Alla mia cara Rosa perché legga e poi bruci.

Tronzano, 16 settembre 1927

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LA PROFESSIONE DEL PERITO AGRIMENSORE (geometra)

1° REQUISITI PER RIUSCIRE BENE

Alla professione del perito agrimensore si devono dedicare essenzialmente i giovani che hanno, diciamo così, il bernoccolo della matematica, la quale scienza è il fondamento delle nostre opere professionali, anche dove ai più sembra che basti la sola praticaccia. Chi invece non si sente attratto dallo studio della matematica può ugualmente riuscire, purché abbia buona volontà e non pretenda di diventare un ottimo professionista.

Mi ritornano alla mente le parole di un illustre professore, ora insegnante al Politecnico di Torino: “La matematica, signori, la devono sapere, e chi non la sa, se la studi perché diversamente non va avanti bene”. Ed aveva profondamente ragione. La matematica è la base del nostro sapere, è la fonte a cui dobbiamo ricorrere per il disbrigo delle nostre mansioni professionali, è per noi quello che è per il musicista, l’orecchio. La matematica è la base delle nostre materie d’insegnamento professionale; topografia non è che geometria pratica e così anche la si chiama, ed ha le sue radici nella trigonometria piana; costruzioni si fonda sulla forma sulla geometria descrittiva e sul calcolo della resistenza dei materiali; l’estimo ha la base nelle progressioni geometriche per il calcolo delle annualità. La matematica è il nostro faro di luce; se non ricorriamo ad essa, cade ogni raziocinio nei nostri compiti e noi diventiamo empirici, e corriamo il rischio di errare quando si presentino casi nuovi sui quali bisogna studiare e ragionare. Chi ha il bernoccolo della matematica riuscirà bene senza dubbio, e con l’esperienza personale acquisterà fiducia nel proprio valore, e ciò gli guadagnerà la stima e la fiducia dei clienti.

2° PRATICA PROFESSIONALE: DIFFICOLTA’

Come in tutte le libere professioni lo studio solo, per quanto ne sia la base, non basta. Il giovane che esce dall’Istituto, nonostante le riforme attuali e quelle che si attueranno, non possiede la millesima parte della pratica indispensabile per esercitare la professione alla quale teoricamente è abilitato dal diploma. Deve fare almeno un anno di pratica presso un bravo collega che abbia molto lavoro. Ho detto almeno, perché mi sono convinto che il nostro campo è tanto vasto e le cognizioni acquisite nell’Istituto, tanto limitate, che non si deve mai lasciare di ricorrere ai libri e la pratica non è mai troppa.

+ Si viene a contatto con tante cose mai sentite nominare durante lo svolgersi dei programmi, si devono fare operazioni assolutamente nuove, e per le quali abbisogna e teoria e pratica, che si pensa spesso di avere solo scaldando i banchi durante gli anni scolastici. Nei primi tempi si è confusi e si provano umiliazioni, ci si sente spostati e si ha quasi l’impressione di non essere nel proprio campo ma in un altro affatto estraneo; si devono sopportare per di più la rozzezza di alcuni clienti e la loro malignità, tanto che all’inizio si sente forte la tentazione di dare un calcio alla libera professione liberamente scelta e per la quale si facevano castelli su castelli in aria, e di cercare magari un impiego in una banca, più redditizio in principio e più tranquillo almeno apparentemente.

E allora bisogna sapere non perdersi d’animo di fronte alle prime e più penose difficoltà, bisogna reagire allo scoraggiamento che tenta di invaderci l’animo, bisogna pensare che da queste prime battaglie, se combattute con saraghi, usciremo migliori e meglio temprati per l’avvenire. Ma queste sono difficoltà comuni a tutte le professioni ed io lascio che altri ne parli con più maestria e chiarezza.

3° VANTAGGI

Ho detto delle difficoltà e delle disillusioni; bisogna che ora dica due sole parole dei piccoli e grandi vantaggi della professione. Non sono molti in verità. Primo fra tutti è la possibilità di lavorare senza essere sempre curvi sul tavolino e quindi senza invecchiare avanti tempo. Il geometra, per eseguire misure e per determinazioni di confine, o per estimare immobili, o per estimare danni prodotti essenzialmente dalla grandine, o per altre sue incombenze, ha sovente la possibilità di recarsi in campagna, dove l’aria è pura, dove l’anima si eleva ed ammira il creato, dove il creato parla alle anime credenti del Creatore.

Conosco un collega che è quasi ottantenne ed ha ancora mente lucida, gambe buone e stomaco di struzzo, e lavora quindi come non sanno e non possono lavorare molti giovani moderni dalle scarpe lucide di vernice e dal colletto inamidato, ma dal corpo infrollito dai vizi, ma dall’anima che non conosce da molto tempo la purità del sentire ma solo la corruzione delle grandi città.

Il geometra, e parlo del libero professionista, è sovente a contatto col lavoratore della campagna, il quale può essere rozzo, può anche essere diffidente e non sapere neppure dell’esistenza di un certo aureo libro di Mons. Della Casa, ma in fondo è un lavoratore, e come l’ozio è il padre dei vizi, così il lavoro è padre di ogni virtù, e si sente praticando gente che lavora ed ha lavorato tutta la vita, che l’attività bene intesa è fonte di ogni felicità, che il lavoro apporta il benessere materiale e pace in famiglia, sei sente che lavorare è il preciso dovere di ogni buon cristiano.

4° LA MORALE DELLA PROFESSIONE

Il bene che si può fare tra la popolazione esercitando la nostra professione, è grande e dipende naturalmente dalle nostre convinzioni religiose e del nostro carattere. Noi dobbiamo nelle divisioni di stabili specialmente, difendere gli interessi dei minorenni di fronte agli stessi parenti di maggior età, i quali, se non fosse per l’attenzione vigile e intelligente del geometra, non vorrebbero solo quello che aspetta loro ma anche un po’ di quanto si deve ai minori. Ed è doloroso dover dire che gli interessi materiali apportano spesso, appunto perché spesso si dimenticano i 10 comandamenti, litigio tra fratelli e sorelle per la spartizione dell’eredità paterna e materna. In questi casi, il geometra credente, cerca di mettere pace mettendo in evidenza le vedute unilaterali ed esclusive di contendenti e i loro errori; il geometra non credente e che bada solo ai propri interessi, non si cura di mettere l’accordo tra i clienti, perché pensa che dovendosi fare la divisione per via giudiziaria, potrà premere un po’ più la mano nel redigere la parcella. E’ questione di coscienza. E’ successo ad un mio collega e carissimo amico, di dover estimare certi danni. Uno dei contendenti, e precisamente quello che li doveva pagare, gli ha offerto 100 lire perché…..chiudesse un occhio. Il collega ha rifiutato sdegnosamente, e rifiutando ha fatto un’opera buona, ha dato un buon esempio ad una persona corrotta e che voleva corrompere.

Mi è successo di trovarmi nel mio studio con due clienti, un uomo ed una donna, nella mattinata di una domenica. Nella strada passa la processione e noi corriamo alla finestra: Nessuno parla e la donna pia pregava forse sommessamente senza osare di dimostrarlo. Io faccio il segno della croce e subito i miei clienti mi imitano e si dimostrano soddisfatti che io abbia dato l’esempio, perché così si sono potuto levare un peso dallo stomaco.

Questi esempi ho raccontato per dimostrare che la professione scelta non si impone al professionista di fare del bene, ed è chiaro che la stessa professione può essere esercitata con la coscienza tranquilla e facendo buone azioni e può, viceversa, essere esercitata a danno del prossimo. L’abito non fa il monaco neppure in questioni morali. In qualunque condizioni ci troviamo possiamo sempre essere graditi a Dio, purché abbiamo precisa e ferma la volontà di esserlo, purché possiamo portare con rassegnazione cristiana la nostra croce, purché sappiamo inginocchiarsi sovente e con umiltà e con amore pregare. La miglior opera di apostolato la si fa cercando di salire quanto è più possibile la faticosa ed infinita scala della perfezione, e ciò si può fare sempre, qualunque sia la professione che esercitiamo. Non la professione deve plasmare noi, ma dobbiamo dare alla nostra professione il carattere nostro, la nostra anima; dobbiamo esercitarla avendo sempre di mira la gloria di Dio ed il bene del prossimo. Solo così ogni lavoro nobilita.

5° LATO FINANZIARIO E CONCLUSIONE

In quanto al lato finanziario, la professione lascia un po’ a desiderare, e solo dopo alcuni anni di esercizio essa permette di guadagnare il necessario per vivere dignitosamente e secondo la condizione sociale. Essa, questione finanziaria, dipende da molti fattori tra i quali non ultimi sono il numero delle conoscenze che si hanno nelle località, la stima che gode la famiglia… la fortuna.

Come già un uomo politico immaginò figuratamente i voti popolari, così io amo figurarmi la carriera del libero professionista una pesante, enorme ruota, che in principio non si vuole assolutamente muovere a causa della sua mole; in seguito, a forza di buona volontà e di grandi sacrifici, la ruota (della fortuna?) incomincia a muoversi lentamente; ed allora nascono come per incanto, le speranze rosee e i sogni più fantasiosi, Dopo alcuni mesi, finalmente, la grande ruota gira con scorrevolezza, il suo peso che era difficoltà quasi insormontabile, è ora un vantaggio grande, perché non ci sono ostacoli che possono opporsi a tanta forza viva.

Per finire dirò anch’io come già il chiarissimo Prof. Bettazzi, del quale sono ammiratore sincero, che se dovessi un’altra volta scegliermi una professione, sceglierei ancora questa, perché nella tranquillità del paese di campagna, nella quiete intima del mio studio e in mezzo ai miei libri io conosco soddisfazioni grandi

Tronzano Vercellese, 18 novembre 1924

Gheddo Giovanni

Aggiunte:

1°) E chi può ammirare in mezzo alla nostra bella campagna in questi giorni di primavera, chi può abbassarsi per ammirare le infinite pianticelle che nascono nei nostri campi ubertosi, la perfezione degli innumerevoli steli, la variazione di colore e la variazione sempre estetica delle piante, la fila di alberi in lontananza, che svetta su in alto nel cielo, godere del silenzio fecondo della campagna, della tranquillità assoluta nella quale cresce il nostro nutrimento, senza provare un senso di commozione, senza elevare lo sguardo riconoscente a DIO creatore di tanta magnificenza e di tanta altra che non cade sotto la nostra vista miope e non entra nella nostra intelligenza limitata alle cose infinite?

La campagna è poesia, è vera poesia; camminando in essa abbiamo sotto gli occhi un quadro di grandissima perfezione, un quadro che sempre varia col luogo e col tempo, rimanendo intatto nella sua bellezza insuperabile, inqualificabile. Davanti a tanta grandezza e magnanimità le piccole obiezioni dei non credenti per provare la non Divina origine di tutte le cose, si sentono essere ridicole ed assolutamente insufficienti.

E con questi grandi vantaggi spirituali, sono i vantaggi corporali non indifferenti.

Si infangano, è vero, le scarpe, e si impillaccherano soprabito e pantaloni, e si arrischia pure di fare buone camminate, o veloci pedalate per raggiungere la casa sotto un violente acquazzone scatenatosi improvvisamente, ma questi non sono che piccoli, rari e fugaci incidenti ai quali non bisogna fare caso, sono come gocce di inchiostro nero, ma innocuo, in un lago. D’altra parte basta pensare davanti al furioso scatenarsi del temporale, mentre il vento fischia e li piega, e li spezza, mentre si oscura la campagna sotto la cappa densa delle nubi adirate, basta pensare che poco sopra di esse, è serenità, è pace perfetta illuminata dal sole splendente, è l’infinito, sereno, come è stato creato dal nostro Dio, basta pensare che il temporale che ci fa momentaneamente soffrire è passeggero e non è che una piccola prova a cui siamo sottoposti in questa valle di preparazione e di lacrime, presentire meno il disagio e la sofferenza del contrattempo.

Ancora: il geometra in mezzo all’acquazzone, se ha mente larga, cuore sensibile e… tempra di geometra, può (inconcepibile per chi è abituato alle mollezze della vita) ammirare la bellezza orrida delle campagne nel periodo eccezionale della grandinata, e gustare un quadro, cupo, nero, ma meraviglioso.

Ed il fisico nostro a contatto coll’aria, col sole, colla pioggia e colla neve, si mantiene robusto e si ringagliardisce cogli anni.
Testo dattiloscritto di Giovanni Gheddo

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