Benedetto XVI e la crisi esistenziale dell’Europa – Padre Gheddo su Radio Maria

L’elezione di Papa Benedetto è stata una scelta felice, guidata dallo Spirito Santo. Cinque anni dopo la sua elezione alla Cattedra di Pietro questo risulta molto più chiaro che all’inizio del suo pontificato, quando il Papa tedesco era fortemente contestato come “Papa-panzer”, tradizionalista, autoritario, chiuso al mondo moderno. Invece è vero tutto il contrario. Il nome che si è scelto, Benedetto, indica il tipo di Papa che sta realizzando, mite, cordiale, trasparente, pronto al dialogo con tutti, come il suo predecessore Benedetto XV. E’ un Papa molto colto e perciò aperto al moderno, ma anche convinto che il Vangelo va bene in tutti i tempi e lo sta dimostrando soprattutto col dialogo insistito tra fede e ragione.

Oggi è chiaro a tutti i credenti che questo è proprio il Papa che ci voleva per il nostro tempo, perchè fin dall’inizio si è proposto “l’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II”, che ha definito “la bussola con cui orientarci nel vasto oceano del terzo millennio”. Papa Benedetto è un Papa mite, non aggressivo, teologo e intellettuale raffinato, quindi con idee chiare, che sa esprimere con grande semplicità e chiarezza. E’ proprio il Papa che ci voleva per il nostro tempo, caratterizzato soprattutto dalla crisi “esistenziale” dell’Europa e del mondo cristiano! La nostra crisi non è solo economica, culturale, politica; non è solo una crisi delle famiglie e dei giovani: è una crisi esistenziale, antropologica: l’uomo europeo ha perso il senso della vita, che solo Dio e Gesù Cristo possono dare. Ecco il senso del pontificato di Benedetto XVI: riportare l’Occidente alle sue radici, cioè a Cristo e alla fede e alla vita cristiana.

  1. La crisi dell’Europa viene da lontano

Il cristianesimo, nato in Palestina, nel primo millennio si è diffuso soprattutto in Europa, l’ultimo paese ad essere evangelizzato fu la Russia nel 900 dopo Cristo; è poi nel Medio Oriente e nel Nord Africa, ma quelle Chiese furono travolte dall’islam.

Le tre grandi rivoluzioni contro la Chiesa (e poi contro Dio)

Fino al 1500 l‘Europa era praticamente tutta cristiana, unita nell’unica Chiesa fondata da Cristo e guidata dal suo Vicario in terra, il Papa. C’era già stata la separazione del patriarcato di Costantinopoli e degli “ortodossi” da Roma (1054), ma riguardava solo alcuni paesi e con scarsi influssi culturali sul resto del continente.

Negli ultimi cinquecento anni si sono verificate nell’Europa cristiana tre rivoluzioni non solo politico-sociali (la nascita degli stati moderni e della democrazia), ma religioso-culturali, che hanno sconvolto l’Occidente portando i popoli alla profonda crisi di fede cristiana e di umanesimo che oggi tutti lamentiamo

1) La Riforma protestante nel ‘500, che separa metà Europa dalla Chiesa di Cristo e pone il principio: ”L’unica autorità nella comunità cristiana è la Bibbia”, cioè la libera interpretazione della Parola di Dio, da cui sono nate decine e poi centinaia di chiese e migliaia di sette…. Il rifiuto dell’obbedienza al Papa ha portato la prima gravissima ferita all’Occidente cristiano, ha rotto l’unita dei popoli cristiani sposando spesso il principio delle Chiese nazionali, legate al potere politico.

2) L’Illuminismo e la Rivoluzione francese. Nel settecento francese si diffondono idee che minano alla base la verità cristiana: nasce l’Illuminismo partire dalla idee di J.J. Rousseau: il peccato originale non esiste, l’uomo nasce buono, lo corrompe la società, le strutture, la religione, nemica della libertà dell’uomo. Bisogna ritornare allo “stato di natura, cioè a quell’”originaria bontà naturale dell’uomo”, che sarebbe stata azzerata dalla credenza nel “peccato originale e dall’assolutismo della Rivelazione cristiana. La primitiva eguaglianza e fratellanza universale, vennero distrutte dall’egoismo e dai privilegi delle classi usurpatrici.

Dio non esiste e se esiste non lo conosciamo; Dio non si è manifestato. L’uomo deve costruire il suo futuro con la sola Ragione. Ed è nata la Rivoluzione francese (1789) per conquistare i diritti dell’uomo e la libertà, ma tenta di distruggere la Chiesa cattolica e la sostituisce con la “Dea Ragione”.

3) Il marxismo-comunismo-leninismo-maoismo:pone il principio che la società è divisa fra ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori. Alla giustizia sociale e alla società egualitaria si giunge solo con la lotta e l’odio di classe fra oppressi e oppressori. Il movimento comunista conquista il potere in Russia nel 1917 e poi si diffonde in tutto il mondo! Nel 1989 c’erano trenta paesi che si dichiaravano “comunisti” e che dipendevano da Russia o Cina.

Il nazionalismo rivoluzionario: fascismo, nazismo e altri movimenti simili che nascono dall’esaltazione della patria e dal razzismo, portano ai forni di Auschwitz.

Bisogna notare che questi tre movimenti rivoluzionari sono stati tutti, per un motivo o per l’altro, contro la Chiesa cattolica e a poco a poco contro la presenza di Dio nella società.

Hanno certo portato anche fatti positivi nell’evoluzione dell’Occidente cristiano, ma allontanando sempre più i popoli dalla fede e dalla vita cristiana. L’Occidente si è evoluto, è progredito, si è sviluppato partendo dai principi del Vangelo. Poi ha accettato nelle leggi, nella cultura occidentale i principi del Vangelo, ma ha rifiutato Cristo e la sua Chiesa!

La crisi attuale dell’Occidente è profonda e porta all’auto-distruzione

Negli ultimi 50-60 anni, in un Occidente già in crisi di fede e di vita cristiana, si è abbattuto il ciclone della ricchezza e del “consumismo”, cioè l’abbondanza dei beni di consumo, che travolgono antichi costumi e modi di vita, rendendo a poco a poco l’uomo europeo sempre più individualista ed egoista, arido e freddo nei rapporti inter-personali, pessimista e incapace di entusiasmarsi per un ideale.

Si è realizzata la profezia di Giovanni Paolo II, che nella sua prima enciclica scriveva1: “L’uomo d’oggi sembra essere sempre più minacciato da ciò che produce… i frutti del suo lavoro si rivolgono contro l’uomo stesso… che pertanto vive sempre più nella paura”.

Oggi, trent’anni dopo, siamo spettatori della decadenza esistenziale a cui ha portato questa deriva di consumismo e di individualismo, proprio mentre viviamo il tempo della “globalizzazione”, cioè il mondo che diventa un piccolo villaggio: quindi l’incontro, il confronto, lo scontro con gli altri popoli, culture e religioni, ma soprattutto con i colossi asiatici, diversissimi e lontanissimi da noi.

L’Europa, che ha diffuso in tutto il mondo i principi e le leggi che stanno civilizzando l’umanità (e sono alla base della “Carta dei Diritti delluomo” dell’Onu (1948), oggi è dominata non più da ideologie politiche totalizzanti, ma dal relativismo etico e dal nichilismo. L’Occidente cristiano presenta queste situazioni:

1) Il rifiuto di Dio: in Europa non c’è più persecuzione per i cristiani,la cultura e la società non negano l’esistenza di Dio, che però non ha più nessun significato in una “società matura, democratica e laica, che fa a meno di Dio e funziona bene lo stesso”. Laicismo e ateismo pratico significano il rifiuto del rapporto con Dio o un rapporto così labile da diventare una “religione fai da te”, in cui ciascuno prega ma “a modo suo”, si dichiara cristiano ma non praticante, rifiuta Chiesa, vescovi e preti e pretende di stabilire lui ciò che è bene e ciò che è male. Il rifiuto di riconoscere le radici cristiane nella Costituzioni europea (solo una decina di paesi su 25 hanno sostenuto con l’Italia questo riconoscimento) è il fatto più clamoroso, impensabile e assurdo in chi studia la storia dell’Europa!

2) Relativismo: non esiste una verità assoluta sull’uomo e sul suo destino.L’uomo è dotato di ragione e deve lui stesso comprendere i principi e le leggi con le quali vivere bene e ottenere la felicità, la pace, la giustizia. Il card. Ratzinger ha scritto che “il relativismo è diventato in certo qual modo la vera e propria religione dell’uomo moderno” e che esso è “il problema più grande della nostra epoca”2.

3) Nichilismo. L’ateismo pratico e il relativismo portano inevitabilmente al “nichilismo”, cioè la perdita del senso della vita. Se non esiste più una verità assoluta non esistono più valori assoluti, quindi nulla per cui valga la pena di spendere la vita, di difendere la verità anche dando la propria vita (come fanno i martiri cristiani, spesso infatti non compresi3): tutto diventa relativo, transitorio, passeggero. Non si capisce più a che serve la vita dell’uomo, se non ad andare verso il nulla, cioè la morte senza alcuna speranza.

Quante persone ho conosciuto, soprattutto anziani che sentono vicina la tragedia della morte, e ancora si chiedono perché sono vissuti, che senso ha la vita (Montanelli è solo il più famoso, ma tanti altri ne ho conosciuti nel mondo dei giornalisti e delle radio Tv). Sartre e Moravia sono state due espressioni letterarie del nichilismo.

4) Materialismo, permissivismo, consumismo. La crisi esistenziale è caratterizzata da una vita tutta volta unicamente ai beni terreni, che la nostra società ha moltiplicato: soldi, potere, fama, sesso, beni materiali. Se non c’è più Dio, non c’è più la Provvidenza di Dio e uno si fida solo di se stesso; non c’è più la Giustizia di Dio e ciascuno si fa una sua morale personale che inevitabilmente non gli dà la gioia di vivere. Si diventa tutti più egoisti, chiusi in noi stessi, freddi, aridi di sentimenti, incapaci di cordialità e di umanità.

Conseguenze concrete del rifiuto di Dio e di Cristo. Tutti conosciamo le situazioni di decadenza della fede e della morale che sperimentiamo anche nella nostra Italia, che pure è uno dei paesi cristianamente più vivi in Europa!

Famiglie divise, separazioni, divorzi; diminuzione progressiva dei matrimoni e dei bambini, aumento delle convivenze(non si vuol prendere un impegno per la vita), diminuzione dei funerali religiosi e persino dei battesimi;

Diminuzione della pratica religiosa e quindi anche delle vocazioni alla vita consacrata: i preti non bastano più, in Italia abbiamo più di 2.000 sacerdoti stranieri stipendiati dalla Cei, perché impegnati in parrocchie italiane (su 500 sacerdoti “fidei donum” in servizio ad altre Chiese di missione).

Nella presentazione di un volume4 trovo questa sintesi della “crisi esistenziale” dell’Europa oggi: “Ha firmato un Trattato costituzionale che è un rebus fin dal titolo. Dopo tanta retorica sulla “riunificazione del continente”, ha difficoltà anche solo ad allargarsi. I suoi membri sono divisi sul seggio all’Onu, sulla guerra in Iraq, sul dopoguerra, sulle relazioni con l’America, sui rapporti con Israele, sulle organizzazioni terroristiche. Sulle politiche di difesa, di immigrazione, di sicurezza. Cala demograficamente e ha difficoltà a competere sui mercati globali. Chiamata a votare per il suo Parlamento, non si presenta alle urne. Chiamata a definire la sua identità, si rifiuta di declinare le proprie radici culturali e religiose.

Sembra Babilonia, invece è l’Europa d’oggi. Che predica l’idea relativistica secondo la quale non esistono valori universali, neppure nei suoi grandi principi che hanno civilizzato il mondo. Quella che manifesta per la pace, anche quando è fatta segno dalla “guerra santa”. Quella che per non chiamare i problemi per nome, usa il “linguaggio politicamente corretto”. Quella che si dice laica mentre pratica una forma dogmatica e arrogante di ideologia laicista”.

II)Un’impresa titanica: rievangelizzare l’Europa

Di fronte alla crisi dell’Europa cristiana (o post-cristiana) e all’impegno della Chiesa di rievangelizzare i popoli europei, qual è la linea d’azione che Papa Benedetto si è proposto e sta realizzando?

Anzitutto bisogna dire che l’incessante bombardamento di scandali e notizie negative dal mondo cattolico e i duri attacchi alla Santa Sede e al Papa da parte di non pochi laicisti non turbano Papa Benedetto.In lui vediamo realizzato il messaggio che ha caratterizzato il pontificato di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura!”.

Nel 1984, quand’era cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Ratzinger accettò di rispondere alle domande di Vittorio Messori, che poi pubblicò l’intervista in un volume ancor oggi interessante e significativo5. Erano i tempi caldi della contestazione alla Chiesa e della crisi di fede dell’Europa. Alla domanda se in quella drammatica situazione dormiva tranquillo, Ratzinger rispose: Fatto l’esame di coscienza e recitate le mie pre­ghiere, perché non dovrei dormire tranquillo? Se mi agitassi, non prenderei sul serio il Vangelo che ci ricorda, senza complimenti, che ciascuno di noi non è che un ‘ser­vo inutile’. Dobbiamo fare sino in fondo il nostro dovere, ma consapevoli che la Chiesa non è nostra, la Chiesa è di quel Cristo che vuole usarci come strumenti ma che ne resta pur sempre il signore e la guida. A noi sarà chiesto conto dell’impegno, non dei risultati”.

E’ il primo insegnamento che il Papa dà a tutti noi credenti, che a volte ci lasciamo scoraggiare e intristire dalle difficoltà che la Chiesa sta vivendo. “La Chiesa non è nostra, ma di Cristo e noi siamo servi inutili”!

Il Papa però è ben cosciente della vasta e profonda crisi di fede che l’Europa sta attraversando. Il 1° aprile 2005, pochi giorni prima che morisse Giovanni Paolo II, nella conferenza a Subiaco su “L’Europa e la crisi delle culture”, Ratzinger diceva: “In Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’umanità”. Parole pesanti come pietre tombali: dov’è finita l’eredità cristiana dell’Europa?

La forte denunzia del relativismo anche fra i cattolici

Nella lettera del marzo 2009 in cui revoca la scomunica ai vescovi di Econe il Papa scrive: “Oggi, in vaste zone della terra, la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento….Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini”. Ed esprime la convinzione che “la prima priorità per il successore di Pietro è stata fissata dal Signore nel Cenacolo in modo inequivocabile: “Tu, conferma nella fede i tuoi fratelli””. Benedetto XVI ha la ferma convinzione che l’Europa è in crisi perché ha smarrito la certezza di avere “la vera fede”6. La soluzione della crisi del1’Occidente sta quindi nell’incontro con una Persona, l’incontro con il Figlio di Dio, Gesù Salvatore, che ha segnato in modo indelebile la storia e la civiltà europea. Ma di questo dirò più sotto.

Il punto caratterizzante dell’attuale Pontificato è la lotta contro il relativismo e la “dittatura del relativismo”, espressione usata dal cardinale Ratzinger il 18 aprile 2005, alla Messa “pro eligendo romano pontifice”, che è passata alla storia ed è anche il “programma” per il quale fu scelto come nuovo Papa.

Interessante rileggere quella pagina che rappresenta bene il suo pensiero e orientamento: “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero… La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde, sbattuta da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via”. 

E Ratzinger aggiungeva: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. ‘Adulta’ non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo”.

La battaglia contro il relativismo è una battaglia interna alla Chiesa, sono gli stessi cristiani a credere che, più o meno, tutte le religioni si equivalgono. E’ una tesi in vari modi sostenuta anche da teologi. Ne cito uno solo, Paul Knitter7, pubblicato sia in America che in Italia da editrici cattoliche8, il quale ha scritto: “Il presupposto fondamentale del pluralismo unitivo è che tutte le religioni sono o possono essere egualmente valide. Ciò significa che i loro fondatori sono o possono essere egualmente validi. Ciò potrebbe dischiudere la possibilità che Gesù Cristo sia ‘uno fra i tanti’ nel mondo dei salvatori e dei liberatori. Il cristiano può o non può riconoscere una possibilità del genere?”. Knitter, teologo americano che insegna in istituti cattolici, indaga sul come le comunità religiose possono cooperare nel promuovere la pace, lo sviluppo, la salvaguardia della natura e non è affatto contrario ad ammettere il “presupposto fondamentale del pluralismo unitivo”, come dimostrano altre sue pubblicazioni successive9.

Ma questo è solo un esempio. Un altro caso di chiaro “relativismo teologico” è quanto scrive il teologo indiano Jacob Kavunkal10: “Ciò che è necessario con urgenza non è tanto di fare cristiani gli indiani, quanto di cristianizzare l’India nel senso di trasformare la società indiana in generale mediante i valori evangelici…. Il che significa che dobbiamo effettuare uno spostamento non solo dalla Chiesa a Cristo, ma anche da Cristo al Regno che egli ha proclamato”. Insomma, dov’è la logica? Il Regno va bene, ma il Re non lo vogliamo!

Giovanni Paolo II, nell’enciclica “Redemptoris Missio” (1990, n. 17) scrive: “Ci sono concezioni della salvezza e della missione ‘antropocentriche’ nel senso riduttivo del termine,in quanto sono incentrate sui bisogni terreni dell’uomo. In questa visione il Regno tende a diventare una realtà del tutto umana e secolarizzata, in cui ciò che conta sono i programmi e le lotte per la liberazione socio-economica, politica e anche culturale, ma in un orizzonte chiuso al trascendente”.

E’ molto diffuso, non più solo in campo cattolico e teologico ma in genere nella pubblicistica e negli studi, il “relativismo” che mira ad assumere “i valori evangelici” (pace, perdono, fraternità, solidarietà, giustizia, eguaglianza, ecc.) dimenticando Cristo; cioè prendono il messaggio ma non il messaggero.

Nel messaggio pasquale del 1970 Paolo VI diceva: “I più grandi valori del Vangelo, disgiunti da Cristo, diventano facilmente disvalori”. Infatti quanti parlano di pace e fanno la guerra, oppure condannano tutte le guerre eccetto quelle della loro parte politica! Quanti si riempiono la bocca di poveri da aiutare, protestano contro il G8 e le multinazionali, ma poi vivono nel lusso e nello spreco! Per la nuova evangelizzazione dell’Europa occorre che anzitutto i cattolici (i vescovi e i preti) ricuperino l’autentica fede in Cristo e nella Chiesa, mettendosi sulla linea del Papa, seguendolo come le pecorelle del Vangelo seguivano il Buon Pastore Gesù.

Il card. Camillo Ruini, Vicario di Papa Benedetto, ha illustrato in modo magistrale la crisi attuale della teologia cattolica, che disorienta il popolo dei credenti11:

La profonda disillusione prodotta nell’ambito delle teologie della liberazione dai fatti del 1989 (il crollo del muro di Berlino) ha spinto vari loro esponenti verso posizioni improntate al relativismo. Essi sono confluiti così, insieme a non pochi altri teologi, in quell’orientamento, che prende vari nomi tra cui quello di teologia delle religioni, secondo il quale fondamentalmente non solo il cristianesimo ma anche le altre molteplici religioni del mondo, con i popoli e le culture che ad esse si riferiscono – e che spesso sarebbero stati oggetto da parte dei cristiani di un imperialismo e colonialismo non solo politico ma anche religioso –, costituirebbero in realtà, accanto al cristianesimo storico, autonome e legittime vie di salvezza.
“Viene così abbandonata quella fondamentale e davvero originaria verità della fede, evidentissima nel Nuovo Testamento e fonte primaria del dinamismo missionario della Chiesa dei primi secoli, secondo la quale Gesù Cristo, nella sua concretezza di Figlio di Dio che si è fatto uomo ed ha vissuto nella storia, è l’unico Salvatore dell’intero genere umano, anzi di tutto l’universo”.

Comunicare all’Europa la verità del cristianesimo

Papa Benedetto insiste nello spiegare perchè il cristianesimo è la “religione vera”, a differenza delle altre religioni12, che esprimono i molti, anche lodevoli e apprezzabili, tentativi dell’uomo di giungere a Dio, mentre il Dio della Bibbia è il Creatore del cosmo e dell’uomo, che entra nella storia umana e si rivela pienamente in Gesù di Nazareth, il Dio fatto uomo.

Nel volume “Gesù di Nazaret” (2007) dimostra la storicità dei Vangeli e scrive: “Ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il “Gesù storico” in senso vero e proprio. Io sono convinto, e spero se ne possa rendere conto” anche il lettore, che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo che proprio questo Gesù, “quello dei Vangeli”, sia una figura storicamente sensata e convincente”.

Nel discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2006, ha ricordato il suo viaggio in Germania (9-14 settembre 2006), durante il quale ha messo in luce il tema di “Dio”, “memore del fatto che in alcune parti della Germania vive una maggioranza di non battezzati, per i quali il cristianesimo e il Dio della fede sembrano cose che appartengono al passato”. E ha aggiunto che “collegato al tema di Dio è quello del dialogo”, ricordando quello che gli aveva detto il filosofo Juergen Habermas qualche anno prima a Monaco: “ Ci vorrebbero pensatori capaci di tradurre le convinzioni cifrate della fede cristiana nel linguaggio del mondo secolarizzato, per renderle così efficaci in modo nuovo”.

Il dialogo tra fede e ragione è uno dei temi centrali nella visione di Benedetto XVI. E’ il grande tema filosofico-teologico che il Papa sviluppa in numerosi interventi, per riavvicinare la ragione e la libertà al cristianesimo.

Perché questo tema? Perché l’Europa ha perso la sua identità: non sa più chi è e quali sono le radici della sua grandezza. Solo ritrovando Gesù Cristo, l’Occidente cristiano può affrontare questo tempo di globalizzazione e di confronto fra popoli, culture e religioni, offrendo a tutti la sua risposta genuina e positiva.

Il 24 marzo 2007 il Papa ha commemorato i 50 anni della firma dei “Trattati di Roma”che nel 1957 hanno iniziato il cammino che ha portato all’Unione Europea; egli vedel’Europa non solo allontanarsi da Dio, ma da se stessa, dalla sua stessa identità”. Benedetto crede profondamente nell’Unione Europea e vorrebbe che tornasse ad essere “lievito per il mondo”. Ma questo avverrà solo se l’Europa mette a fondamento della sua identità quei “valori universali ed assoluti” nei quali crede sempre di meno: valori fissati in “una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano”. Dal rifiuto di questi principi universali e iscritti nel cuore di ogni uomo, che sono all’origine della grandezza dell’Europa, il Papa vede discendere, tra l’altro, le leggi che in molti paesi feriscono la dignità della vita e della famiglia.

La crisi dell’Europa è un tema spesso trattato da Ratzinger (13) ed è sostanzialmente una crisi di razionalità e di fede: la nostra civiltà viene da Cristo e dalla Bibbia, cioè dalla Rivelazione di Dio, dalla Parola di Dio, da Dio che si è fatto uomo. L’Europa è alla ricerca della verità, ma non crede di poterla raggiungere con la sola ragione, specie oggi in un tempo di globalizzazione, di multiculturalità e di “pensiero debole”: nasce così il relativismo, il nichilismo, la decadenza dei costumi e delle nostre società senza bambini, senza speranza. Abbiamo creato modi di vita che tolgono ai giovani la speranza del futuro, la voglia di vivere e di dare la vita.

In dialogo nel “cortile dei gentili”

Nei mesi scorsi, Benedetto XVI ha avviato due nuovi dicasteri della Santa Sede. Il 28 giugno 2010 ha annunciato la creazione del “Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, il cui scopo sarà quello di rispondere alla secolarizzazione nei paesi cristiani di antica data”. Il Papa ha detto che vi sono regioni del mondo “in cui il Vangelo ha messo da lungo tempo radici, dando luogo ad una vera tradizione cristiana, ma dove negli ultimi secoli – con dinamiche complesse – il processo di secolarizzazione ha prodotto una grave crisi del senso della fede cristiana e dell’appartenenza alla Chiesa”.

In questa prospettiva, ha annunciato: “Ho deciso di creare un nuovo ‘Pontificio Consiglio’, con il compito precipuo di promuovere una rinnovata evangelizzazione nei paesi dove è già risuonato il primo annuncio della fede e sono presenti Chiese di antica fondazione, ma che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione della società e una sorta di ‘eclissi del senso di Dio’, che costituiscono una sfida a trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo”. Mons. Rino Fisichella è stato chiamato dal Papa a dirigere il nuovo organismo.

In occasione degli auguri natalizi del 2009 che la curia romana gli presentava, Benedtto XVI ha detto fra l’altro: “Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di ‘Cortile dei gentili’ dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto”.

Queste parole hanno avuto un effetto immediato: il neonato “Pontificio Consiglio della Cultura”, presieduto da mons. Gianfranco Ravasi, ha dato il via al “Cortile dei gentili” (era il cortile più esterno del Tempio di Gerusalemme accessibile anche ai pagani), per aprire un dialogo serio e rispettoso tra credenti e agnostici o atei. L’evento inaugurale avverrà a Parigi nel marzo 2011 in contemporanea in più sedi: la Sorbona, l’Unesco e l’Académie Française, secondo prospettive diverse. Si stanno segnalando varie personalità interessate all’iniziativa.

L’ha voluto papa Ratzinger, col nome di “cortile dei gentili”. Lo inaugurerà il suo ministro della cultura, l’arcivescovo Gianfranco Ravasi. Sarà uno spazio di dialogo con i lontani da Dio e dalla Chiesa, primo atto di un più ampio progetto di nuova evangelizzazione dell’Europa. Si possono ricordare due precursori: la “Cattedra dei non credenti” del card. Carlo M. Martini , che ho sempre ritenuto l’iniziativa fra le più geniali e profetiche del suo episcopato a Milano; e la più recente “Lettera ai cercatori di Dio” che la CEI ha divulgato come sussidio per i non credenti.

Un dicastero vaticano dedicato a questo incontro e dialogo con gli “atei” e gli agnostici d’Europa c’è da augurarsi che abbia il successo meritato. Lo dico anche in base alla mia piccola esperienza, comune a tanti altri credenti. Spesso nel mio lavoro di missionario e giornalista ho incontrato persone atee dichiarate. Recentemente una famiglia di cari amici mi ha presentato una signora atea. Non crede, non va mai in chiesa, non so nemmeno se è battezzata. Ma è una donna di grande umanità, gentile e cordiale, generosa con tutti quelli che può aiutare in qualche modo. Incontrandola e sentendo parlare di lei da chi le vive vicino, mi sono chiesto: com’è possibile che una non credente abbia una vita così vicina al modello evangelico?

Solo Dio conosce i cuori e le vite di tutti noi. E’ vero che ci sono tanti tipi di ateismo, ma non raramente gli atei sono persone che hanno idee e orientamenti di vita sostanzialmente cristiani, anche si tengono lontani dalla Chiesa per diversi motivi. La differenza fra un paese cristiano da duemila anni e un altro dove la Chiesa sta nascendo è abissale ed è un fatto che in genere non si capisce, ma che i missionari da molti anni in paesi asiatici ripetono in base alla loro esperienza.

Il nuovo Pontificio Consiglio si propone di entrare in dialogo con gli “atei” che vivono rettamente e sinceramente cercano Dio, ragionando assieme di ciò che accomuna l’uomo e il suo destino eterno, cioè di Dio, di ciò che sarà dopo la morte e della necessità di vivere bene per poter poi incontrare il Padre di tutti gli uomini. Partendo da questi presupposti, si può pensare e augurare che porti buoni frutti.

III) L’Europa supera la crisi ritornando a Cristo

Dopo le prime due parti della catechesi, dedicate alla crisi dell’Europa e all’impegno a cui Papa Benedetto chiama tutta la Chiesa, di rievangelizzare i popoli europei, la terza parte risponde alla domanda: cosa possiamo fare noi, cristiani di base? Che contributo possiamo dare a questo grande progetto del Papa,di riportare l’Europa a Cristo, per salvarla dall’autodistruzione?

La Chiesa divisa dal “magistero parallelo”

Anzitutto dobbiamo renderci conto di quanto pesano, nel progetto di rievangelizzare l’Europa, le divisioni delle Chiese cristiane: Gesù ha fondato un’unica Chiesa e noi cristiani ci presentiamo al mondo moderno in una quantità di Chiese cristiane divise fra di loro! L’interesse di Benedetto XVI per l’incontro e il dialogo con ortodossi e protestanti è documentato da tanti gesti e iniziative, con buoni risultati per quanto riguarda le Chiese dell’Oriente cristiano. Purtroppo, non poche Chiese protestanti si allontanano sempre più dalla Parola di Cristo e dalla Tradizione cristiana.

Ma la Chiesa cattolica stessa soffre profonde divisioni nel suo interno, per un certo “magistero parallelo” recentemente denunziato in modo franco e vivace dall’arcivescovo di Trieste, mons. Gianpaolo Crepaldi. Un testo coraggioso e non abituale nel mondo cattolico, che credo valga la pena di riportare integralmente. Parlando dei “molteplici tentativi per sradicare il cristianesimo nelle società un tempo cristiane”, mons. Crepaldi scrive14:

A questi attacchi fanno tristemente eco quanti non ascoltano il Papa, anche tra ecclesiastici, professori di teologia nei seminari, sacerdoti e laici; quanti mettono la sordina ai suoi insegnamenti, non leggono i documenti del suo magistero, scrivono e parlano sostenendo esattamente il contrario di quanto egli dice, danno vita ad iniziative pastorali e culturali, per esempio sul terreno delle bioetica oppure del dialogo ecumenico, in aperta divergenza con quanto egli insegna. Il fenomeno è molto grave in quanto anche molto diffuso.
“Benedetto XVI – continua mons. Crepaldi – ha dato degli insegnamenti sul Vaticano II che moltissimi cattolici apertamente contrastano, promuovendo forme di controinformazione e di sistematico magistero parallelo guidati da molti “antipapi”; ha dato degli insegnamenti sui “valori non negoziabili” che moltissimi cattolici minimizzano o reinterpretano e questo avviene anche da parte di teologi e commentatori di fama ospitati sulla stampa cattolica oltre che in quella laica…ha dato degli insegnamenti sulla dittatura del relativismo ma moltissimi antepongono la democrazia o la Costituzione al Vangelo. Per molti la Dominus Iesus, la Nota sui cattolici in politica del 2002, il discorso di Regensburg del 2006, la Caritas in veritate è come se non fossero mai state scritte.
“La situazione è grave, perché questa divaricazione tra i fedeli che ascoltano il Papa e quelli che non lo ascoltano si diffonde ovunque, fino ai settimanali diocesani e agli Istituti di scienze religiose e anima due pastorali molto diverse tra loro, che non si comprendono ormai quasi più, come se fossero espressione di due Chiese diverse e procurando incertezza e smarrimento in molti fedeli”.


Il primo imperativo è di ritrovare l’unità della Chiesa in Cristo e sotto l‘autorità del Papa e dei vescovi uniti a lui. La Chiesa cattolica oggi è lacerata in troppe chiesuole e sette, con tanti profeti che predicano un Vangelo diverso da quello proclamato da Pietro. Noi lo sappiamo: chi si allontana da Pietro si allontana anche da Cristo. Oltre che verità di fede, questo è un fatto dimostrato mille volte dalla storia dei duemila anni di cristianesimo.

Noi tutti dobbiamo condividere le preoccupazioni di Papa Benedetto circa la fede che sta svanendo fra i popoli fra i popoli d’Europa. Non con angoscia e pessimismo,

ma con la serena fiducia che la storia dell’uomo e della Chiesa la guida il Padre che sta nei cieli, in modo forse diverso da come vorremmo noi, ma secondo la sua volontà, che sicuramente è benefica anche per l’uomo in genere e per noi. Quelli che volevano distruggere la Chiesa sono morti tutti, la Chiesa continua da duemila anni e continuerà fino alla fine dei secoli. Mai essere pessimisti!

Il problema però è un altro.Gesù ha detto che sarà con noi fino alla fine dei secoli e che le potenze degli inferi non prevarranno. Ma non ha detto se la fede continuerà a illuminare e confortare i popoli cristiani in Europa oppure splenderà in altrove, presso altri popoli e altre culture! E noi, come italiani ed europei, vogliamo salvare il nostro popolo che senza la fede si autodistrugge. Ecco perché dobbiamo chiederci come dare il nostro contributo per la rievangelizzazione dell’Europa.

Lo stile e il programma di Benedetto XVI

Papa Benedetto sta rinnovando la Chiesa partendo dalla Curia romana. Lo stile del nostro Papa è molto diverso da quello dei suo predecessore. Ambedue grandi e provvidenziali nel loro tempo, ambedue con personalità e stili diversi. Lo Spirito Santo ci manda il Papa adatto per ogni tempo. Basti pensare alla notevole differenza di stile fra Pio XII e Giovanni XXIII, pur nella perfetta unità dei contenuti!

Giovanni Paolo è diventato Papa a 58 anni, non aveva esperienza di Curia romana ed stato un Papa che anche fisicamente non si è mai risparmiato, perché, come diceva lui stesso, “ho scelto di viaggiare fino agli estremi confini della terra

per manifestare la sollecitudine missionaria e avere il contatto personale con i popoli che ignorano Cristo”15.

Benedetto è diventato Papa a 78 anni, più anziano di vent’anni! Deve risparmiare le forze. Ha ridotto gli impegni pubblici, si dedica allo studio e alla scrittura, scrive personalmente a mano in tedesco tutti i suoi discorsi e documenti, mentre Giovanni Paolo II si faceva aiutare molto da altri.

Giovanni Paolo era carismatico e comunicativo con le folle, che applaudivano il gesto e la frase ad effetto; i contenuti dei suoi discorsi, spesso difficili, filosofici, passavano in secondo piano.

Benedetto ha uno stile più sobrio, non ha il carisma del trascinatore di folle, non ama i gesti ad effetto.Anche le vacanze di Benedetto sono diverse: non scala le montagne, non fa lunghe discese in sci o camminate per i rifugi alpini. In estate porta con sé valigie di libri e desidera avere un pianoforte per distrarsi suonando Mozart.I suoi libri sono però venduti in grande numero.Il “Gesù di Nazareth” ha venduto un milione e mezzo di copie in pochi mesi e costa 20 Euro.

Il linguaggio di Papa Benedetto è limpido, semplice, facilmente comprensibile.E’ un vero professore che insegna, che spiega e vuol farsi capire da tutti. Si dice che è il primo Papa teologo, ma è un teologo che sa parlare anche al popolo.In varie parrocchie romane si è fermato per spiegare il catechismo ai piccoli della prima Comunione e rispondere alle loro domande. Usa un linguaggio molto concreto ed elementare: è un uomo profondo ma semplice, che può parlare nelle università ai filosofi e teologi, ma anche ai bambini e alle buone pecorelle del gregge di Cristo.

Papa Benedetto ha orientato il suo pontificato, e di conseguenza anche la Curia romana, verso mete precise. Ecco i suoi orientamenti:

1) Verso la semplicità nelle strutture della Chiesa, specie nella Curia romana. Alla congregazione dei santi ha detto solo: “Osservate le regole”; e nel primo discorso alla Curia (21 maggio 2005) ha raccomandato l’amore a Cristo e alla Chiesa e ha aggiunto: “Noi non lavoriamo per difendere un potere, non abbiamo un potere mondano, secolare. Non lavoriamo per il prestigio, non lavoriamo per far crescere una ditta o qualcosa di simile. Noi lavoriamo realmente perché le strade del mondo siano aperte a Cristo. E tutto il nostro lavoro alla fine serve proprio perchè il suo Vangelo possa arrivare nel mondo”.

2) Verso l’essenza del messaggio da trasmettere e dello stile di vita: ad esempio ha molto diminuito i suoi documenti, le udienze e le celebrazioni pontificie, i viaggi sono pochi e molto brevi: al Congresso eucaristico di Bari è andato al mattino per la Messa, poi è subito ripartito. Anche in Brasile è rimasto poco. E’ un Papa che si dedica agli studi dei problemi e scrive tutti i suoi interventi.

3) Verso il decentramento dei poteri e il coinvolgimento dei vescovi.Ad esempio, le beatificazioni le faranno i vescovi non più il Papa. Ha internazionalizzato ancor più la Curia romana. La riforma della Curia va avanti, adagio ma continua.

Ha nominato il card. Bertone segretario di stato, che non viene dalla diplomazia e dal rapporto con gli stati, ma dall’episcopato a Vercelli ed a Genova. Il segretario di stato, più che della diplomazia deve interessarsi dei grandi piani di riforma e di rianimazione della Chiesa e dell’ecumenismo.

4) Verso la collegialità nel governo della Chiesa. Incontra e consulta i vescovi, si interessa soprattutto della pastorale e dell’unità delle Chiese locali. Questo significa anche maggior lavoro per la Curia Romana e il collegio cardinalizioche debbono lavorare di più e in maggiore coordinamento con il Pontefice. Una scelta di “stile” ma anche di sostanza.

5) Verso il dialogo ecumenico e con la cultura moderna, soprattutto al dialogo tra fede e ragione; e poi il dialogo interculturale e con le altre grandi religioni, con le quali collaborazione concreta per servire l’uomo, i poveri, la giustizia e la democrazia. Il dialogo inter-religioso come lo concepivano il Concilio Vaticano II e Paolo VI è quasi abbandonato, anche perché i rappresentanti delle grandi religioni non gradiscono o rifiutano di confrontarsi sui temi strettamente religiosi, che interpretano come il tentativo di convertirli al cristianesimo.

La più grande persecuzione viene dal peccato nella Chiesa”

L’11 aprile 2010, in volo verso il Portogallo, un giornalista chiede a Benedetto XVI quali sono oggi le novità del messaggio di Fatima e il Papa risponde: “Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Lo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e quindi la Chiesa deve reimparare la penitenza, accettare la purificazione… In una parola, dobbiamo reimparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza”.

Un mese e mezzo dopo, il 29 giugno scorso, nella Basilica vaticana, Papa Benedetto, consegnando a 38 arcivescovi il pallio, ritorna sul tema e dice che per la Chiesa “c’è un pericolo più grave delle persecuzioni… Il danno maggiore infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e la sua capacità di profezia, appannando la bellezza del suo volto”.

Il Papa insiste nel mettere l’accento sulle “incoerenze e le infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa”; e specifica quali sono questi “pericoli”: “atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro”.

Papa Benedetto non è pessimista perché, citando San Paolo (Lettera a Timoteo, 3, 9) è rassicurante: “Gli uomini che operano il male non andranno molto lontano, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti”. Però ad essere sinceri, queste parole sconvolgono il nostro modo di pensare e di sentirci tranquilli: il male della Chiesa non viene dall’esterno, ma dall’interno della Chiesa stessa. Cioè viene da noi, da ciascuno di noi, dalle nostre famiglie e comunità religiose, parrocchiali, diocesane. Proprio il contrario di quanto pensiamo e diciamo spesso, parlando dei mali del nostro tempo. I colpevoli sono sempre gli altri: gli atei, gli anticlericali, i politici, gli intellettuali, i giornalisti e via dicendo.

Nel discorso al Convegno della Chiesa italiana a Verona (19 ottobre 2006), il Papa ha detto che il cristiano non può essere “l’uomo del no”, anzi è chiamato ad annunziare “il grande sì che Dio ha detto al mondo in Gesù Cristo”. Il cristianesimo è “la religione della buona novella, non delle proibizioni e delle condanne”. Quindi l’impegno dei cristiani oggi è di “rendere visibile il grande sì della fede” e testimoniare nella vita la bellezza della “buona novella”, vissuta nella “gioia della fede”.

Il 18 giugno 2009, alla vigilia dell’Anno Sacerdotale, Benedetto XVI pubblica una “Lettera ai sacerdoti” nella quale si legge: “Nel Cuore di Gesù è espresso il nucleo essenziale del cristianesimo; in Cristo ci è stata rivelata e donata tutta la novità rivoluzionaria del Vangelo: l’Amore che ci salva e ci fa vivere già nell’eternità di Dio….Il suo Cuore divino chiama allora il nostro cuore; ci invita ad uscire da noi stessi, ad abbandonare le nostre sicurezze umane per fidarci di Lui e, seguendo il suo esempio, a fare di noi stessi un dono di amore senza riserve”

Portate a tutti il dono della fede”

La prima enciclica “Deus Caritas est”16 è un testo breve ma essenziale, un grido appassionato col quale il Papa presenta l’amore di Dio e il suo essere innamorato di Dio e di Cristo e dice al mondo la gioia che lui stesso prova nella fede. Un’enciclica che esprime la dimensione misterica e mistica del pensiero del Papa; un’enciclica molto elogiata ma poco discussa, per il suo carattere spirituale che non si presta a dibattiti teologici; un’enciclica volta a suscitare l’amore per Dio per rispondere all’amore che Dio ha per tutti noi.

All’inizio cita San Giovanni offrendo una formula sintetica dell’esistenza cristiana: “Noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto”. E poi continua: “L’amore di Dio per noi è questione fondamentale per la vita e pone domande decisive su chi è Dio e su chi siamo noi”. All’inizio del suo pontificato presenta l’amore di Dio per l’uomo e spiega che l’uomo deve amare Dio per corrispondere al suo amore. “In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta e perfino il dovere dell’odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto”. Perché l’amore di Dio suscita amore e cambia in meglio la vita dell’uomo.

La verità del cristianesimo è questa, come appare chiaro nelle giovani Chiese fra i non cristiani. Da mezzo secolo, come missionario del Pime e giornalista, le visito e penso di poter dire che là ho incontrato tante comunità cristiane animate da un forte entusiasmo e gioia nella fede, che spesso diventano missionarie. Quei cristiani sono molto meno istruiti e più poveri di noi, ma per loro il passaggio dal paganesimo al cristianesimo rappresenta una rivoluzione benefica, che influenza tutta la vita personale e comunitaria e li spinge a comunicare ad altri il dono della fede ricevuto da Dio. Certamente quei fratelli nella fede sono anch’essi uomini peccatori, per di più con sulle spalle una pesante eredità di cultura, mentalità, costumi e tradizioni del loro passato pagano. Però spesso, viaggiando nelle giovani Chiese, mi capita di riflettere e dire a me stesso: “Piero, tu stai vivendo la nascita della Chiesa come negli Atti degli Apostoli”.

Nel nostro Occidente noi, cristiani d’antica data, colti, ricchi, democratici, evoluti, abbiamo perso l’entusiasmo della fede.

Nella Messa del 18 aprile 2005 “pro eligendo summo Pontifice” il card. Ratzinger, commentando la parola di Gesù: “Vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Giov 15, 16), afferma: “ Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine, di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. In verità, l’amore, l’amicizia di Dio ci è stata data perché arrivi anche agli altri. Abbiamo ricevuto al fede per donarla ad altri. E che il nostro frutto rimanga”.

E continua con parole che toccano il cuore: “Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no, anche gli edifici non rimangono, i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa che rimane in eterno è l’anima umana. Il frutto che rimane è perciò quello che abbiamo seminato nelle anime umane: l’amore, la conoscenza, il gesto capace di toccare il cuore, la parola che apre il cuore alla gioia del Signore. Allora, andiamo e preghiamo il Signore perché ci aiuti a portare un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

In questi giorni di vacanza il Signore e la Madonna ci aiutino a riflettere come possiamo, nella nostra piccola vita, essere solidali con Papa Benedetto. Con la preghiera, d’accordo. Ma anche chiedendoci: io cosa faccio per seminare il bene nelle anime dei fratelli e sorelle? Ai miei familiari ed a quanti mi conoscono dò esempi di preghiera, di fede e di vita evangelica oppure è vero il contrario? Quali mortificazioni e penitenze faccio per realizzare il voto del Papa quando dice che “la Chiesa deve reimparare la penitenza, accettare la purificazione”?

1 Giovanni Paolo II, “Redemptor Hominis”, 4 marzo 1979, n. 15.

2 J. Ratzinger, “Fede, verità, tolleranza”, Cantagalli, Siena 2003, pagg. 87 e 75.

3 Quando a Trebisonda in Turchia venne ucciso don Andrea Santoro (6 febbraio 2006), un editorialista del massimo quotidiano italiano ha commentato: “Quel bravo sacerdote romano cosa è andato a fare fra un popolo che non lo voleva e si sentiva offeso dalla sua stessa presenza?”.

4 Marcello Pera – Josef Ratzinger, “Senza radici – Europa, relativismo, cristianesimo, islam”, Mondadori 2004.

5 Joseph Ratzinger, con Vittorio Messori “Rapporto sulla Fede”, San Paolo 2005 (la prima edizione è del 1985).

6 Joseph Ratzinger, “L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture – Introduzione di Marcello Pera”, Cantagalli, maggio 2005.

7

8 Paul Knitter, “No other Name?”, Orbis Book, New York 1988, “Nessun altro nome?”, Queriniana, Brescia. 1991.

9 The Myth of Religious Superiority(Il mito della superiorità religiosa, Orbis Books);Without Buddha I Could Not Be A Christian (Senza Buddha non posso essere cristiano, 2009).

10 Jacob Kavunkal è un teologo membro della Società del Divin Verbo (SVD), impegnato sul tema della teologia della liberazione. L’articolo citato (“Ring in the Divine Reign”) è nella rivista teologica indiana “Vidyajyoti” 1988, pagg. 574-582.

11 C. Ruini, “Teologia e cultura: terre di confine”, lezione tenuta l’11 maggio 2007 a Torino, alla Fiera Internazionale del Libro.

12 Si veda “Il cristianesimo – La religione vera”, nel volume di Joseph Ratzinger “Il cristianesimo e le religioni del mondo – Fede, Verità e Tollerenza”, Cantagalli 2003, alle pagg. 170-192.

13 Vedi la conferenza del card. Ratzinger nel monastero di San Benedetto a Subiaco su “L’Europa nella crisi delle +culture” il 1° aprile 2005, 24 ore prima che morisse Giovanni Paolo II

14 G. Crepaldi, “Gli antipapi e i pericoli del magistero parallelo”, Agenzia Zenit, marzo 2010.

15 Giovanni Paolo II, “Redemptoris Missio”, n. 1.

16 Pubblicata il 25 dicembre 2005, solo sette mesi dopo l’elezione a Sommo Pontefice.

Padre Gheddo su Radio Maria (2010)

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