso. Non celebriamo la Messa da morto, ma cantiamo la Messa degli Angeli”.

Giovanni Gheddo, nato a Viancino (frazione di Crova) nel 1900, si è sposato nel 1928 con Rosetta e sono vissuti a Tronzano. Uomo di grande bontà e carità e membro attivo dell’Azione cattolica impegnato in varie opere parrocchiali, è ancora ricordato come “il geometra dei poveri”: faceva gratis il suo lavoro per i meno abbienti. Per la sua autorità morale e religiosa, era chiamato come “conciliatore” quando in paese succedevano liti: riusciva a portare la pace, appellandosi alla Divina Provvidenza e all’amore che deve regnare nelle famiglie e nella convivenza civile. Mandato in guerra in Russia per punizione di non essersi iscritto al Partito fascista (avrebbe dovuto restare a casa come padre vedovo di tre minorenni), è morto nel dicembre 1942 in Unione Sovietica con un gesto eroico di carità. Capitano d’artiglieria della divisione Cosseria, ricevuto l’ordine di ritirarsi mentre il 17 dicembre 1942 i sovietici avevano scatenato l’offensiva, avrebbe potuto mettersi in salvo con i suoi militari, ma ha detto al suo giovane sottotenente (che doveva restare nell’ospedaletto da campo con i feriti intrasportabili): “Tu sei giovane, devi ancora farti una vita. Salvati, qui rimango io”. Le lettere di papà Giovanni dalla Russia sono state pubblicate dal figlio padre Piero in “Il testamento del capitano” (San Paolo 2002, pagg. 210). Un secondo volume, “Questi santi genitori”, racconta la stori dei due servi di Dio, con numerose testimonianze sulla loro fama di santità (San Paolo 2005, pagg. 184).
Piero Gheddo
febbraio 2006 su Asianews

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