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Un anno fa gli “Amici di Lazzaro” a Torino mi hanno offerto di fare gratuitamente un mio sito internet, con notizie sulla mia vita e soprattutto testi di articoli, conferenze, libri. All’inizio non mi pareva un’iniziativa opportuna e ho pensato di non accettare, anche perchè non avevo esperienza di “siti internet”. Ma poi, parlando con amici e riflettendo, ho accettato (www.gheddopiero.it). Oggi ringrazio il Signore di avermi illuminato e gli “Amici di Lazzaro” di continuare a prestarsi per aggiornare il sito: lo fanno con retta intenzione, come servizio all’evangelizzazione e all’animazione missionaria. Perché sono contento di avere un sito personale?

Anzitutto questo strumento ha moltiplicato le persone che vengono in contatto con la “missione alle genti”. Il sito non è ancora completo, ma allo stato attuale ha superato i 20.000 visitatori al mese, ai quali spero giunga una parola di speranza in un mondo migliore, che può nascere solo dalla fede e dall’amore a Cristo. Lo Spirito Santo usa tutti i fattori umani e lo ringrazio se si serve anche della mia modesta persona e dei miei scritti. I superiori del Pime, invece di mandarmi in India nel 1953 (quando sono diventato sacerdote) mi hanno trattenuto provvisoriamente in Italia per le riviste. Poi. a poco a poco, il “provvisorio” è diventato definitivo e anch’io ho capito: la mia missione è questa.

Secondo motivo: molte persone, mai conosciute, leggendo il sito si incuriosiscono dei missionari e chiedono spiegazioni, conferenze, libri, ecc. Quando alla sera tengo una conferenza in parrocchie o centri culturali ho una media di 50-100-200 ascoltatori. Mi consola il fatto che quel che dico e quel che scrivo è a disposizione di tanti altri amici che telefonano, vengono a trovarmi, mi scrivono anche attraverso la mia email (che trovate nei Contatti del sito – ndr).

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Il terzo motivo è questo. Sono costretto, per completare il sito, a ricercare nel mio passato molte notizie, testi, libri e viaggi, che non ricordavo più. Man mano che il sito cresce, ringrazio il buon Dio delle molte occasioni che mi ha dato di impegnarmi in opere di bene. Questo mi impedisce di “andare in pensione”, mi impegna a corrispondere sempre meglio alla grazia della vocazione sacerdotale e missionaria, buttandomi con generosità in tutte le occasioni che ancora mi capitano, senza pensare agli acciacchi dell’età (sono nato nel 1929) e alla fatica che tutto mi costa. Per me, avere un sito personale, è uno stimolo a “rimanere in missione fino alla morte”, com’è nella tradizione del mio Pime.

Rimane il problema: avere un sito personale non significa mettere in risalto la mia persona? Quando scrivevo la biografia del servo di Dio Marcello Candia (1916-1983) venni a conoscenza del forte contrasto fra Marcello e san Giovanni Calabria (1878-1954), fondatore a Verona dei Servi della Divina Provvidenza; il quale dirigeva l’UMMI (Unione Medico Missionaria Italiana) fondata nel 1936 dal padre Deodato Desenzani, missionario e medico del Pime in India. Nel dopoguerra Candia fonda all’Università di Milano la “Scuola di Medicina per i Missionari”, un dispensario medico per i poveri, la raccolta di medicinali per i missionari. Col suo dinamismo e la sua simpatia umana, attira nomi prestigiosi della medicina: Emilio Trabucchi, Spartaco Roversi, Carlo Sirtori e ottiene da don Calabria di fondare a Milano una sede dell’Ummi.

Ma i due “santi” avevano idee diverse. Calabria voleva rimanere nascosto e citava a Marcello le parole di Gesù: “Non sappia la tua destra quel che fa la tua sinistra”, proibendogli di pubblicare articoli sull’Ummi. L’industriale Candia rispondeva con altre parole di Cristo: “Voi siete come una città posta sul monte. Vedano gli uomini le vostre opere buone e diano gloria al Padre che è nei cieli”. La cosa arriva fino al card. Schuster e Candia va avanti inventando una sigla nuova: non più Ummi, ma Alam (Associazione Laici in Aiuto alle Missioni).

Piero Gheddo

giugno 2007

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